23/02/2026, 13.43
FILIPPINE
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Al via all'Aja le udienze preliminari per il processo a Duterte

di Stefano Vecchia

La Corte penale internazionale deve esprimersi sulle accuse di crimini contro l'umanità nei confronti dell'ex presidente filippino per le uccisioni ordinate nell'ambito della guerra alla droga. Oggi ottantenne da quasi un anno si trova agli arresti in Olanda, ma la sua figura continua a dividere a Manila. Intanto Alto Commissario Onu per i Diritti umani Turk ha chiesto alle Filippine di riaderire allo Statuto di Roma.

L’Aja (AsiaNews) - Con la prima di quattro udienze preliminari è iniziato formalmente oggi a L’Aja - a quasi un anno dalla sua estradizione - il procedimento giudiziario contro l'ex presidente filippino Rodrigo Duterte davanti alla Corte penale internazionale.

Fuori dall’aula si sono radunati sostenitori di Duterte, mentre lo stesso ex capo dello Stato filippino ha rinunciato ad essere presente. La corte, composta dalla presidente Iulia Antoanella Motoc, di cittadinanza rumena, e dei giudici  Reine Adélaïde Sophie Alapini-Gansou del Benin e  María del Socorro Flores Liera, messicana ha iniziato alle 10 di questa mattina l’udienza che si ripeterà domani, il 26 e il 27 febbraio. I giudici ascolteranno la presentazione del caso da parte dell’accusa, oltre che le tesi della difesa e dei legali rappresentanti delle vittime nel caso aperto per crimini contro l’umanità contro l’80enne Duterte che non ha mai riconosciuto l’autorità della Corte.

L’accusa fa riferimento all’Articolo 7 (1) (a) dello Statuto di Roma per gli omicidi commessi durante le campagne contro la tossicodipendenza nel periodo tra l’1 marzo 2011 e il 16 marzo 2019. Prima come sindaco della grande città meridionale di Davao dove organizzò “squadre della morte” contro spacciatori, tossicodipendenti e squatter e poi come capo dello Stato, carica detenuta dal 2016 al 2022. Per questo, dopo un duro braccio di ferro con la Corte dell’Aia che il 7 marzo 2025 aveva emesso un mandato di cattura nei suoi confronti, quattro giorni dopo era stato arrestato a Manila da funzionari della polizia filippina con il beneplacito del successore Marcos Jr e dell’Interpol e immediatamente trasferito in Olanda.

Un passo allora definito “significativo” dal procuratore della Corte penale internazionale, Karim A.A.Khan, e accolto positivamente dall’Alto Commissario Onu per i Diritti umani, Volker  Türk perché cruciale per cercare di fare giustizia sulla morte di migliaia di filippini. L’arresto ha polarizzato il Paese sui due fronti tra favorevoli e conrari al giudizio verso un personaggio da molti ancora considerato con favore per il piglio autoritario e il carattere poco incline al compromesso. Della “guerra” contro la droga” – una piaga che nelle Filippine prospera sulla povertà e mancanza di possibilità e diritti, oltre che sull’azione di agguerrite associazioni criminali e aree di connivenza e corruzione - Duterte aveva fatto uno dei punti principali del suo programma elettorale che gli aveva portato il favore dell’elettorato.

Türk - che ha evidenziato l'importanza dei quadri giuridici internazionali nell'affrontare l'impunità e prevenire future violazioni - ha invitato le Filippine ad aderire nuovamente allo Statuto di Roma, da cui si sono ritirate il 17 marzo 2019 proprio per volere di Duterte, senza che per questo decadessero le possibilità di intervento per gli anni precedenti in base all’accusa di crimini contro l’umanità. Al momento la figura dell’ex presidente resta controversa e divisiva nelle Filippine dove prosegue la mancanza di cooperazione con la Corte e - nonostante le pressioni anche interne - permane la proibizione all’ingresso dei suoi investigatori.

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