22/01/2009, 00.00
INDIA
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Anti-terrorismo: gli attentatori di Malegaon cospiravano per istituire lo stato indù

Presentate oltre 4mila pagine di documentazione sui responsabili delle bombe che hanno ucciso 6 persone e ferito 70 nel settembre 2008. Il gruppo organizzava attacchi con il proposito di sovvertire l’ordine istituzionale. Alle riunioni segrete anche un ex parlamentare del partito nazionalista Bharatiya Janata Party.
Mumbai (AsiaNews/Agenzie) - Gli autori dell’attentato di Malegaon stavano organizzando un movimento clandestino per promuovere l’ideologia nazionalista e istituire l’Hindu Rashtra, uno stato indù.
 
Il 20 gennaio la Squadra anti terrorismo indiana (Ats) ha presentato Maharashtra Control of Organised Crime Act (Mcoca) la documentazione contro i 14 accusati dell’attentato che il 29 settembre 2008 causò la morte di sei persone ed il ferimento di 70 a Malegaon, città dello stato del Maharashtra. Nelle 4300 pagine prodotte dall’anti-terrorismo, oltre ai capi di imputazione per i diversi personaggi coinvolti, si parla anche di un progetto segreto per “gettare i semi della rivoluzione”.
 
L’Ats riporta informazioni relative a riunioni del gruppo avvenute in diverse città del Paese. Tra queste è incluso anche un’incontro avvenuto nel settembre 2007 cui avrebbe preso parte anche l’ex parlamentare del partito nazionalista induista Bharatiya Janata Party (Bjp) e leader del Vishwa Hindu Parishad, B.L. Sharma.  Dalla trascrizione dei dialoghi, redatta sulla base di un video rinvenuto nel portatile di uno dei capi del gruppo, il sedicente leader religioso Dayanand Pandey, emerge l’intenzione del gruppo di organizzare un movimento eversivo ad ampio raggio.
 
Le trascrizioni attribuiscono a Sharma affermazioni sul metodo e i tempi del reclutamento degli affiliati. Secondo i documenti depositati dall’Ats, l’ex parlamentare del Bjp incoraggia il progetto del gruppo e invita i membri a mantenere la segretezza immaginando la realizzazione definitiva del progetto entro cinque anni.
 
Alla stessa riunione il tenente colonnello dell’esercito indiano Prasad Purohit, leader del gruppo tra i principali accusati per l’attentato di Malegaon, afferma che “la rivoluzione non può essere solo nel Maharashtra o a Delhi. Sino a che la rete non è pienamente diffusa in tutto il Paese non possiamo sviluppare la rivoluzione”.  Nelle azioni immediate che il gruppo di proponeva c’era quella di intensificare gli attentati per spaventare la popolazione e indurla a convertirsi all’induismo.
 
La prossima audizione del processo è prevista per il 12 febbraio termine della custodia cautelare di 11 dei 14 accusati. I nuovi sviluppi delle indagini sull’attentato di Malegaon aumentano l’imbarazzo dei partiti nazionalisti d’ispirazione induista che dopo l’esplosione delle due bombe a settembre avevano sostenuto la teoria che ne attribuiva al responsabilità a gruppi terroristi islamici o maoisti.
 
Già dai risultati iniziali delle indagini era tuttavia emerso il coinvolgimento diretto di esponenti dei movimenti nazionalisti indù. Il fatto che tra i primi ad essere arrestati  vi erano un 38enne che nel 2007 era diventato un sadhu (termine che indica gli asceti indù) e una donna sua correligionaria, aveva tolto ogni dubbio sulla matrice dell’attentato.
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