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» 28/11/2005
cina
Xian: 16 suore picchiate a sangue per aver difeso una scuola della diocesi

Ieri una manifestazione dei cattolici di Xian per chiedere giustizia.



Roma (AsiaNews) – Centinaia di fedeli della diocesi di Xian, insieme ad amici e parenti hanno manifestato ieri per le strade della città per chiedere giustizia contro un gruppo di "teppisti" che la sera del 23 novembre hanno picchiato a sangue 16 suore della congregazione delle Francescane missionarie del Sacro Cuore. Tutte le religiose sono ricoverate all'ospedale, una di loro ha perso la vista e un'altra è in gravi condizioni. Le suore stavano cercando di impedire la demolizione di una scuola che appartiene alla diocesi e che il governo della città ha venduto ad un'azienda.

Da diversi giorni le suore facevano un sit-in nell'edificio scolastico vuoto. La sera del 23 novembre un gruppo di giovani picchiatori è entrato e le ha colpite ripetutamente. Non si sa se il gruppo è stato inviato dal governo o dall'azienda cui il sindaco ha venduto l'edificio. Il governo ha stabilito il blackout di notizie sulla violenza e non ha ancora deciso il da farsi. Ma alcuni siti cattolici cinesi hanno diffuso ieri la notizia del fatto.

In passato la costruzione era la sede della "Scuola del Rosario", una scuola elementare tenuta dalle suore. Con l'avvento di Mao Zedong tutte le scuole erano state nazionalizzate e gli edifici requisiti. Anche la Scuola del Rosario divenne una scuola statale.

Negli anni '80, dopo la Rivoluzione Culturale, il governo cinese ha stabilito il ritorno ai legittimi proprietari di tutti gli edifici requisiti durante il maoismo. Ma per quanto riguarda la Chiesa, molti edifici, ancora adesso, rimangono nelle mani del Partito.

Il governo giustifica il non ritorno degli edifici a motivo della loro funzione "sociale". Proprio per questo la scuola del Rosario non è mai ritornata alla diocesi di Xian.

Ma da diversi mesi la scuola ha trovato un'altra sistemazione e l'edificio originario è vuoto da tempo. Per questo la dicesi e le suore lo hanno richiesto indietro. Intanto però il governo della città ha già venduto l'edificio – che si trova in centro città – a un'azienda che lo vuole distruggere per costruire capannoni e palazzi.

A causa del grande sviluppo economico, molti quartieri centrali delle città vengono requisiti e distrutti. I legittimi proprietari sono spesso ripagati con somme irrisorie, se paragonate al valore dei terreni. Chi fa resistenza viene perfino rapito. Le ditte appaltatrici agiscono spesso in combutta con i governi locali che provvedono a coprire le loro violenze.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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