28/08/2007, 00.00
STATI UNITI - CINA
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Yahoo! alla sbarra: aiuta Pechino nella repressione dei diritti umani

L’Organizzazione mondiale per i diritti umani si è presentata davanti ai giudici di San Francisco per conto di due giornalisti cinesi, arrestati per aver inviato tramite Internet articoli di critica al governo. Pechino li ha potuti rintracciare grazie all’aiuto del colosso informatico, che ammette le sue colpe.
San Francisco (AsiaNews/Agenzie) – L’Organizzazione mondiale per i diritti umani ha citato in giudizio davanti alle autorità americane il colosso informatico Yahoo!, colpevole di aver fornito al governo cinese le informazioni utili a rintracciare ed arrestare giornalisti e dissidenti.
 
Il gruppo – che opera da anni a favore del rispetto dei diritti umani nel mondo - ha anche chiesto al tribunale di San Francisco di giudicare la presunta complicità tra Yahoo! e Pechino negli abusi ai diritti civili e negli atti di tortura commessi contro i dissidenti arrestati.
 
L’Organizzazione si è presentata davanti ai giudici per conto di Shi Tao, arrestato per aver denunciato su Internet la corruzione del governo, e Wang Xiaoning, condannato a dieci anni di carcere per aver inviato tramite la posta elettronica alcuni articoli sulla riforma democratica ed il sistema multipartitico.
 
Il gigante informatico ha risposto alle accuse insistendo sulla necessità di operare in accordo alle leggi di ogni Stato in cui venga usato il sistema, ma ha riconosciuto che la sua collaborazione con il governo cinese ha permesso arresti e detenzioni arbitrarie. In un documento, il gruppo ha affermato di voler rispettare la privacy dei propri utenti ed ha chiesto tempo “per poter trovare un modo di operare nel campo senza infrangere i principi etici”.
 
Oltre alla denuncia contro Yahoo!, nel mirino delle organizzazioni per i diritti umani vi sono da tempo anche altre aziende che operano nel campo della Rete. Fra queste, la Microsoft, che su richiesta di Pechino ha chiuso un popolare sito Internet che trattava di temi “sensibili” come la democrazia, e Google, che offre una versione censurata del suo motore di ricerca.
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