Aleppo: nuovi scontri fra governativi e curdi: 12 morti, decine di migliaia in fuga
Terzo giorno di violenze nella metropoli del nord fra esercito e milizie Ypg. I sobborghi di Ashrafiyeh e Sheikh Maqsood dichiarati “aree militari chiuse”. Le autorità hanno imposto il coprifuoco, un abitante definisce la situazione “terribile e spaventosa”. Il governo turco offre sostegno ad al’Sharaa.
Aleppo (AsiaNews) - Per il terzo giorno consecutivo si registrano scontri mortali fra esercito governativo siriano e milizie dell’Unità di protezione popolare (Ypg) ad Aleppo, con le violenze che si concentrano nei quartieri in cui è predominante la presenza della minoranza curda e dichiarati “aree militari chiuse”. Secondo quanto riferiscono in queste ore le forze di sicurezza interna Asayish le operazioni si concentrano nei sobborghi densamente popolati di Ashrafiyeh e Sheikh Maqsood e hanno già provocato almeno 12 vittime - diversi i civili - e 57 feriti dal 6 gennaio, migliaia le persone in fuga. Le Forze democratiche siriane (Sdf, filo-curde) e l’esercito si rimpallano le responsabilità per questa nuova escalation di sangue, accusandosi di aver attaccato reciproche postazioni. I militari annunciano una nuova operazione per le 13.30 di oggi ora locale, mentre le autorità (fedeli a Damasco) hanno dichiarato il coprifuoco nella provincia.
Interpellato dalla Bbc un abitante della zona ha definito la situazione “terribile e spaventosa”, tanto che “tutti i miei amici sono partiti per altre città. A volte è tutto calmo - aggiunge - poi all’improvviso divampano nuovi scontri”. Uno sfollato di Ashrafieh, Samer Issa, raggiunto dalla Reuters ha raccontato che stava dormendo in una moschea trasformata in un rifugio coi suoi bambini piccoli. “Il bombardamento si è intensificato. Ce ne siamo andati perché i nostri figli non potevano più sopportare colpi ed esplosioni”, definendo il quadro “straziante”. Intanto Ankara ha dichiarato di essere pronta ad aiutare la Siria in caso di richiesta, col ministero della Difesa che in un briefing ha ricordato come l’operazione di Aleppo sia “svolta interamente dall’esercito siriano” senza - almeno sinora - la presenza turca.
La tensione tra curdi e governo centrale siriano è alta da tempo: dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, le Sdf dovevano entrare a far parte dell’esercito, ma l’accordo non è mai stato ratificato e non sono mancate accuse reciproche per le ultime ostilità in atto. Il governo del presidente Ahmed al-Sharaa parla di vittime che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero state causate dalle Sdf, la forza militare de facto nel nord-est della Siria (Rojava). Le milizie filo-curde si sarebbero ritirate da Ashrafiyeh e Sheikh Maqsood lo scorso anno nell’ambito di un accordo di cessate il fuoco nazionale firmato con Damasco e anche ieri hanno ribadito di non avere alcuna presenza militare nei quartieri. Va peraltro precisato che, pur a fronte delle dichiarazioni ufficiali, le forze Asayish sono affiliate alle Sdf.
Il patto dei mesi scorsi non è servito a scongiurare focolai di tensione, tanto da rendere necessari ulteriori incontri fra le parti l’ultimo dei quali è avvenuto il 4 gennaio scorso ma che, anche in questo caso, non ha saputo garantire risultati tangibili in una prospettiva di pace. L’agenzia di stampa statale siriana Sana ha rilanciato oggi una nota dei militari secondo cui i residenti dei quartieri di Ashrafiyeh e Sheikh Maqsood sarebbero stati sottoposti a coprifuoco a partire dalle 13:30 locali, poiché l’esercito intende intensificare gli attacchi. La campagna si estenderà anche al quartiere di Bani Zaid, altra zona a maggioranza curda situata tra i due già teatro di combattimenti.
In precedenza l’Sdf aveva pubblicato due video che mostrerebbero - ma il condizionale è d’obbligo - fazioni del governo [provvisorio] di Damasco “che bombardavano con artiglieria pesante il quartiere densamente popolato di Sheikh Maqsood nella città di Aleppo”. A questo si aggiungono accuse alle fazioni governative di voler “prendere deliberatamente di mira i civili” e di “commettere un crimine di guerra documentato che non può essere giustificato da alcun slogan religioso o militare”. Le milizie curde hanno puntato il dito contro fazioni alleate con Damasco le quali avrebbero “bombardato le zone residenziali nella parte orientale di Sheikh Maqsood utilizzando carri armati e razzi Grad, causando danni materiali”. Al contempo, l’Asayish accusa “fazioni armate affiliate al governo di transizione” di aver attaccato il quartiere di al-Shaqif con “un drone suicida”.
Violenze nella zona si erano già registrate lo scorso mese di ottobre, all’indomani delle prime - seppur parziali per estensione territoriale e coinvolgimento della popolazione - elezioni dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024. Dopo la chiusura delle urne erano divampati scontri armati tra Sdf e le forze di sicurezza legate ad al-Sharaa. Nei giorni successivi si è assistito a un rimpallo di responsabilità fra forze governative e vertici dell’amministrazione del Rojava, il nord-est curdo, con accuse di “provocazioni” e di tentativo di avanzamento “con i carri armati”.
Dall’inizio della rivoluzione siriana nella primavera del 2011 e nella successiva guerra civile (con derive jihadiste), le milizie curde sono state in grado di mantenere un certo equilibrio che ha permesso loro di non farsi coinvolgere direttamente nella guerra contro Damasco. In passato il regime aveva affidato ai curdi alcuni punti chiave e snodi strategici, come l’aeroporto internazionale di quella che un tempo è stata la capitale economica e commerciale del Paese. Al tempo stesso non sono mai state apertamente filo-governative, mantenendo una distanza fra le parti e preferendo controllare la propria zona di influenza. Tuttavia, dall’inizio dell’avanzata di Hay’at Tahrir al-Sham (Hts) non sono mancati momenti di tensione e combattimenti, con ripetuti focolai di guerra.
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