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» 31/01/2012 10:59
PAKISTAN - CINA
Vescovo pakistano: con AsiaNews, per la liberazione di vescovi e preti cinesi
di Dario Salvi
Mons. Saldanha appoggia la campagna "perché è una questione di libertà religiosa". L'arcivescovo di Lahore testimonia la solidarietà della Chiesa pakistana, vicina "nelle sofferenze e nella preghiera". E invita i media a denunciare le violazioni dei diritti umani in tutto il mondo.

Roma (AsiaNews) - Raccogliendo "con forza" la campagna promossa da AsiaNews, lancia "un appello al governo popolare della Cina affinché liberi i vescovi e i sacerdoti imprigionati". Mons. Lawrence John Saldanha, arcivescovo emerito di Lahore, non ha dubbi nel sostenere l'iniziativa promossa da p. Bernardo Cervellera a favore della libertà religiosa in Cina e la scelta di assegnare a mons. Giacomo Su Zhimin e a mons. Cosma Shi Enxiang il premio simbolico "all'illustre sconosciuto" 2011 (cfr. AsiaNews 30/12/2011Il premio 2011 a due vescovi cinesi, martiri e “illustri sconosciuti”), per la loro battaglia decennale per la verità, la dignità e la giustizia. "Certamente, sostengo con forza la vostra campagna a favore dei vescovi e dei preti imprigionati o scomparsi - afferma il prelato pakistano - [perché ] è una questione di libertà religiosa e di diritti umani di base per liberi cittadini".

In occasione del capodanno cinese, festeggiato lo scorso 23 gennaio, che celebra l'inizio dell'anno del Dragone AsiaNews ha inviato una lettera al presidente Hu Jintao e una all’ambasciatore cinese in Italia per domandare la liberazione di tre vescovi e sei sacerdoti, scomparsi nelle mani della polizia o detenuti senza alcun processo in un Paese che oggi rappresenta la seconda economia mondiale, è membro del Consiglio di sicurezza Onu e ha firmato la Carta universale dei diritti umani. E proprio sulla "immagine internazionale" della Cina ha puntato l'attenzione mons. Savio Hon Tai-fai, segretario della Congregazione dell’evangelizzazione dei popoli, secondo cui "è importante" ricordare questi testimoni silenziosi della fede.

Per mons. Saldanha l'iniziativa è "tempestiva e urgente" perché la Cina ha aperto le sue frontiere al commercio e allo sviluppo, ma dovrebbe al contempo dare "un buon esempio" pure in materia di "comportamento morale e rispetto dei diritti umani". "Sarebbe in grado di guadagnare il rispetto della comunità internazionale - aggiunge - se innalzasse il livello dei diritti e permettere piena libertà ai leader religiosi detenuti".

Attraverso AsiaNews, il prelato pakistano - nazione in cui i cristiani sono spesso vittime di persecuzioni e violenze da parte della maggioranza islamica - vuole lanciare un messaggio ai vescovi e sacerdoti cinesi detenuti: "Noi, vostri fratelli in Pakistan - sottolinea - vi mandiamo i nostri più sinceri auguri e preghiere. Tutti noi siamo uniti nel corpo di Cristo e le vostre sofferenze e sacrifici aiutano a costruire la Chiesa universale". Mons. Saldanha ricorda che "anche in Pakistan" i cristiani sono vittime di "processi, discriminazioni, ingiustizie" a causa della fede. E il prossimo periodo di Quaresima, aggiunge, "siamo uniti nella preghiera" per "raggiungere attraverso la croce la speranza e la salvezza".

L'arcivescovo emerito di Lahore ricorda infine il ruolo dei media e dell'informazione, che "specialmente in nazioni come la Cina e il Pakistan" deve continuare a denunciare le sofferenze e le persecuzioni, insieme alle violazioni dei diritti umani. "I media dovrebbero continuare a informare il mondo sulle detenzioni illegali di vescovi e sacerdoti cinesi - conclude mons. Saldanha - e la Chiesa pakistana sostiene con forza la vostra campagna".

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