27/03/2006, 00.00
PAPUA NUOVA GUINEA - INDONESIA
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Vescovo della Papua Nuova Guinea: "nel West Papua arrivano estremisti islamici"

Secondo il vescovo Giles Cote i terroristi entrano nella parte indonesiana dell'isola con il consenso di parte dell'esercito di Jakarta per combattere contro il "Movimento per la Papua libera".

Canberra (AsiaNews/Agenzie) - Gruppi di estremisti islamici entrano nel territorio del West Papua per istallare loro basi ed hanno il sostegno  ed a volte armi dell'esercito indonesiano. Lo denuncia, secondo quanto riportato dal quotidiano australiano "The Australian", Giles Cote, vescovo in una diocesi della Papua Nuova Guinea al confine con il West Papua, la parte indonesiana dell'isola. Gli estremisti, sostiene il vescovo, combattono i sostenitori del "Movimento per la Papua libera" (Opm).

"Le informazioni in nostro possesso – ha dichiarato il vescovo - indicano che i militanti della jihad sono nel West Papua per fare il lavoro sporco della polizia e dei militari". Secondo Cote gli estremisti arrivano dall'isola di Mindanao nel sud delle Filippine e dalle Sulawesi ed altre isole del nord dell'Indonesia. Il vescovo Cote si è detto inoltre preoccupato per la decisione di Jakarta di trasferire diverse migliaia di soldati nella Papua da Aceh, dove Jakarta lo scorso anno ha risolto una annosa ribellione separatista.

Nick Chesterfield, un organizzatore australiano della campagna per la libertà del West Papua, ha dichiarato che i commenti del vescovo Cote sono in linea con le dichiarazioni dell'Opm, la quale sostiene che estremisti musulmani sono stati armati dall'esercito indonesiano per formare milizie e combattere il movimento per l'indipendenza. Ha poi confermato che alla fine dello scorso anno truppe indonesiane sono state aerotrasportate dal distretto di Lhoksamawe ad Aceh alle città nel West Papua di Enarotoli, Nabire e Manokwari.

Il vescovo ha toccato anche il problema dei profughi: nella Papua Nuova Guinea la Chiesa cattolica assiste 6000 profughi del West Papua che vivono in 17 campi. "Sono preoccupato che presto arriverà un'altra ondata di profughi che attraverseranno il confine in cerca di protezione", ha dichiarato. "Queste persone sono spaventate e non vogliono tornare nelle loro case. Temono di essere incarcerate, o pene peggiori. Anche le nostre informazioni confermano che per loro non è sicuro un eventuale rimpatrio".

Jakarta, già risentita per la decisione di Canberra di inoltrare visti temporanei di protezione a 42 dei 43 cittadini del West Papua che si sono imbarcati a gennaio per Capo York, penisola a nord dell'Australia, respinge le accuse del vescovo Cote: "Non è vero che ci sono militanti religiosi sostenuti dal Tni (esercito indonesiano) nella Papua", ha dichiarato Dino Kusnadi, un portavoce dell'ambasciata indonesiana a Canberra.

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