07/05/2026, 10.07
NEPAL
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Tra politica, fede e cultura la ‘rinascita’ del sanscrito nel Nepal socialista

di Steve Suwannarat

La lingua “sdoganata” nella cerimonia vedica che ha segnato l’elezione del 36enne premier Shah alla carica di primo ministro. Aumenta in modo consistente il numero di iscritti alla Nepal Sanskrit University. Un processo in atto in tutta l’Asia meridionale tra necessità economiche, aspirazioni spirituali e mutamenti politici. Istruzione, pasti e alloggio gratuiti per gli studenti meno abbienti. 

Kathmandu (AsiaNews) - In qualche modo “sdoganata” dalla cerimonia vedica che ha celebrato l’elezione del giovane (36 anni) Balendra Shah alla carica di primo ministro il 27 marzo scorso, la lingua sanscrita sta assistendo da qualche tempo a una forte ripresa di interesse sul piano culturale e per il suo uso pratico, non necessariamente relegato alla pratica religiosa induista a cui viene generalmente associata. Potrebbe sembrare paradossale che avvenga sotto un governo di ispirazione socialista e in un Paese che cerca di trovare una via di progresso finora limitato da molti fattori ambientali e socio-politici, oltre che dalla persistenza del sistema delle caste e di altri elementi identitari radicati nell’induismo e nella varietà (e diversità) delle tradizioni autoctone.

Contrariamente alle previsioni e in controtendenza rispetto al recente passato, il numero di iscrizioni all’Università sanscrita del Nepal (Nepal Sanskrit University) fondata 40 anni fa e alle scuole che propongono un curriculum ispirato alla tradizione indù (gurukul) sta aumentando in modo consistente, superiore alle quote disponibili. Quello che per alcuni potrebbe sembrare un ritorno nostalgico esprime invece la complessità della realtà del Paese e la sua instabilità, che spingono a una ricerca di identità e radici.

Un processo in corso un po’ in tutta l’Asia meridionale tra necessità economiche, aspirazioni spirituali e mutamenti politici. Anche - non va ignorato - con il recupero e lo studio della tradizione culturale, scientifica e tecnologica dell’induismo propiziata in India dai successivi governi di ispirazione induista e nazionalista guidati dal 2014 dal primo ministro Narendra Modi.

Non a caso l’Università sanscrita ha sede nella regione meridionale del Nepal confinante con l’India e con una proporzione di indiani residenti, oltre che di nepalesi maggiormente influenzati dalla tradizione e in diversi casi dal radicalismo induista. Tuttavia la sfida di coniugare tradizione e attualità viene da una serie di fattori, non ultimo la reazione a decenni di piani nazionali in materia di istruzione che hanno emarginato la prima associandola agli aspetti più deleteri, discriminatori della tradizione induista brahmanica come pure l’insurrezione maoista dal 1996 al 2006 e le successive politiche educative di governi di ispirazione marxista.

Oggi la “riscoperta” del sanscrito, utilizzato nella stesura dei Veda, i più antichi testi dell’induismo, ma che ha avuto una evoluzione successiva soprattutto riguardo gli ambiti delle arti e delle tecnologie pur mantenendo lo stesso alfabeto Devanagari (“scrittura degli dei”) ancora oggi usato per diverse lingue neo-indiane tra cui il Nepali, non ha necessariamente motivazioni religiose. Un uso pratico è alla base del “rinascimento sanscrito” che parte anche dalla richiesta di officianti, tradizionalmente depositari dell’uso di questa lingua, sia nel Paese, sia all’estero data la crescente popolazione migrante. 

Inoltre, non va ignorato che in una realtà che presenta ancora vaste aree di povertà, l’offerta di istruzione, pasti e alloggio gratuiti dei gurukul per gli studenti meno abbienti è un incentivo. Al contempo cresce anche l’interesse per gli studi sanscriti nella più disparate materie, sovente associate alla filosofia e a pratiche psico-fisiche come lo yoga o all’antica medicina indiana, che attirano in Nepal un numero crescenti di stranieri.

Il rischio di farne una moda o una necessità più che uno strumento di conoscenza è presente e segnalato da più parti che sottolineano come per trasformare questo ritrovato interesse in un vero e proprio rinascimento è necessario superare la dicotomia tra tradizionalismo e modernità. L’obiettivo è di fare dell’antica lingua lo strumento per una conoscenza intellettuale e critica aperta a tutti superando i tradizionali limiti di origine, genere e casta.

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