08/09/2016, 15.36
INDIA
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Vescovo di Vasai: Madre Teresa, la “santa dei bassifondi” che ha messo al centro i poveri

di mons. Felix Machado*

Mons. Felix Machado afferma che prima della canonizzazione, tutti già veneravano Madre Teresa come santa. Lo spreco di tempo rimuginando sul passato, senza pensare cosa si può fare del presente. Il perdono delle offese, che rimangono a tormentarci solo perché “tu le mantieni vive”. Le persone tristi e depresse, quelle “troppo concentrate su se stesse ed egoisti nelle loro vite”.

Mumbai (AsiaNews) – Ancora prima della canonizzazione, avvenuta il 4 settembre, Madre Teresa veniva già acclamata la “santa dei bassifondi”. Questo perché, spiega ad AsiaNews mons. Felix Machado, arcivescovo di Vasai (nel Maharashtra), ella ha messo al centro della sua vita i poveri, gli emarginati, i bisognosi. Come ha fatto Gesù Cristo, che si è incarnato per salvare l’uomo, la Madre ha speso la sua esistenza “per alleviare le sofferenze degli oppressi”.

A questo punto, sostiene l’arcivescovo, è inutile sprecare la nostra vita “rimuginando o rimpiangendo il passato o sognando il futuro ad occhi aperti. Né il passato né il futuro sono nelle nostre mani”. Piuttosto, ora è il momento di agire. Ora, e non dopo, perché “il singolo momento è tutto ciò che ci serve, niente di più!”. Di seguito il messaggio di mons. Machado (traduzione a cura di AsiaNews).

Il 4 settembre 2016 papa Francesco canonizzerà [1] Madre Teresa e la dichiarerà santa. Ella in tutto il mondo era già acclamata in modo spontaneo dalle persone comuni, che la chiamavano la “Santa dei bassifondi”. Lei letteralmente andava a ricercare nei bassifondi (dove la gente butta la spazzatura) coloro che stavano per esalare l’ultimo respiro. Lei sapeva che non poteva fare molto per queste persone, ma diceva a se stessa: “Almeno lasciateli morire con dignità come angeli!”.

Lo scorso anno, durante una mia visita a Varanasi, ho trascorso un pomeriggio sulla rive del fiume Gange. Lì le Missionarie della Carità (l’ordine religioso fondato da Madre Teresa) hanno una grande casa per i fedeli indù che si recano a morire [sulle sue rive]. Spesso gli anziani e i moribondi vengono abbandonati dai figli, in modo che quando giunge l’ora della loro morte essi possano morire sul posto e diventare tutt’uno con le acque sacre del Gange. Le suore di Madre Teresa raccolgono questi anziani e moribondi indifesi, li portano nella “casa” e si prendono cura di loro (400 persone per volta) in modo amorevole fino a che muoiono. Una volta deceduti, le suore portano il corpo del defunto da un sacerdote indù che pratica il rituale funebre, secondo il loro espresso desiderio.

Che cosa ci insegna Madre Teresa? Lei ha vissuto la sua vocazione religiosa in modo serio. Questo ci fa capire che non tutti possiamo diventare religiosi consacrati. Ma tutti possiamo imparare da Madre Teresa a fare “qualcosa di meraviglioso per Dio”. Anche se ha iniziato da sola il suo servizio altruistico per alleviare le sofferenze dei poveri e gli oppressi, la Madre era sempre aperta a ricevere supporto da chiunque volesse unirsi a lei; e lo hanno fatto in molti, sia credenti che non.

Lei ha guadagnato la fiducia di così tante persone di tutte le fedi, casta e religione, che la aiutavano sia con donazioni che prestando servizio, a raggiungere i più poveri tra i poveri. Tra questi anche Sr Nirmala Joshi, che si è unita a lei e poi è persino diventata la sua successora alla guida dell’ordine da lei fondato. Sr Nirmala era nata in una famiglia indù ortodossa e amava la sua educazione. Senza mai rinnegare il suo bellissimo passato, ella ha scoperto che il passato era una buona preparazione per quello che le riservava il futuro. Con amore e benevolenza, ha accolto la fede della Chiesa e ha vissuto un’esemplare vita cristiana.

Su Madre Teresa sono state scritte molte cose interessanti. Io l’ho conosciuta di persona e ho ascoltato il suo messaggio, dato in particolare dai gesti, dal silenzio, dall’esempio. Lei diceva di continuo: “Sii felice in questo momento, è ciò che basta! Il singolo momento è tutto ciò che ci serve, niente di più!”. Non ho mai smesso di riflettere su questo semplice messaggio. Quanto è vero che molti di noi vivono rimuginando o rimpiangendo il passato o sognando il futuro ad occhi aperti. Né il passato né il futuro sono nelle nostre mani. Il passato è andato e il futuro non è ancora venuto. La tradizione mistica cristiana ci insegna che il “kairos” [ora] è il momento giusto per vivere. Perché spesso rimaniamo bloccati nel passato?

Per esempio alcuni che non vogliono perdonare le offese, seppur gravi, e rimangono attaccati ad esse; e magari è successo molto tempo fa. Ovviamente questo attaccamento al passato li paralizza e gli impedisce di vivere il presente. Altri invece sognano solo ciò che non hanno qui, in questo momento. Sognare ciò che non possediamo adesso è una cosa positiva se poi ci si impegna a fare in modo che il sogno diventi realtà. Altrimenti, sognare il futuro come mero desiderio paralizza e impedisce allo stesso modo di vivere il momento attuale.

Un religioso devoto fa in modo che il presente sia la cosa migliore ed è per questo che l’intera vita di questa persona – passato, presente e futuro – diventa gioia del paradiso sulla terra. Per esempio, se io in un certo momento sto pregando, la cosa migliore da fare e pensare è nient’altro che pregare. Io sto di certo sprecando la mia vita preziosa quando riporto la mente alla nostalgia del passato, non per apprendere o per avere ispirazione dal passato, ma per distrarmi o covare e piangere le offese. Oppure la persona che mangia, ma lo fa di fretta perché nel frattempo la sua mente è impegnata a pensare a quello che verrà dopo, quella persona perde la gioia del mangiare. Lei o lui perde persino la vita dal punto di vista biologico, nel senso che invece di mangiare (masticare), assaporare e gioire dell’atto del mangiare, la persona potrebbe soffrire di indigestione o malnutrizione!

La saggezza di Madre Teresa è provata e noi possiamo sperimentare la gioia nella nostra vita se seguiamo il suo consiglio. “Adesso è l’unico tempo che avrai, è il tempo migliore da vivere; se pensi al male passato, non ti accorgerai delle persone sorridere intorno a te e non noterai le gocce di pioggia picchiettare nella pozzanghera. Pensa al tuo male trascorso: l’unico motivo per cui il male passato è ancora vivo è perché tu continui a tenere vive quelle immagini pensando costantemente ad esso”.

Madre Teresa diceva: “Quello che impieghi anni a costruire, potrebbe essere distrutto in una notte. Costruiscilo comunque”. Quante volte non vogliamo mettere mano a ciò che ci sembra difficile o quasi impossibile? Ma è proprio perché è impossibile che vale la pena metterci mano, se vogliamo davvero essere felici nella nostra vita. Dio ci ha dato la vita in modo che possiamo viverla al massimo e non c’è vita al massimo a meno che non ci avventuriamo in aree della vita impossibili e difficili.

Prendiamo per esempio la gioia di un concerto di musica: non è all’ultima nota musicale che il pubblico esplode in un applauso tonante! Sappiamo bene che la gioia è in ogni nota musicale suonata o cantata; persino il silenzio delle pause tra gli strumenti musicali e le voci dei cantanti ci procura gioia. Il divertimento di un viaggio non è solo alla fine, quando raggiungiamo la destinazione; è in ogni passo che camminiamo, la distanza che percorriamo volando o in moto o da fermi, nei momenti in cui ci arrestiamo durante il viaggio. La gioia di una celebrazione festosa non è solo quando si svolge la manifestazione stessa per qualche ora (come nel giorno del matrimonio), ma ancora di più nei momenti meticolosi, dettagliati e noiosi spesi nei preparativi del futuro evento.

“Bisogna agire in modo gentile per assistere il caduto”: così disse Madre Teresa e così ha vissuto come “madre” per tanti figli di Dio indigenti e bisognosi. Le persone infelici, tristi e depresse sono presso proprio coloro che sono troppo concentrate su se stesse ed egoisti nelle loro vite. Se uno è ossessionato solo dalla propria felicità, quando pensa solo a se stesso cade nella disperazione e la vita gli sembra noiosa e poco interessante. Al contrario, quando un altro dimentica se stesso e aiuta il caduto, lo assiste in qualunque cosa, anche la più piccola, raccoglie frutti di gioia e soddisfazione più ricchi e duraturi.

Vivendo nelle baracche di Calcutta, Madre Teresa ha criticato con forza i ricchi talmente benestanti da indurre ribrezzo, anche in Europa e America. Sembra che i poveri vivano in una “città della gioia”, dato che lei avvertiva che i ricchi costruivano muri intorno ad essi, e poi si chiudevano dentro a piangere sulle proprie azioni. Perciò è arrivata alla conclusione che “la solitudine è la lebbra del mondo moderno”.

Quando vogliono questo tipo di vita solitaria, le persone iniziano a limitare il numero delle loro famiglie – marito, moglie, uno o due figli. Questo tipo di famiglia chiusa in se stessa, anche se è immersa nel benessere ed è avvolta in ricchezza e agi, alla fine sperimenta la vita di un lebbroso, che nessuno davvero vuole. Invece di servire il disperato bisogno di qualche persona povera o di una famiglia che li circonda, essi hanno scelto la solitudine e poi piangono per il resto della loro vita. Madre Teresa avrebbe proposto: “Che ne dici di aiutare una persona alla volta? Allora inizia con il bisognoso vicino a te, senza preoccuparti del numero; in questo modo farai di sicuro tanto per migliorare la nostra società e così vivrai una vita gioiosa e appagata”.

Madre Teresa metteva prima di se stessa l’interesse per i bisogni della persona. Chiaramente questo proveniva dalla sua profonda fede in Dio che alla fine si è rivelato in maniera completa e definitiva in Gesù Cristo, Salvatore e Signore di tutto. Perché il Figlio di Dio incarnato si è fatto come noi, e ha identificato se stesso soprattutto con il povero e il bisognoso.

Forse avrete sentito che, al termine della preghiera e della messa, Madre Teresa andava a chiedere l’elemosina per nutrire i poveri e i bisognosi a cui lei aveva dato rifugio. Una volta un venditore arrabbiato sputò il suo “paan” [foglie di betel miste a spezie e tabacco, masticato per profumare l’alito e con effetti narcotizzanti, ndr] nelle sue mani imploranti e le urlò contro. Madre Teresa lo guardò sorridendo e disse: “Signore, questo era per me. Per favore, ora mi dia qualcosa per i miei bambini poveri e bisognosi!”. In seguito quell’uomo si è convertito e ha trascorso la sua vita aiutando Madre Teresa.

Il nome ufficiale della “Santa dei bassifondi” sarà santa Teresa di Calcutta. Ma nel cuore di milioni di persone lei rimarrà sempre “Madre Teresa”. Nella nostra diocesi di Vasai – Virar ovest (non molto lontano dalla stazione ferroviaria suburbana di Virar) abbiamo una chiesa dedicata alla beata Madre Teresa. La parrocchia ha organizzato una novena, per nove giorni prima della festa, che è sarà il 4 settembre 2016. Io celebrerò una messa solenne, insieme ad altri sacerdoti, alle 5 del pomeriggio, che coinciderà con la cerimonia di canonizzazione a Roma.

A quel punto il nome della parrocchia – da Beata Madre Teresa – diventerà chiesa di Santa Madre Teresa! Per favore, venite numerosi a lodare e glorificare Dio onorando i poveri, i dimenticati, gli indigenti, gli emarginati, gli sfruttati, gli oppressi, chi non ha voce - i nostri cari fratelli e sorelle, per i quali Madre Teresa ha speso la sua vita e altrettanto continuano a fare le sue sorelle! Questi abbandonati sono i figli prediletti di Dio! Gesù Cristo, Figlio del Padre, si è identificato in loro (Matteo 25: 31-46). Questi – ha detto Gesù – vi precederanno nel Regno di Dio! Santa Madre Teresa continuerà a ricordarci questa importante verità. Santa Teresa di Calcutta, nostra cara Madre Teresa, prega per noi!

*arcivescovo di Vasai

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

[1] Il messaggio è stato diffuso giorni prima della canonizzazione.

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