23/06/2015, 00.00
PAKISTAN
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L’enciclica di papa Francesco, per combattere la carenza d’acqua in Pakistan

di Kamran Chaudhry
Nella provincia del Sindh l’emergenza è assoluta: lo scorso anno 316 bambini sono morti per la siccità. P. Renato Zecchin, superiore dei gesuiti nel Paese, auspica che la “Laudato sì” spinga il governo “ad attingere alle risorse dei monsoni e usare i doni naturali che abbiamo”. A Lahore un parroco pianterà 10mila alberi insieme ai suoi studenti.

Hyderabad (AsiaNews) – La “Laudato sì” di papa Francesco “solleva la grave questione del deficit d’acqua in Pakistan, e in particolare nella nostra diocesi”. Lo ha detto mons. Samson Shukardin, vescovo di Hyderabad, commentando l’enciclica durante la messa domenicale del 21 giugno nella cattedrale di san Francesco Saverio. Secondo il neo-eletto vescovo, “in futuro la situazione peggiorerà nella provincia meridionale del Sindh. Già 316 bambini sono morti lo scorso anno per la siccità che ha colpito il distretto di Tharparkar”. “Essendo un francescano – ha aggiunto –, formerò presto una commissione separata sull’ecologia (che è parte della mia spiritualità) e lavorerò secondo le linee di giustizia, pace e integrità della creazione”.

Francescani, cappuccini, missionari di San Colombano e gesuiti sono tra le poche congregazioni che si occupano di questioni ambientali in Pakistan. La Caritas nazionale, che ha diffuso l’enciclica il 18 giugno scorso nel Paese, lo scorso marzo ha fondato un Ufficio per il cambiamento climatico, con membri presenti in tutte le sette diocesi del Paese.

Anche p. Renato Zecchin, superiore dei gesuiti in Pakistan, ha citato l’enciclica del papa durante la messa del 21 giugno scorso alla cattedrale del Sacro Cuore di Lahore. “Il pontefice – ha detto – ha presentato il punto di vista della Chiesa molto bene. È interessante anche per gli accademici islamici. La Conferenza episcopale del Pakistan dovrebbe usare questa grande opportunità per coinvolgere i musulmani nella causa comune di salvare il pianeta”.

Il sacerdote da sei anni guida Magis Pakistan, gruppo giovanile con oltre 90 iscritti. “L’ecologia e la giustizia – ha aggiunto p. Zecchin – sono un tema fondamentale nelle nostre riunioni mensili. Per il Pakistan, una delle domande [più urgenti] è l’acqua. È comune vedere file di persone ai punti di filtrazione con in mano taniche vuote. In pochi usano l’acqua del rubinetto per bere. L’enciclica è un invito per le autorità del governo ad attingere alle risorse dei monsoni e usare i doni naturali che abbiamo”.

L’enciclica ha ispirato anche p. Qaiser Feroz, parroco della chiesa di St. Joseph a Lahore, ad avviare una coltivazione massiccia. “Vorremmo piantare – racconta – 10mila alberelli quando le scuole riapriranno ad agosto, dopo le vacanze estive. Gli studenti delle nostre quattro scuole e ciascuna delle 5mila famiglie della mia parrocchia pianteranno degli alberi”. Il sacerdote è stato trasferito nella capitale del Punjab sei mesi fa da Karachi, città portuale della provincia del Sindh.

“Gli abitanti di Karachi – spiega – che è la più grande città del Paese, devono pagare dei serbatoi d’acqua, per soddisfare le loro esigenze. L’acqua immagazzinata dura appena una settimana. Il mio cuore soffre nel vedere la quantità di acqua sprecata nelle baraccopoli del Punjab, la provincia più popolosa. È tempo che le autorità pensino a una giusta distribuzione delle riserve d’acqua nel Paese”.

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