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  • » 30/04/2015, 00.00

    FILIPPINE – INDONESIA

    Vescovo filippino: Preghiamo e speriamo che Mary Jane venga liberata presto



    Il presidente della Commissione per la cura dei migranti ad AsiaNews: “E’ un ostaggio, vittima di un traffico di esseri umani più grande di lei. Pensiamo che sopra la sua reclutatrice vi sia una rete più estesa, faremo di tutto per fermarla”. In agosto mons. Santos sarà in Kuwait e nei Paesi del Golfo: “Una missione per i nostri lavoratori all’estero. A loro dico: non date retta a chi promette soldi facili, ricordate sempre la vostra dignità di esseri umani”.

    Manila (AsiaNews) – Mary Jane Fiesta Veloso, migrante filippina in carcere in Indonesia con false accuse di traffico di droga, “deve essere liberata subito. È un ostaggio, vittima di un traffico di esseri umani più grandi di lei. La sua presunta reclutatrice si è consegnata alle autorità, ma noi pensiamo che sopra di lei vi sia una rete molto più estesa di persone senza scrupoli. Jakarta deve liberare la donna, innocente, in modo da poter fare giustizia. Noi preghiamo per questo”. Lo dice ad AsiaNews mons. Ruperto C. Santos, vescovo di Balanga e presidente della Commissione per la cura dei migranti della Conferenza episcopale filippina.

    Il caso della Veloso, scampata all’ultimo all’esecuzione in un carcere indonesiano, ha scatenato indignazione nella comunità internazionale e ha acceso i riflettori sulla situazione dei migranti filippini all’estero. Al momento non si trova più sulla cosiddetta “isola delle esecuzioni”, ovvero il carcere di massima sicurezza di Nusakambangan, ma è tornata nella prigione “normale” di Yogyakarta: “Ieri le campane hanno suonato a festa, dopo la notizia della scampata esecuzione. Ma Mary Jane deve tornare a casa il prima possibile. È una testimone chiave in un’inchiesta molto importante, sulla situazione dei migranti filippini all’estero”.

    Una situazione, sottolinea mons. Santos, “che interroga tutti noi. Da parte nostra, come Chiesa e soprattutto come Commissione per i migranti, ribadiamo l’appello ai nostri connazionali costretti a partire: non prendete nulla dagli estranei e cercate di stare lontani dai guai”.

    Il presule viaggerà il prossimo agosto in Kuwait e in altri Paesi del Golfo, che ospitano decine di migliaia di filippini in cerca di lavoro: “Saremo lì per due settimane, cercheremo di incontrare il maggior numero possibile di lavoratori. L’invito è a rimanere sempre in contatto con i cappellani filippini all’estero e con la diocesi. È triste dirlo, ma spesso la Chiesa è l’unica realtà che si impegna davvero per la giustizia e per il loro benessere. Quindi la speranza è che i filippini all’estero possano il più possibile ‘fare comunità’ con chi è nella loro stessa situazione”.

    Se potesse parlare con ciascuno di loro, conclude mons. Santos, “direi a tutti la stessa cosa. State attenti a chi promette denaro facile e lavoro sicuro. State attenti a chi vi ritiene soltanto merce. Cercate di far rispettare i vostri diritti senza ricorrere a mezzi poco puliti. Il traffico di esseri umani è una realtà terribile per le Filippine, e speriamo che il governo metta presto in campo strumenti efficaci per creare occupazione in patria e difenda con efficacia chi deve partire. Ma nel frattempo tenete sempre a mente la vostra dignità di esseri umani”. 

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