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  • » 17/06/2017, 12.33

    CINA-VATICANO

    Wenzhou: mons. Shao è tornato in diocesi scortato dalla pubblica sicurezza



    Il vescovo è riconosciuto dalla Santa Sede, ma non dal governo. E’ stato sequestrato per 27 giorni. Avrebbe partecipato a un “seminario religioso” per convincerlo ad entrare nell’Associazione patriottica e per costringere il Vaticano a nominare subito un vescovo coadiutore appartenente alla comunità ufficiale.

    Wenzhou (AsiaNews) – Mons. Pietro Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, è ritornato due giorni fa in diocesi. Era scomparso nelle mani della polizia lo scorso 18 maggio ed è stato tenuto in luogo segreto per 27 giorni. La sua sparizione era avvenuta dopo che il prelato era stato chiamato per una “conversazione” con l’Ufficio degli affari religiosi della città.

    Non si può dire che egli sia “libero” perchè egli è tornato a Wenzhou sotto la scorta di alcuni poliziotti della pubblica sicurezza. Mons. Shao è sotto controllo perchè egli appartiene alla comunità sotterranea, le cui azioni (messe, raduni, catechesi in luoghi non registrati presso il governo) sono definite “criminali”.

    Pur essendo membro della comunità non ufficiale, mons. Shao è vescovo di Wenzhou e riconosciuto come tale dalla Santa Sede, un fatto che il Ministero degli affari religiosi non accetta.

    Secondo alcuni fedeli di Wenzhou, in questi 27 giorni di sparizione forzata, mons. Shao ha partecipato a un “seminario religioso” che aveva due scopi. Il primo era che egli domandi subito al Vaticano la nomina di un vescovo coadiutore della comunità ufficiale, iscritto all’Associazione patriottica (Ap). I fedeli spiegano che sebbene l’Ap rivendichi il metodo della “autonomia” e auto-ordinazione”, il benestare della Santa Sede è necessario perchè il nuovo vescovo sia accettato dai fedeli.

    Il secondo motivo del “seminario religioso” era di convincere mons. Shao ad iscriversi all’Ap e partecipare al Consiglio dei vescovi, L’Ap ha come scopo quello di edificare una Chiesa cinese indipendente dalla Santa Sede e il Consiglio dei vescovi raccoglie tutti I vescovi ufficiali, anche quelli non nominati dal Vaticano e in una posizione di scomunica, oltre a mancare dei vescovi non ufficiali. Una Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi – apprezzata spesso da papa Francesco – afferma che i principi su cui si fondano I due organismi sono “inconciliabili con la dottrina cattolica”.

    Mons. Shao era stato rapito dalla polizia anche in aprile, pochi giorni prima della Pasqua.

    La diocesi di Wenzhou ha un passato di forte divisione fra le comunità cristiane ufficiale e sotterranea. Si calcola che vi siano circa 120mila fedeli e più di 80mila in quella non ufficiale; i sacerdoti sono equamente distribuiti fra i due rami e in tutto sono circa 50. Negli anni recenti, la Santa Sede ha cercato di riconciliare le comunità nominando mons. Zhu Weifang (ora defunto) come vescovo ordinario e mons. Shao come vescovo con diritto di successione. Ma, a detta dei fedeli, che pure amano e rispettano mons. Shao, “il governo locale fa di tutto per tenerci divisi”

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