26/01/2026, 18.40
INDIA
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Alla dottoressa cattolica Armida Fernandez il premio Padma Shri

di Nirmala Carvalho

Una delle più alte onorificenze dell'India assegnata aalla neonatologa di Mumbai che ha ridotto drasticamente la mortalità infantile fondando anche la prima banca del latte in India. Ha portato la sua opera al servizio delle donne negli slum della metropoli. "Ho sentito nella mia vita tante volte Dio tenermi per mano e dirmi: questo è ciò che devi fare adesso".

Mumbai (AsiaNews) - Nel Giorno della Repubblica dell’India, la dottoressa cattolica Armida Fernandez, fondatrice e fiduciaria di SNEHA (Society for Nutrition, Education and Health Action), già docente di neonatologia e preside del LTMG Hospital di Sion, ha ricevuto dal governo dell’India il prestigioso premio Padma Shri. Il riconoscimento vuole valorizzare il suo impegno portato avanti per tutta la vita nel migliorare la salute materna, infantile e pediatrica in India, soprattutto nelle aree urbane povere.

Il Padma Shri è la quarta più alta onorificenza civile dell’India e riconosce contributi distinti in vari ambiti come le arti, l’istruzione e il servizio sociale. Quest’anno sono state premiate ben 131 persone. In questa stessa settimana, giovedì 29, la dott.sa Fernandez riceverà anche un’onorificenza pontificia per questo suo lungo servizio.

Condividendo la notizia con AsiaNews, ha dichiarato: “Credo davvero che Dio abbia un ruolo e uno scopo per ciascuno di noi quando ci porta su questa terra. L’ho detto molte volte. Ho sentito Dio tenermi per mano e dirmi: ‘Questo è ciò che devi fare adesso’”. La dott.ssa Armida vive a Bandra dove partecipa quotidianamente alla Messa presso la Basilica del Monte o la chiesa di Sant’Andrea: “Ricevo Gesù nella comunione per uscire ad aiutare gli altri”, racconta.

Nel 1977, la dott.ssa Armida ha avviato il Dipartimento di neonatologia presso il Lokmanya Tilak Municipal General Hospital (LTMG, noto popolarmente come Ospedale di Sion). “Alla fine degli anni ’80, mentre lavoravo come pediatra e neonatologa, i bambini morivano e il professore mi disse: ‘Per favore, lascia tutto quello che stai facendo e concentrati su come ridurre le morti neonatali’. Quello era Dio che mi diceva cosa fare… Era straziante vedere morire così tanti bambini nell’unità di terapia intensiva per i prematuri. Ne perdevamo il 70% a causa di diarrea e sepsi. Istintivamente capii che c’era qualcosa che non stavamo facendo nel modo giusto”.

Dopo molti giorni di attenta analisi, individuò la causa della diarrea nella contaminazione del latte artificiale e dei biberon. “All’epoca facevamo oltre 8mila parti all’anno. Anche il minimo compromesso sull’igiene - infermiere che si sciacquano le mani in fretta o biberon non sterilizzati a fondo - può mettere i prematuri ad altissimo rischio. Così decisi di eliminare il latte artificiale e i biberon, e feci entrare le madri in terapia intensiva per allattare i loro bambini. Non c’è nulla di più curativo del tocco di una madre”.

I tassi di mortalità iniziarono a diminuire e Fernandez avviò la sua instancabile campagna a favore dell’allattamento al seno. Poiché non tutte le madri potevano produrre latte sufficiente, decise di utilizzare il latte di altre madri per nutrire i neonati più bisognosi. “Convincemmo e incoraggiammo le madri a donare il loro latte ad altre madri”.

Dopo una fellowship a Oxford su questo tema, nel 1989, la dott.ssa Armida aprì la prima banca del latte, assicurando ai neonati l’apporto dei nutrienti essenziali del latte materno. Oggi si dice che la Sion Human Milk Bank salvi la vita a circa tre dozzine di bambini ogni giorno. “Il mio team in ospedale – ricorda - coinvolse madri sane in allattamento affinché donassero il latte in eccesso, che veniva poi pastorizzato e conservato. Con l’arrivo dei test per la rilevazione dell’HIV, le madri venivano anche sottoposte al test». In meno di quattro anni, la mortalità infantile all’Ospedale di Sion scese dal 70% al 12%.

“Il vescovo Allwyn D’Silva, allora p. Allwyn D’Silva, lavorava a Dharavi, la più grande baraccopoli dell’Asia – prosegue la dott.sa Fernandez -. Mi disse: ‘Perché tu e il tuo dipartimento non lavorate negli slum?’. Con alcuni fondavi trovati da lui cominciammo a operare a Dharavi, Kurla, Wadala. Attrevarso p. Allwyn capii che non potevamo lavorare solo negli ospedali se volevamo cambiare i comportamenti. Il cambiamento sociale era essenziale”.

Vedendo il successo di questa idea semplice ma straordinariamente efficace, la dott.ssa Armida decise di condividere le sue pratiche con le persone povere che vivevano nelle baraccopoli e ne avevano disperatamente bisogno. Inizialmente organizzò visite sul campo una volta alla settimana, accompagnata da un gruppo di studenti di dottorato a cui insegnava neonatologia. Poi nel 1999, la dott.ssa Fernandez ha fondato SNEHA, un’organizzazione con sede a Mumbai focalizzata sulla salute materna e infantile e sull’empowerment delle donne.

“Tutto iniziò al matrimonio di un parente. Un cugino che mi disse: ‘Vuoi lavorare negli slum? Prendi la mia casa nel distretto di Nashik, nel Maharashtra, vendila e usa i fondi per i tuoi progetti nelle baraccopoli’. Il giorno dopo, purtroppo, morì; ma sua moglie vendette la casa e mi diede il denaro per il lavoro negli slum. Fu ancora una volta Dio che mi parlava, dicendomi: devi lavorare negli slum”.

Da quasi tre decenni, SNEHA opera nei settori della salute e nutrizione materna e infantile e nella prevenzione della violenza contro donne e bambini nelle baraccopoli della città.

«Anche per le cure palliative – racconta ancora la dott.ssa Armida – Dio mi ha parlato: mi ha tolto la mia unica figlia, Romilla, morta di cancro. Ho visto la sua sofferenza e mi sono chiesta che cosa potessi fare per gli altri malati di cancro. Oggi il Romila Palliative Care (RPC), che porta il suo nome, è un centro di conforto per i pazienti affetti da malattie che limitano la vita”.

“Non possiamo prenderci il merito di nulla di ciò che facciamo nella vita”, conclude la dott.sa Fernandez attribuendo il merito del premio Padma Shri a tutti quelli che hanno lavorato con lei. “Dio parla in modi diversi: attraverso voci, attraverso situazioni, ed è ciò che è accaduto per tutta la mia vita. Fin dall’inizio ho avuto i migliori team. All’Ospedale di Sion avevo un ottimo dipartimento; in SNEHA e nelle cure palliative ho un team straordinario di persone impegnate e dedicate che lavorano insieme. Questa è la storia della mia vita”.

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