01/06/2026, 12.16
TURCHIA
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Ankara confisca terre a cristiani e yazidi per sostenere lo sviluppo energetico

Molti dei progetti riguardano il sud-est del Paese, area in cui si concentra la presenza delle minoranze religiose. Il caso della “Centrale solare G25” nel villaggio caldeo di Aynwardo. Per il governo turco è di “interesse pubblico” e va sostenuto. Il parlamentare cristiano George Aryo ha già sollevato (invano) la questione in Parlamento.

Istanbul (AsiaNews) - Il numero di progetti nel settore delle energie rinnovabili sta aumentando rapidamente in tutta la Turchia, a fronte di una richiesta energetica sempre più imponente e di una criticità nelle forniture dei combustibili tradizionali a causa della guerra nel Golfo. Analisti e attivisti sottolineano, però, come un numero significativo di questi progetti si trovino nella regione sud-orientale del Paese, in un’area in cui si concentra una significativa presenza di minoranze cristiana e yazidi, che pagano più di altre con espropri e sequestri di terre. Uno degli esempi più recenti è il progetto della “Centrale solare G25” nel villaggio cristiani caldeo di Aynwardo (Inwardo), noto in turco come Gülgöze, nel distretto di Midyat.

Secondo quanto riferiscono le autorità di Ankara, il progetto viene difeso con slogan “convincenti” fra i quali “per interesse pubblico”, “energia nazionale” e “sviluppo”. Per il villaggio yazidi di Baçinne (in turco: Güven), che deve affrontare problemi simili, il parlamentare cristiano George Aryo ha già sollevato la questione in un discorso tenuto alla Grande Assemblea Nazionale Turca.

In una fase di crisi globale innescata alla guerra di Stati Uniti e Israele all’Iran, con ripetute chiusure dello Stretto di Hormuz imposte da Teheran alle navi “nemiche”, l’emergenza legata alla carenza di greggio e gas naturale alimenta nuovi investimenti sulle energie alternative. L’urgenza dell’inversione di tendenza è rafforzata dalla vulnerabilità strutturale della produzione energetica nazionale, che va oltre l’emergenza innescata dal conflitto nel Golfo: la Turchia, infatti, importa più dell’80% delle risorse energetiche, rendendola altamente sensibile agli shock dei prezzi legati a crisi geopolitiche. Sullo sfondo dell’aumento dei prezzi dell’energia e dell’instabilità regionale, Ankara sta effettivamente lanciando una trasformazione economica a lungo termine.

Attivisti cristiani spiegano che la questione non riguarda solo l’energia, perché il tema di fondo riguarda investimenti e progetti che si concentrano in villaggi e territori in cui vivono da secoli le minoranze religiose, la cui popolazione è in forte calo. Queste comunità, spiegano attivisti interpellati dietro anonimato da Aina (Assyrian International News Agency), sono “indebolite” sul piano politico e sociale e “faticano a far sentire la propria voce e far valere i loro diritti”. 

Vi è poi un’altra questione urgente: i villaggi assiri e yazidi della regione di Tur Abdin sono tra gli insediamenti più antichi e ospitano importanti siti religiosi. Negli ultimi anni hanno attirato un numero considerevole di turisti nazionali e internazionali, contribuendo in modo significativo allo sviluppo della regione. “I progetti energetici su larga scala previsti - denunciano le fonti - finiranno per causare un danno significativo al turismo”.

La controversia sull’esproprio di terre si inserisce in un quadro più ampio di abusi e violazioni contro la comunità cristiana, che già in passato è risultata essere il gruppo minoritario più perseguitato nel Paese. Un rapporto 2024 della Freedom of Belief Initiative riportava decine di attacchi violenti legati a “crimini di odio” con un’incidenza prevalente fra cristiani ed ebrei. Gli attacchi a cimiteri, luoghi di culto, case o scuole legati a comunità religiose o di fede sono tra gli incidenti più frequenti.

La regione di Tur Abdin viene da tempo definita “terra senza padrone”. La maggior parte di questi villaggi si è svuotata negli anni ‘90 del secolo scorso, costringendo i loro abitanti a emigrare in tutto il mondo, soprattutto in Europa. E oggi, in un momento in cui si stanno riaccendendo le speranze di un ritorno in questi villaggi di origine, i loro terreni agricoli e i pascoli, essenziali per il sostentamento di queste comunità, vengono destinati a progetti energetici su larga scala. Ad inasprire la questione, vi è anche il fatto che cristiani e yazidi non godano di una forte influenza politica ad Ankara.

Gli abitanti di Aynwardo hanno denunciato a più riprese l’impatto negativo che il progetto della centrale solare G25 avrà sui loro pascoli, sulle risorse idriche e sulla produzione agricola. Le obiezioni della popolazione locale, tuttavia, vengono sistematicamente ignorate. La questione fondamentale, affermano, “non è l’energia rinnovabile in sé, quanto piuttosto il processo decisionale senza il consenso della popolazione e la distruzione degli spazi vitali dei villaggi”. “Se si tenesse veramente conto - proseguono - dell’interesse pubblico, sarebbero state valutate zone alternative, perché lo sviluppo non può ignorare la storia, l’ambiente e la vita  di un popolo”.

“Ciò che sta accadendo oggi nei villaggi di Aynwardo e Baçinne potrebbe verificarsi domani in altri villaggi cristiani o yazidi” concludono le fonti, per questo “i progetti nel settore energetico, minerario e simili devono essere immediatamente riconsiderati. I villaggi delle minoranze non dovrebbero essere considerati come aree economicamente deboli e vulnerabili, ma come siti storici, culturali e del patrimonio che devono essere protetti”.

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