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» 16/12/2005
HONG KONG - CINA - INDIA
Wto: poche speranze per un accordo globale

Immobili le posizioni contrapposte di Paesi sviluppati e in via di sviluppo. Si apre la via agli accordi bilaterali o regionali. India e Cina rivendicano un maggior ruolo nel commercio mondiale perchè questo "è il secolo dell'Asia".



Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) - E' alto il timore che l'assemblea dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) non giunga ad un accordo sulla questione centrale dell'agricoltura. Intanto India e Cina rivendicano ruoli centrali nel commercio mondiale.

Unione Europea e Stati Uniti appaiono sempre meno disposti a concessioni. L'Ue rifiuta di indicare una data per cessare i sussidi ai propri agricoltori e offre solo di ridurre del 46% le tasse alle importazioni agricole, a meno che gli altri Stati non aprano il mercato a prodotti industriali e servizi. Mandisi Mphahlwa, ministro sudafricano all'Industria, risponde per tutti che la proposta è vantaggiosa solo per l'Europa.

Gli Usa offrono di togliere le imposte all'importazione dei prodotti tessili dall'Africa ma non di tagliare i 4 miliardi di dollari in sussidi ai propri coltivatori, ma queste Nazioni lo considerano un "gesto vuoto", dato che le tasse sono solo del 2% e che spono proprio i sussidi interni a rendere i loro prodotti non competitivi.

Molti osservatori notano che il Wto negli ultimi anni aveva maggiori ambizioni: l'apertura dei mercati nazionali era considerata, anche, un modo per raggiungere una maggior libertà tramite lo scambio di prodotti e idee. Tutti ritengono, comunque, che i Paesi ricchi faranno concessioni a favore degli Stati poveri (quali esenzioni da tasse all'importazione di specifici prodotti).

Intanto India e Cina rivendicano un maggior peso per i loro Paesi nello scenario mondiale. "Loro (Usa e Ue) - dice Kamal Nath, ministro indiano per il Commercio - non sono più competitivi [nel settore agricolo], non possono esserlo in modo artificiale e ficcare i loro sussidi giù per le nostre gole". "Questo è il secolo dell'Asia. Dobbiamo riconoscere che il massimo sviluppo, la gran parte della popolazione, la gran parte dei consumatori sono in Asia. Questo è il cambiamento nell'architettura dell'economia del futuro".

Bo Xilai, ministro cinese al Commercio, ha lanciato un duro attacco contro le Nazioni ricche perché non "fanno abbastanza" per far avanzare la liberalizzazione del commercio. Ci sono 2,6 miliardi di contadini - ha notato - ma 2,5 sono nei Paesi in via di sviluppo e la gran parte vive in povertà. Anche se questi Stati vogliono con sincerità promuovere la liberalizzazione del commercio - ha detto - devono considerare il tenore di vita delle decine di milioni di loro agricoltori, rispetto alle altre centinaia di milioni. E' la prima volta che Pechino prende posizione su questi problemi, dal suo ingresso nel Wto nel 2001. Esperti osservano che la situazione interna della Cina è differente rispetto ad altre Nazioni popolose e in rapido sviluppo come Brasile, India, Messico e Sud Africa. Mentre queste hanno una diffusa povertà, in Cina c'è una grande differenza tra la povertà della maggioranza dei 740 milioni di contadini e l'agiatezza nelle prospere città, specie nella costa orientale.

"La Cina - ritiene Enzio Von Pfeil, presidente della Commercial Economics Asia di Hong Kong - preferisce accordi bilaterali, piuttosto che dover partecipare a trattati multilaterali". La Cina sta trattando accordi agricoli con diversi Stati. A novembre ha concordato con il Cile di tagliare le imposte sulle reciproche importazioni dal 1 luglio 2006 e di eliminarle entro i prossimi 10 anni. Sono in corso, ha detto ieri Jin Renqing, ministro delle Finanze - trattative per concedere tagli di imposte a 30 Paesi in via di sviluppo e dal 2006 non saranno applicate imposte ai prodotti dei 10 Stati dell'Asean.

Intanto proseguono le manifestazioni di protesta a Hong Kong, che dopo i primi 2 giorni hanno assunto un carattere più folkloristico che violento. Al punto che sono diventate meta dei gruppi turistici. (PB)


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