Aung San Suu Kyi: Primavera araba, fonte di “ispirazione” per i birmani
La Nobel per la pace dice di “invidiare” la rivoluzione in Egitto e sottolinea l’aspirazione universale dell’uomo alla libertà. E lancia un appello all’Onu perché faccia “di più e in fretta” per il Myanmar. Le autorità birmane hanno negato il visto di ingresso a Michelle Yeoh, attrice malaysiana, che sta interpretando la parte della “Signora” in un film a lei dedicato.
Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Le rivolte di piazza che hanno caratterizzato la “Primavera araba” in Medio oriente sono state fonte di “ispirazione” per il popolo birmano, nazione in cui il potere resta saldo nelle mani dei militari, a dispetto della nascita di un governo civile. È quanto ha affermato la leader dell’opposizione e Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, durante una conferenza trasmessa in radio dalla Bbc. Intanto le autorità in Myanmar hanno inserito nella lista nera e negato il visto di ingresso a Michelle Yeoh, popolare attrice di origine malaysiana, che sta interpretando la parte della “Signora” in un film a lei dedicato.
Aung San Suu Kyi afferma di “invidiare” la rivoluzione che ha caratterizzato l’Egitto, che nessuno avrebbe potuto prevedere fino a qualche mese prima. E a chi le chiede perché la “Primavera araba” sarebbe fonte di ispirazione per i birmani, la leader della Lega nazionale per la democrazia (Nld) risponde che “l’abbiamo sperimentata sulla nostra pelle”. “L’aspirazione universale dell’uomo alla libertà – aggiunge Aung San Suu Kyi – è entrata nelle nostre case, grazie ai recenti sviluppi in Medio oriente. I birmani sono eccitati dagli eventi, come lo sono i popoli” di tutto il mondo. E lancia un appello al segretario generale Onu Ban Ki-moon e all’intera assise delle Nazioni Unite, perché facciano “di più e in fretta” per il Myanmar.
Aung San Suu Kyi è stata liberata nel novembre scorso, all’indomani delle elezioni politiche che hanno portato alla nascita del primo Parlamento, dopo aver trascorso 15 degli ultimi 21 anni agli arresti. Il Myanmar è stato teatro di due rivolte popolari – guidate dagli studenti nel 1988 e dai monaci nel 2007 – represse nel sangue dalla dittatura.
La Nobel per la pace ha in programma un tour politico, sebbene non sia stato ancora pubblicato il programma del viaggio. Intanto le autorità birmane hanno inserito nella lista nera e bloccato all’aeroporto di Yangon Michelle Yeoh, nota al grande pubblico per una parte da “Bond girl” in passato, che sta girando un film dedicato ad Aung San Suu Kyi. L’attrice malaysiana, 48 anni, ha visitato il Myanmar nel dicembre scorso e ha incontrato la “Signora” (il soprannome con cui la chiamano i birmani sarà anche il titolo del film), viaggiando poi per il Paese in compagnia di suo figlio Kim Aris.
Aung San Suu Kyi afferma di “invidiare” la rivoluzione che ha caratterizzato l’Egitto, che nessuno avrebbe potuto prevedere fino a qualche mese prima. E a chi le chiede perché la “Primavera araba” sarebbe fonte di ispirazione per i birmani, la leader della Lega nazionale per la democrazia (Nld) risponde che “l’abbiamo sperimentata sulla nostra pelle”. “L’aspirazione universale dell’uomo alla libertà – aggiunge Aung San Suu Kyi – è entrata nelle nostre case, grazie ai recenti sviluppi in Medio oriente. I birmani sono eccitati dagli eventi, come lo sono i popoli” di tutto il mondo. E lancia un appello al segretario generale Onu Ban Ki-moon e all’intera assise delle Nazioni Unite, perché facciano “di più e in fretta” per il Myanmar.
Aung San Suu Kyi è stata liberata nel novembre scorso, all’indomani delle elezioni politiche che hanno portato alla nascita del primo Parlamento, dopo aver trascorso 15 degli ultimi 21 anni agli arresti. Il Myanmar è stato teatro di due rivolte popolari – guidate dagli studenti nel 1988 e dai monaci nel 2007 – represse nel sangue dalla dittatura.
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