12/01/2012, 00.00
CINA
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Wukan è solo un caso: la Cina continuerà a opprimere i diritti del popolo

di Willy Wo-Lap Lam
Uno dei maggiori esperti della Cina contemporanea analizza il caso del villaggio del Guangdong che ha combattuto e vinto contro la corruzione dei dirigenti locali, che avevano venduto le loro terre senza pagare nulla. Quello che sembra un segnale positivo è in realtà soltanto un fuoco di paglia: il governo, oberato dai debiti e ossessionato dalla crescita economica, continuerà a schiacciare i diritti della popolazione.
Pechino (AsiaNews) – Il mondo intero ha applaudito alla pacifica risoluzione del caso di Wukan, il “villaggio ribelle” del Guangdong che ha combattuto per mesi e vinto contro la corruzione del governo locale e le frodi elettorali. Ma le cose sono diverse da quello che sembrano, e quello di Wukan è soltanto un caso: Pechino continuerà a schiacciare i diritti del suo popolo perché non può farne a meno. Willy Wo-Lap Lam è uno dei maggiori esperti della Cina contemporanea e, in questo articolo, spiega perché la finta soluzione della crisi di Wukan nasconde in realtà lotte di immagine per giungere al potere centrale.

Nel frattempo, a conferma delle teorie dell’accademico, il governo ha premiato Zheng Yanxiong, segretario del Partito comunista di Shanwei, che con il suo atteggiamento violento e corrotto ha scatenato la rivolta. Zheng aveva accusato gli abitanti di Wukan di “creare dei disturbi sociali” e di “brigare con i media internazionali per peggiorare la situazione”. Invece di essere rimosso, come avevano promesso i suoi superiori durante l’incontro che ha chiuso la crisi, è stato promosso a presidente della legislatura cittadina. Pubblichiamo di seguito il testo completo dell’articolo del professor Lam, con un ringraziamento alla The Jamestown Foundation.

La risoluzione in apparenza pacifica della crisi legata al furto delle terre del villaggio di Wukan, nella provincia del Guangdong, è stata accolta con favore e definita il nuovo modello di Pechino per affrontare il dissenso. Lo scorso settembre, 15mila contadini di Wukan hanno iniziato a protestare contro i funzionari comunisti che in maniera illegale avevano venduto la loro terra a un imprenditore edile. Ai residenti non era stato pagato alcun compenso per questa vendita. Dopo il decesso di Xue Jinbo - un rispettato rappresentante del villaggio, morto l’11 dicembre mentre era sotto la custodia della polizia – i residenti di Wukan hanno cacciato i rappresentanti del governo e della polizia e hanno alzato delle barricate sulle strade che portano al villaggio di pescatori.

Le autorità del Guangdong hanno risposto circondando il villaggio con qualche migliaia di agenti di pubblica sicurezza e della Polizia armata del popolo. Sono state tagliate le linee di rifornimento di cibo, acqua ed elettricità. Infine, il 22 dicembre, il vice segretario provinciale comunista Zhu Mingguo – il terzo per ordine di importanza nella linea di comando del Guangdong – ha negoziato un accordo con Lin Zuluan, il neo-eletto rappresentante del villaggio. Anche se tutti i dettagli dell’accordo non sono stati rivelati, Lin e altri rappresentanti del villaggio hanno dichiarato che Zhu ha affermato il diritto dei contadini a protestare. Il governo ha riconosciuto “l’amministrazione provvisoria” guidata da Lin; diversi attivisti che si erano scontrati con la polizia sono stati rilasciati; gli agenti di sicurezza richiamati. Gli abitanti del villaggio hanno rimosso le barricate e lanciato petardi per festeggiare [v. Wall Street Journal, 23 dicembre; Ming Pao, 22 dicembre].

Le novità di Wukan

Tuttavia sono sorte molte domande sull’incidente di Wukan. Gli abitanti hanno ricevuto giustizia? Cosa si cela dietro la decisione delle autorità di non usare la forza contro il singolare atto di sfida messo in opera dal villaggio? E, più importante di tutte, ai piani alti del Partito comunista cinese c’è del vero consenso nei confronti dell’approccio conciliatorio rappresentato dal cosiddetto “modello Wukan”? E questo sarà usato nei futuri casi di confronto fra le autorità e elementi sociali fuori controllo? Dato che il 65 % degli “incidenti di massa” è dovuto all’appropriazione indebita di terreni, l’amministrazione guidata dal Partito comunista cinese è pronta a intraprendere misure che siano davvero efficaci per contrastare questo fenomeno?

Un giorno dopo il suo negoziato di successo con i leader auto-eletti di Wukan, il vice segretario Zhu è tornato di nuovo a Wukan: “Dovremmo trattare i problemi di Wukan in maniera adeguata, secondo le leggi e i regolamenti e in una maniera aperta e corretta”. Ha poi sottolineato che le autorità di Guangzhou, la capitale provinciale, hanno inviato alcuni “team speciali di lavoro” nel villaggio per investigare sull’appropriazione indebita e sull’uso illegale dei terreni, così come sulla corruzione fra i membri del Pcc. Zhu ha rivelato che diversi ufficiali locali sono stati fermati per essere interrogati. Inoltre Wang Yemin, capo di uno di questi team, ha detto che le elezioni che si sono tenute a Wukan lo scorso febbraio – che hanno eletto dei corrotti, ora allontanati – sono state dichiarate “non valide”. Nuove elezioni si terranno all’inizio del 2012 [v. Xinhua, 29 dicembre; Nanfang Daily, 24 dicembre].

Eppure il capo villaggio Lin si è detto scettico sul risultato. Ha dichiarato ai media di Hong Kong che “più di 100mila metri quadri di terreno ci sono stati portati via, e non sono sicuro che ci verranno ridati”. Non è chiaro poi se i cinque (o giù di lì) “teppisti” arrestati e ora rilasciati in maniera temporanea su cauzione riceveranno un risarcimento dalla polizia. Spesso capita che la polizia arresti di nuovo coloro che hanno guidato una protesta, quando la pace è ristabilita e l’attenzione dei media è distolta da altro [v. Ming Pao, 24 dicembre; South China Morning Post, 25 dicembre].

Riconciliare per salvare la via al Politburo

In ogni caso, rimangono dei seri dubbi sui motivi che hanno spinto Wang Yan – segretario del Partito nel Guangdong e membro del Politburo – a scegliere dei metodi conciliatori al posto del pugno di ferro contro Wukan. È vero che Wang – 56 anni, noto anche come “il giovane maresciallo” per il suo stile decisionista – ha fama di relativo riformatore. Ma i commentatori, sia ad Hong Kong che nei media internazionali, hanno sottolineato più che altro il suo timore che l’incidente di Wukan si potesse espandere al punto da impedire la sua promozione nella Commissione permanente del Politburo, che dovrebbe avvenire nel corso del 18esimo Congresso generale del Partito. Questa preoccupazione è stata aumentata anche dalle dozzine di giornalisti di Hong Kong e dei media stranieri che sono scesi a Wukan nella settimana che ha portato alla svolta del 22 dicembre [v. New York Times, 31 dicembre; Apple Daily, 28 dicembre].

È interessante notare come nel corso di un altro scontro fra la polizia e un villaggio del Guangdong – gli abitanti di Haimen, scesi in piazza contro l’espansione di una centrale energetica che ha causato un serio inquinamento nell’area – gli agenti di pubblica sicurezza abbiano usato le tattiche tradizionali per affrontare la crisi. Diversi manifestanti sono stati picchiati con forza, nonostante le rassicurazioni da Guangzhou su una moratoria temporanea che è stata imposta sui futuri piani di espansione della centrale [v. Cnn, 20 dicembre; China Daily, 23 dicembre].

Il caso di Wukan significa che i rappresentanti del governo centrale e locale decideranno, da oggi in poi, di usare metodi più o meno concilianti e non violenti per affrontare le proteste dei contadini e di altri elementi sociali? Almeno in superficie, la gestione di Wang Yang del caso ha ottenuto il sostegno dei media statali. Il Quotidiano del Popolo ha lodato gli sforzi di Guangzhou, “un esempio di come si risolvono le cose e si appianano le contraddizioni e i conflitti in una buona maniera”. Il giornale ha esaltato i leader del Guangdong “che hanno afferrato bene le aspirazioni delle masse”. L’editoriale ha sottolineato che i dirigenti che sono riusciti a risolvere in maniera soddisfacente le questioni poste dal malcontento delle masse hanno dimostrato “uno stretto legame con il popolo, così come la propria abilità di leadership”. Il Global Times ha aggiunto che i leader del Guangdong “hanno messo al primo posto gli interessi della popolazione nel trattare le dispute sui terreni” [v. People’s Daily, 22 dicembre; Global Times, 22 dicembre; Bloomberg, 22 dicembre].

Il “modello Wukan” ha raccolto anche gli applausi dei membri dell’ala liberale del Partito: si tratta dei seguaci rimasti di quei modernizzatori radicali e pro-occidentali come gli ex segretari Hu Yaobang e Zhao Ziyang. Hu Deping, rispettato figlio di Hu Yaobang, ha dichiarato: “Spero che l’incidente di Wukan possa spingere la società a creare un sistema basato sulla democrazia e sullo stato di diritto. Spero che, quando altri problemi del genere si verificheranno in futuro, potremo usare lo stato di diritto e il negoziato” [v. South China Morning Post, 30 dicembre; Sina.com, 30 dicembre].

Il bastone e la carota

Un recente incontro su “legge e ordine” convocato dalla Commissione Affari legali e politici del Pcc sembra andare verso l’approccio conciliatorio. Il segretario della Commissione e membro della Commissione permanente del Politburo, Zhou Yongkang, ha chiesto ai compagni nella polizia, negli uffici dei procuratori e nei tribunali di “coltivare uno sviluppo sociale stabile e armonioso. Dobbiamo prevenire con entusiasmo e risolvere le contraddizioni e le dispute per promuovere l’armonia sociale. Dobbiamo sostenere e applicare metodi innovativi nella gestione sociale, e migliorare il livello dei servizi pubblici”. Le frasi di Zhou si sono incastrate con una serie di istruzioni date da altri membri del Politburo, che riguardano la promozione di “riconciliazioni su larga scala” per abbassare e diminuire l’impatto delle contraddizioni socio-politiche [v. Legal Daily, 24 dicembre; Xinhua, 25 dicembre].

Tuttavia, è importante notare che Zhou e gli altri membri dell’elite al governo non hanno abbandonato l’antica e provata strategia del Partito riguardo la gestione del dissenso: passare da una tattica morbida a una più dura secondo le diverse circostanze. Durante l’incontro della Commissione, Zhou ha fatto riferimento alla necessità di tenere in funzione “vari tipi di operazioni pianificate e implementate, in modo da assicurare la stabilità e contrastare le emergenze, operazioni che hanno già dimostrato di saper salvaguardare la sicurezza nazionale e la stabilità sociale”. Oltre al colpire duro gli elementi “sovversivi” e “anti-statali” in Tibet e Xinjiang, le unità di applicazione della legge hanno rimosso ogni ostacolo alla possibilità di fermare e persino imprigionare i dissidenti, inclusi gli attivisti delle Ong e gli avvocati dei diritti umani che rappresentano in tribunale i residenti urbani e rurali durante centinaia di cause per il furto dei terreni in tutta la nazione [v. Ming Pao, 27 dicembre; Human Rights Watch, 26 dicembre].

In prima fila fra gli avvocati attivisti molestati dalla sicurezza di Stato ci sono Gao Zhisheng e Ni Yulan, noti in tutto il mondo. Lo scorso mese Gao è stato arrestato di nuovo con l’accusa di “aver incitato la sovversione contro il potere statale”. Nel 2006 è stato condannato a tre anni, che poi sono diventati cinque: un periodo durante il quale è stato sottoposto a strettissima sorveglianza e pestaggi occasionali da parte di ufficiali di polizia in borghese [Voice of America, 23 dicembre; Reuters, 16 dicembre]. La settimana scorsa, la Corte municipale di Pechino ha aperto un procedimento contro Ni, un’avvocata che si è spesso battuta a favore delle vittime di appropriazioni indebite di terreni. Ni, accusata di frode e di disturbo alla quiete civile, è stata costretta a entrare in tribunale in barella per le pesanti ferite causatele più volte dai pestaggi della polizia [v. Associated Press, 30 dicembre; Guardian, 29 dicembre].

Allo stesso tempo, l’Assemblea nazionale del popolo è andata avanti con la revisione del Codice di procedura penale. Uno dei cambiamenti prevede maggiori poteri per gli agenti di pubblica sicurezza, che potranno arrestare chiunque sia sospettato di mettere in pericolo la sicurezza statale all’interno di strutture segrete per periodi indefiniti. E senza il bisogno di informare le famiglie o i rappresentanti legali [v. New York Times, 16 dicembre; Wall Street Journal, 12 dicembre]. E mentre i dirigenti nazionali e locali sembrano impegnati nel dibattito sui metodi migliori per gestire il dissenso, così come “gli incidenti sociali destabilizzanti”, il Consiglio di Stato ha fatto nuovi appelli per la protezione dei diritti dei contadini.

Il furto delle terre e la crisi del debito

Durante una conferenza sul lavoro rurale dello scorso dicembre, il premier Wen Jiabao ha chiesto ai dirigenti nazionali e regionali di fare il loro meglio per salvaguardare gli interessi economici e legali dei contadini. Secondo la Xinhua, Wen ha detto che “non si possono più sacrificare i diritti di proprietà delle terre dei contadini per ridurre i costi di urbanizzazione e industrializzazione. Dobbiamo aumentare in maniera significativa gli introiti dei contadini aumentando il valore delle terre”. Wen ha anche aggiunto che i contadini non dovrebbero essere costretti a cedere i loro terreni, neanche se si spostano nelle città: “Nessuno ha il potere di eliminare questi diritti”. Infine, ha aggiunto che “si deve prestare attenzione anche all’espansione dei parametri di auto-governo da parte dei villaggi” [v. Xinhua, 28 dicembre; Reuters, 28 dicembre].

Almeno in teoria, ci sono abbastanza limiti sui codici giuridici che proibiscono ai dirigenti comunisti e agli imprenditori di costringere i residenti rurali e urbani ad abbandonare le loro proprietà e terreni senza il pagamento di adeguate ricompense. Tuttavia, i terreni e le transizioni relative al loro passaggio rappresentano almeno la metà degli introiti delle amministrazioni regionali. Nel 2010, per esempio, i governi locali hanno indicato in 2,9mila miliardi di yuan (circa 460 miliardi di dollari) il guadagno ottenuto dalla vendita dei terreni. Purtroppo, la maggior parte delle amministrazioni locali si trovano molto indebitate a causa di errati investimenti nelle infrastrutture e nella gestione delle proprietà collegate.

In special modo dopo l’esplosione della crisi finanziaria globale del 2008, i dirigenti comunisti si sono dimostrati ansiosi di lanciarsi in programmi di infrastrutture o similari in grado di creare lavoro, sia per aumentare l’occupazione che per mantenere alto il tasso del Prodotto interno lordo. Una soddisfacente crescita economica è infatti ritenuta indispensabile per le prospettive di promozione dei dirigenti comunisti, data l’importanza che ha il tasso del Pil nelle procedure di assestamento nel sistema comunista. A metà del 2011, l’Amministrazione statale per l’auditing ha stimato che i governi locali, insieme ai veicoli governativi di investimento per lo sviluppo urbano, hanno contratto debiti per un totale di 10,72mila miliardi di yuan. Le agenzie di credito occidentali ritengono invece che il dato si aggiri sui 14mila miliardi [v. “Local Debt problema Highlight Weak Links in China’s Economic Model”, China Brief, 15 luglio 2011].

Dato che i proventi dalla vendita di terreni sono il principale elemento con cui i governi locali pagano i loro debiti e gli stipendi dei funzionari pubblici, Pechino è pronta a chiudere un occhio sui contratti relativi alla proprietà [v. Apple Daily, 29 dicembre; Wall Street Journal, 15 dicembre]. Alla luce dell’ansia con cui le autorità centrali sottolineano l’importanza della stabilità socio-politica, non è inoltre difficile per i dirigenti regionali giustificare l’impiego di polizia e agenti anti-sommossa per quietare le proteste, di qualunque natura esse siano. Nonostante la leadership comunista sia pronta a dare più forza allo stato di diritto – come ha sottolineato Hu Deping – e permettere agli avvocati attivisti di difendere i diritti di chi è vittima di esproprio delle terre e della corruzione ufficiale, le profonde contraddizioni sociali della Cina rimarranno. Nonostante un paio di casi in cui gli “incidenti di massa” vengono risolti in maniera almeno all’apparenza corretta e trasparente.
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