04/12/2014, 00.00
LIBANO
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ll Libano piange la scomparsa di Saïd Akl, grande poeta ed esempio di fede cristiana

di Fady Noun
Personalità della politica, della cultura e delle istituzioni hanno affollato la cattedrale di San Giorgio, a Beirut, per l’estremo saluto al grande uomo di lettere e di fede. Il patriarca Raï ha reso omaggio a un uomo che ha sempre cercato la presenza di Dio sul volto di Cristo. Scomparso a 102 anni, egli ha permeato tutto il secolo libanese e arabo del suo genio.

Beirut (AsiaNews) - Un rito funebre straordinario, celebrato domenica, ha caratterizzato l'ultimo saluto a Saïd Akl (1912 - 2014), uno dei più grandi poeti che il Libano abbia mai conosciuto dopo Gibran Khalil Gibran, morto la settimana scorsa. Un poeta che, pur non avendo avuto un palcoscenico internazionale come Gibran, di certo l'eguagliava, se non addirittura superava, in apertura di spirito, in grandezza e nella fede. A celebrare le esequie, che si sono tenute nella cattedrale di San Giorgio dei maroniti, in pieno centro a Beirut, il patriarca maronita in persona, il cardinale Béchara Raï. 

Nell'omelia il patriarca ha reso omaggio a un uomo che è stato tanto un grande poeta, quanto un grande cristiano. Tanto poeta quanto letterato, filosofo e ancora filologo, Saïd Akl (nella foto) ha cercato con costanza, per tutta la sua lunga vita, la presenza di Dio sul volto di Cristo. In particolare, egli ha scritto le parole semplici di un canto d'adorazione che tutti i cristiani libanesi conoscono, pur ignorando chi sia l'autore. "Tutto ciò che non mostra davvero il Tuo volto è chimera" ci ha detto il Cristo. Del resto alcuni dei suoi poemi sono stati tradotti in canto dalla grande Feyrouz e sono divenuti al contempo patrimonio universale del mondo arabo. 

La ricerca del senso profondo delle cose, la ricerca dell'essenziale - ha ricordato il patriarca nell'omelia - che hanno contraddistinto la vita di Saïd Akl, lo hanno al tempo stesso portato a scrivere una "messa maronita" nella quale egli ha impresso la foga che ha caratterizzato ogni sua opera, poemi, teatro o epopea in versi. 

Il patriarca ha inoltre sottolineato che, interrogato sulla sua infanzia, Saïd Akl un giorno ha risposto: "Ho iniziato dalla teologia, che è più grande della filosofia, della scienza e dell'arte. Il mio amore verso queste cose è grande, ma il mio amore verso la teologia lo è ancora di più". Egli, aggiunge il porporato, avrebbe volentieri sottoscritto la formula cara a Dostoevskij: "La bellezza salverà il mondo". 

La "bellezza impressa da Dio nella natura, nell'essere umano e nel Libano è stata la perla preziosa che Saïd Akl ha acquistato al prezzo di tutto ciò che egli possedeva" ha aggiunto il capo della Chiesa maronita. 

Scomparso all'età di 102 anni, Saïd Akl ha permeato il secolo libanese e arabo del suo genio. Eccentrico? In che modo questo spirito che si è dedicato prima di tutto all'ingegneria civile, avrebbe potuto non esserlo, davanti al convenzionalismo artistico e letterario e alle ristrettezze ideologiche del proprio tempo, lui che ha anticipato la scrittura dei libanesi in lettere latine e che troviamo oggi su tutti i portatili? 

Per le esequie di Saïd Akl, tutto il panorama politico e istituzionale del Libano si è riunito nella cattedrale di San Giorgio. tuttavia, una sedia è rimasta vuota, quella del presidente della Repubblica, vacante dal 25 maggio scorso. Ai politici presenti, il patriarca ha ricordato ciò che Saïd Akl ha detto un giorno: "A volte resto in silenzio, quando qualcuno commette un errore. Sono indulgente verso gli sbagli commessi nel campo letterario. Ma in politica, non posso rimanere in silenzio. Per natura non provo odio, ma detesto i politici che stanno facendo perdere al Libano preziose opportunità!". 

"La scomparsa di Saïd Akl - ha affermato il patriarca - è una grande perdita per il Libano, ma la sua prodigiosa produzione manterrà vivo il suo ricordo negli spiriti, nelle coscienze e nei cuori, di generazione in generazione". 

Critico, Saïd Akl lo è stato con vigore. Il patriarca ha ricordato in particolare che il poeta amava far scoprire ai libanesi il loro retaggio culturale fenicio, citando in particolare Cadmo, inventore dell'alfabeto o Euclide, padre della geometria. In questo sforzo per correggere un dubbio esclusivismo culturale arabo-musulmano, Saïd Akl si è lasciata andare a ceri moti di sfacciataggine. Oggi possiamo inquadrare le cose secondo una prospettiva migliore. 

Purtroppo, riguardo ad alcune piste nuove e audaci, come l'esistenza della celebre Cana del Vangelo in territorio libanese, una élite ipocrita e benpensante ha esitato a seguirlo. Sul piano politico, gli è stato rimproverata la compiacenza verso alcuni gruppi cristiani estremisti, che sostenevano la sua eredità ideologica, all'inizio della guerra civile. "Vai in pace poeta, scrittore, gigante della fede nel cuore della bontà divina - ha concluso il patriarca - che ti aspetta in cielo, tu che hai affermato un giorno che vedere Gesù sarà la sola cosa ancor più bella, che il pensare a lui". 

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