Mai quanto oggi gli americani si sforzano di dimostrare ai centrasiatici quanto la collaborazione reciproca può compensare l’inevitabile irritazione di Russia e Cina. L’impostazione dell’attuale amministrazione Trump sta mettendo da parte le questioni ideologiche, per concentrarsi sui vantaggi economici, trovando una sintonia molto maggiore con i “satrapi” storici della regione.
Per Dugin e Solov’ev le ex Repubbliche sovietiche “non hanno il diritto all’indipendenza” e devono riunirsi alla Russia per non finire schiave della Cina, dell’America o dell’Europa. Dai governi locali solo flebili proteste richiamando lo "spirito del partenariato strategico". Il sospetto che i due propagandisti dicano “quello che la dirigenza russa non vuole esprimere apertamente, ma che in realtà corrisponde ai suoi piani”
La produzione dell'apicoltura di Dushanbe è molto quotata alle fiere internazionali per il gusto e la purezza ed è molto cresciuta anche nella quantità disponibile. Ma fatica ancora ad entrare nei mercati europei per le carenze nei sistemi di certificazione e nell'organizzazione logistica a sostegno dell'esportazione.
Grazie a un finanziamento della Banca asiatica per lo sviluppo con fondi della cooperazione giapponese il Tagikistan rafforzerà il monitoraggio dei ghiacciai e delle superfici nevose per prevenire catastrofi legate ai cambiamenti climatici. Approvato anche un prestito in favore dell'Uzbekistan per migliorare l'amministrazione delle risorse idriche.
Il Giappone guarda alla regione con progetti da 20 miliardi di dollari in cinque anni. Si rafforza la politica si soft power del Sol Levante nell’area. Per i centrasiatici i giapponesi sono “partner molto affidabili e orientati a risultati pratici”. Elementi fondamentali sono lo sviluppo del capitale umano, programmi formativi e amministrativi, standard tecnologici e alta qualità dei progetti.
Tra i milioni di lavoratori all'estero in condizioni precarie sono centinaia quelli che muoiono ogni anno. Il rientro a casa dei loro corpi è una procedura complessa e non sempre le autorità locali si fanno carico delle spese. La storia della 30enne tagika Džamila uccisa in Russia dal suo datore di lavoro che è diventata virale suscitando una raccolta fondi online.