19/08/2016, 08.53
YEMEN

Yemen: dopo i bombardamenti sauditi, evacuati sei ospedali nel nord

Medici senza frontiere richiama il personale di sei strutture, situate nei territori controllati dai ribelli Houthi. Msf: decisione difficile, ma si è “persa la fiducia” nella capacità della coalizione araba di scongiurare vittime civili. Dall’inizio dei raid sauditi colpite quattro strutture della Ong. 

Sana’a (AsiaNews/Agenzie) - I vertici dell’Ong internazionale Medici senza frontiere (Msf) hanno annunciato l’evacuazione di sei strutture sinora attive nel nord dello Yemen; la decisione è frutto dell’attacco del 15 agosto a un ospedale di Abs, nella provincia di Hajjah, in una porzione di territorio sotto il controllo dei ribelli Houthi. Nel raid aereo sferrato dalla coalizione araba a guida saudita sono morte 19 persone, altre 24 sono rimaste ferite. 

Quello del giorni scorsi è il quarto - e il più mortale - attacco sferrato contro una struttura di Msf in Yemen dall’inizio della guerra. Da qui la decisione dei vertici dell’Ong di richiamare il personale dalle zone più a rischio. 

In un comunicato i vertici di Msf sottolineano che la decisione di ritirarsi “non è mai presa a cuor leggero”. Tuttavia, “considerata l’intensità dell’offensiva in atto e la nostra perdita di fiducia nella capacità della Slc [acronimo che indica la coalizione araba guidata da Riyadh] di scongiurare il ripetersi di simili episodi, Msf giudica insicuri gli ospedali dei governatorati di Saada and Hajjah”. 

I timori sono legati sia alla “sicurezza dello staff” che alla “salute dei pazienti”. I sei ospedali, conclude la nota della Ong internazionale, continueranno a operare sotto la guida di personale sanitario e volontari locali. 

Dal gennaio 2015 la nazione del Golfo è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita, sostenuta dall’Arabia Saudita, e i ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran. Nel mese di marzo, i sauditi a capo di una coalizione hanno lanciato raid aerei contro i ribelli nel tentativo di liberare la capitale Sana’a e riconsegnare il Paese al presidente (prima in esilio, poi rientrato) Abdu Rabu Mansour Hadi. Nei bombardamenti sono morte almeno 6400 persone, in maggioranza civili. 

Per l’Arabia Saudita gli Houthi, alleati alle forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, sono sostenute sul piano militare dall’Iran; un’accusa che Teheran respinge. Nel Paese sono inoltre attivi gruppi estremisti legati ad al Qaeda e milizie jihadiste legate allo Stato islamico, che hanno contribuito ad aumentare la spirale di violenza e terrore.

Da inizio mese la coalizione e l’Arabia Saudita - spesso accusati di “errori” nelle operazioni militari, che finiscono per coinvolgere anche civili - hanno intensificato i raid aerei nelle aree controllate dai ribelli, in seguito alla sospensione [leggi fallimento] dei colloqui di pace. I bombardamenti dei giorni scorsi hanno attirato la condanna della comunità internazionale; in risposta i sauditi hanno annunciato l’apertura di un’inchiesta.

Nelle ore successive all’attacco Msf aveva annunciato che le coordinate dell’ospedale - che ospitava pazienti in ripresa dopo un intervento, donne incinte e bambini in pediatria - erano da tempo note e condivise con tutte le parti coinvolte nel conflitto.

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