01/07/2021, 08.51
TURCHIA
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Ankara lascia la Convenzione di Istanbul a difesa delle donne. Violenze in aumento

Da oggi la Turchia si ritira in modo ufficiale dal trattato internazionale firmato nel 2011. Respinta in settimana una mozione presentata alla Corte d'appello. Leader femminista promette di continuare la battaglia a difesa dei diritti. Negli ultimi cinque anni almeno un caso al giorno di femminicidio. 

Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - Da questa mattina, in via ufficiale, la Turchia non è più parte integrante del trattato internazionale contro la violenza sulle donne, meglio noto come “Convezione di Istanbul” perché firmato nel 2011 nella metropoli economica e commerciale del Paese. Viene così applicata una decisione annunciata a marzo dal presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha sollevato l’indignazione e la condanna di molte organizzazioni attiviste e di governi occidentali, fra i quali anche diverse nazioni alleate. 

Contro la mossa della leadership turca si schierano movimenti pro-diritti umani e semplici cittadini, pronti a scendere in piazza e a manifestare. Il timore è che la polizia possa intervenire con la forza e reprimere le proteste con percosse e arresti, come avvenuto nei giorni scorsi in occasioni delle sfilate per il “Pride 2021” a favore dei diritti LGBTQ. 

In settimana la Corte di appello ha respinto il ricorso presentato da alcune associazioni per bloccare l’iter di ritiro dalla Convenzione. “Continueremo la nostra battaglia” assicura l’attivista Canan Gullu, presidente della federazione che riunisce le associazioni a difesa delle donne del Paese, spesso vittime di abusi e violenze nel silenzio delle istituzioni e delle forze di polizia. “La Turchia - prosegue - si sta sparando sui piedi con questa decisione”. 

Da marzo, racconta la leader femminista, molte donne e altre categorie di vulnerabili si mostrano molto più riluttanti a denunciare situazioni di abuso o a chiedere aiuto in caso di violenze. Ed è anche assai minore il grado di protezione e tutela che possono ricevere, anche a causa delle difficoltà generali legate alla pandemia di Covid-19 che ha alimentato una crisi economica già alle porte. La conseguenza diretta, avverte, è un “aumento drammatico” delle violenze contro le donne. 

La Convenzione di Istanbul, negoziata e sottoscritta nel 2011, impegna i suoi membri a prevenire e perseguire sul piano penale la violenza domestica, promuovendo al contempo l’uguaglianza e pari opportunità fra i due sessi. La decisione di ritirarsi ha provocato la condanna degli Stati Uniti e dell’Unione europea.

Secondo un gruppo di monitoraggio, negli ultimi cinque anni sarebbe avvenuto “almeno un femminicidio” al giorno, con una tendenza in costante aumento. Ecco perché servirebbe applicare la convenzione con maggiore rigore e ampliarla, invece di ritirarsi come fatto da Erdogan. Secondo l'Akp, il partito del presidente, essa “mina la struttura familiare” che è alla base e a protezione della società turca, sempre più legata a una visione fondamentalista dell’islam. 

Questo mese la commissaria per i Diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatovic ha inviato una lettera ai ministri degli Interni e della Giustizia turca, esprimendo preoccupazione per l’aumento delle narrazioni omofobe da parte di alcuni funzionari di Ankara. Parte di questi hanno anche preso di mira la stessa convenzione. “Tutte le misure previste dalla Convenzione di Istanbul rafforzano le basi e i legami familiari - ha sottolineato l’esperta - prevenendo e combattendo la principale causa di distruzione delle famiglie, ovvero la violenza”. 

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