18/03/2026, 11.32
PAKISTAN
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A Karachi un iftar condiviso tra cristiani, musulmani e indù contro la guerra

di Shafique Khokhar

La cena interreligiosa promossa negli ultimi giorni del Ramadan che quest'anno si sovrappone con la Quaresima dalla Commissione per il dialogo dell'arcidiocesi. Presenti rappresentanti delle diverse comunità e politici locali. “Questo non è il momento di combattere o farci del male a vicenda: tutti condanniamo la violenza e preghiamo gli uni per gli altri”.

Karachi (AsiaNews) – In occasione di questi ultimi giorni del mese sacro di Ramadan che coincide quest’anno con la Quaresima ed è duramente segnato dai conflitti in Medio Oriente e in Asia Meridionale, i cattolici di Karachi hanno promosso un iftar – la cena comunitaria per la rottura del digiuno – che ha visto insieme rappresentanti delle comunità musulmana, indù, sikh e baha’i, alla presenza anche di alcuni politici locali.

Nel discorso di apertura dell’evento, Kashif Anthony, segretario della Commissione per il dialogo interreligioso dell’arcidiocesi di Karachi, ha spiegato che scopo dell’evento era pregare per la pace nel mondo, nel nostro Paese e anche per la pace interiore che le persone stanno cercando. “Questo non è il momento di combattere o farci del male a vicenda: tutti condanniamo la violenza e preghiamo gli uni per gli altri”, ha detto.

P. Shakeel Gulzar, direttore della medesima Commissione, ha sottolineato la gravità della crisi umanitaria in corso ricordando anche come il Medio Oriente sia la culla della maggior parte delle religioni del mondo. “È davvero doloroso per tutti noi vedere una regione con un tale significato spirituale e storico lacerata da guerra, violenza e divisioni politiche”, ha commentato.

Da parte sua il musulmano Abdul Samad Memon, coordinatore per l’armonia interreligiosa e relazioni di Minhaj-ul-Quran International, ha dichiarato che esistono molti valori comuni tra tutte le religioni e uno degli aspetti più importanti è la comunione sociale, la giustizia, il dare voce a chi non ne ha, garantire i diritti ai vicini, nutrire gli affamati e gli orfani. “Tuttavia – ha osservato -siamo ancora lontani gli uni dagli altri e il problema principale è la paura di perdere qualcosa. Per questo è necessario collaborare nell’educazione ad amare tutti e rispettare le altre fedi”. Anche Kiran Fatima, una donna musulmana che insieme a suo figlio partecipavano per la prima volta a una conferenza interreligiosa, ha espresso la sua gioia per questo evento.

Sham Sunder Advani, membro dell’Assemblea provinciale del Sindh e assistente speciale del capo del governo del Sindh per gli affari delle minoranze, ha affermato che una pace duratura può emergere solo attraverso un dialogo sincero che riconosca la dignità e i diritti di ogni comunità. “Il silenzio durante i momenti di crisi non è un’opzione e questo è il momento di riconoscere che il futuro dell’umanità dipende dalla nostra capacità di scegliere la pace invece del conflitto”, ha detto.

Tra le altre voci anche quella di Mufti Abu Talha Muhayudin - studioso ed educatore islamico che presta servizio presso il Darul Ifta della Jamia Islamia Clifton di Karachi che ha dichiarato che l’armonia interreligiosa non è solo un ideale sociale, ma anche una responsabilità morale e nazionale – e del membro indù dell’Assemblea provinciale Mahesh Kumar Hasija, che ha affermato che, in un tempo segnato da crescente polarizzazione e sfiducia, il dialogo interreligioso è diventato più importante che mai, lodando il Sindh come una terra di diversità, convivenza e patrimonio culturale condiviso.

Naveed Anthony, vicepresidente dell’Assemblea del Sindh, ha infine ringraziato per tutti gli sforzi portati avanti dalla Commissione per il dialogo dell’arcidiocesi di Karachi e ha espresso la speranza che la conferenza rafforzi ulteriormente i legami tra le comunità religiose, incoraggiando un impegno condiviso per costruire una società più pacifica, inclusiva e compassionevole.

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