29/04/2014, 00.00
IRAQ

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Vigilia elettorale insanguinata in Iraq, oltre 50 morti in una serie di attentati

Domani il Paese è chiamato alle urne per le Parlamentari, probabile la conferma dell’alleanza di governo guidata dal premier al-Maliki. Oggi una duplice esplosione ha causato 11 vittime e una ventina di feriti a nord-est della capitale. Ieri nel mirino una cittadina curda. Gli islamisti vogliono boicottare il voto.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - È di almeno 11 morti e una ventina di feriti il bilancio, ancora provvisorio, di un attentato che ha colpito oggi un mercato all'aperto a nord-est della capitale irakena. Un paio di ordigni sono esplosi in sequenza, uno dopo l'altro, investendo quanti si trovavano sul luogo al momento dello scoppio. Quello di oggi è solo l'ultimo episodio di una lunga scia di sangue che ha preceduto le elezioni parlamentari in Iraq, le prime dal ritiro delle truppe statunitensi nel 2011, in programma domani 30 aprile. 

Testimoni locali riferiscono che gli attacchi sono un tentativo da parte dei militanti islamisti di scoraggiare gli elettori iracheni dal recarsi alle urne e boicottare così la tornata elettorale. Oltre 9mila candidati sono in lizza per 328 seggi in Parlamento; favorita, secondo i sondaggi, la coalizione guidata dal premier sciita Nouri al-Maliki, che verrà con tutta probabilità confermato per un terzo mandato. 

L'attentato di oggi è avvenuto nella cittadina di al-Saadiyah, circa 140 km a nord-est di Baghdad. Il primo ordigno era piazzato al centro del mercato principale di frutta e verdura; la seconda bomba era piazzata nei pressi di una delle uscite, per colpire quanti avrebbero tentato la fuga dopo la prima deflagrazione. Si tratta di un espediente già più volte usato dagli estremisti per causare il maggior numero di morti e feriti. 

Al momento non vi sono rivendicazioni ufficiali, ma pare probabile che gli autori siano legati a una fazione di al-Qaeda vicina al movimento sunnita, che cerca da tempo di delegittimare il governo centrale a Baghdad, composto in larga parte da sciiti che sono maggioranza nel Paese. 

In precedenza, un gruppo scissionista della rete del terrore fondata da Osama bin Laden, lo Stato Islamico di Iraq e del Levante, ha rivendicato la propria mano nella serie di attacchi che hanno investito il Paese nella giornata di ieri. Fra questi, anche l'esplosione di un kamikaze in una cittadina del Kurdistan irakeno, in cui sono morte oltre 25 persone e altre 36 sono rimaste ferite. Egli si è fatto saltare in aria in mezzo a un gruppo di persone che assistevano, in diretta tv, alla prima apparizione pubblica del presidente Jalal Talabani dopo una lunga malattia. Fonti ufficiali confermano che solo ieri si sono registrate quasi 50 vittime. 

Nei giorni scorsi anche il Patriarca caldeo, in vista alle comunità presenti sul territorio nazionale, era intervenuto condannando le violenze, che colpiscono anche la minoranza cristiana: "I cristiani sono coloro che soffrono di più la recrudescenza della violenza in tutto l'Iraq. Ciò è dovuto al fatto - aggiunge sua Beatitudine Mar Louis Raphael I Sako - che i cristiani non mantengono affiliazioni tribali, come invece fanno gli arabi musulmani. L'unica via che hanno per risolvere le controversie è attraverso il sistema legale iracheno, che è spesso criticato per la sua corruzione, ed è soggetto a manipolazioni politiche".

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