24/06/2022, 10.29
GAZA
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Gaza in festa accoglie il patriarca Pizzaballa e celebra la rinascita

Dal 22 al 26 giugno il primate latino nella Striscia. In programma messe, battesimi, incontri con famiglie cristiane e musulmane, visite a ospedali e campi profughi. P. Romanelli: “Oggi vi sono maggiori prospettive di ripresa”, la parrocchia promuove molte più attività del passato. Ma per una vera svolta servirà un’entità “indipendente” e che garantisca “libertà di spostamenti”. 

Gaza City (AsiaNews) - In un clima di “festa e serenità” i cristiani di Gaza hanno accolto il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, dal 22 al 26 giugno nella Striscia per una visita pastorale intensa e partecipata, contraddistinta da numerosi eventi in programma. Lo scorso anno, racconta ad AsiaNews il parroco della Sacra Famiglia p. Gabriel Romanelli, sacerdote argentino del Verbo incarnato, il territorio “era reduce dalla terribile guerra-lampo di maggio”, mentre quest’anno la situazione è di gran lunga migliore. “A Pasqua - spiega - le autorità di Israele hanno concesso molti più permessi di uscita, e per più tempo, permettendo le visite alle famiglie a Gerusalemme o in altre zone della Cisgiordania. Oggi vi sono maggiori aspettative di ripresa rispetto al passato” come emerge già “dalle molte attività promosse dalla parrocchia”. 

“Ormai è diventata un’abitudine - racconta il sacerdote - che il patriarca venga in visita in un paio di occasioni all’anno, ma questa volta per una durata di cinque giorni, un tempo molto lungo, ed è una benedizione per tutti noi”. Intenso il programma del primate latino, arrivato il 22 giugno e accolto da professori musulmani e cristiani, assieme ai fedeli della parrocchia. Egli ha visitato le due case delle suore della Carità, poi nel pomeriggio l’incontro con alcune famiglie che lo hanno accolto nelle loro case. Ieri il viaggio a sud della Striscia, fino al confine con l’Egitto, dove ha osservato i progetti della Caritas - fra i quali cliniche mobili per famiglie povere - e i campi profughi. Nel pomeriggio un momento comune con circa 60 membri del gruppo scout di san Giuseppe. 

Oggi il patriarca Pizzaballa celebra la messa del Sacro Cuore, poi la comunità si riunisce per un “Open Day” di festa e attività promosso dalla parrocchia. Domani è in programma la benedizione di alcune case e la visita a due ospedali, a seguire l’incontro con famiglie cristiane e musulmane. Infine, domenica 26 giugno la messa solenne durante la quale verrà celebrato il battesimo di una bambina della parrocchia della Sacra Famiglia. 

Un clima di festa, di incontro, di voglia di celebrare per superare anni difficili di guerre, violenze, attacchi oltre-confine e risposte - a volte durissime - dell’esercito israeliano. L’ultima escalation nel maggio dello scorso anno, quando poco più di 10 giorni di conflitto hanno causato la morte di 13 civili israeliani colpiti dai razzi di Hamas e della Jihad islamica, fra i quali due bambini, 114 i feriti. Ancora più duro il bilancio per la Striscia con 256 morti fra civili e miliziani, di cui 66 minori. Oltre alla scia di sangue, la guerra ha lasciato macerie e devastazioni sommate a una situazione già precaria in quella che molti definiscono una prigione a cielo aperto. L’ufficio Onu per gli affari umanitari parla di 258 edifici distrutti, danneggiate 53 scuole, 11 cliniche e sei ospedali.

“Oggi - racconta p. Romanelli - la ricostruzione procede, si stanno realizzando impianti di purificazione dell’acqua, disponiamo di corrente per otto ore al giorno rispetto alle due del passato, si stanno riparando le strade usando una sorta di mattoni, perché qui non abbiamo catrame. Si vedono anche nuovi edifici, poi Israele ha rilasciato 10mila permessi lavorativi per cittadini di Gaza che possono andare in Israele o Palestina per commerci o affari, in questo modo si vedono girare anche più soldi e la vita quotidiana è meno dura. I disagi restano, ma la situazione è migliore”. 

Fino a che Gerusalemme est e Cisgiordania non avranno la possibilità di essere indipendenti, con porte aperte al mondo e ai commerci, viaggi liberi e spostamenti senza restrizioni, sarà impossibile una svolta radicale. “Questa - osserva il sacerdote - resta la priorità per una società più giusta e stabile anche a Gaza”. Del resto sono ancora evidenti “le conseguenze del blocco e delle guerre” che, rispetto al passato dove “emergevano nei giovani e nei bambini” oggi colpiscono anche “la società adulta, che patisce le privazioni”. Elementi di criticità che “uniscono cristiani e musulmani” e ai quali la Chiesa cerca di rispondere “allestendo ambienti in parrocchia e nelle scuole che favoriscano la vita comunitaria, l’aiuto ai poveri e alle persone disagiate”. “Vogliamo creare per tutti i cristiani, cattolici e ortodossi - conclude - un’oasi dove vivere in modo serio e forte la spiritualità, dove compiere un cammino di formazione, giocare e divertirsi. Oggi il patriarca inaugurerà un campo polivalente di basket e calcio, che verrà subito utilizzato per un torneo fra i giovani della parrocchia”.

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