04/05/2010, 00.00
THAILANDIA
Invia ad un amico

Arcivescovo di Bangkok: la road map di Abhisit, passo “positivo” per la pace

Mons. Kovithavanij giudica con favore la proposta avanzata dal premier, che propone nuove elezioni il 14 novembre prossimo. Il prelato invita le parti a “guardare al bene comune” del Paese e chiede ai cattolici un impegno concreto per la pace. Le “camicie rosse” parlano di “soluzione accettabile”.
Bangkok (AsiaNews) – La “road map” in cinque punti proposta dal premier thai Abhisit Vejjajiva per la riconciliazione e nuove elezioni è “un passo molto positivo, che dà respiro al Paese”. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Francis Xavier Kirengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok e vice-presidente della Conferenza episcopale, secondo cui entrambi gli schieramenti “devono guardare al bene comune come valore primario”.
 
In un discorso televisivo alla nazione, la notte scorsa il Primo Ministro thai ha avanzato le linee guida che porteranno allo scioglimento del Parlamento e a elezioni generali il 14 novembre prossimo. La fine del mandato Parlamentare dovrebbe giungere in un arco di tempo variabile fra 45 e 60 giorni che precedono il voto. L’attuale legislatura dovrebbe quindi concludersi entro la fine di agosto o i primi di settembre.
 
La road map di “riconciliazione nazionale” è formata da cinque punti: la monarchia non deve diventare un’arma nella lotta politica; il Paese va riformato per appianare le disuguaglianze e le disparità economiche; i media devono evitare di aggravare il conflitto sociale e politico; la creazione di una commissione indipendente di indagine sulle violenze che, in otto settimane di protesta, hanno causato 27 morti e oltre 900 feriti; un cammino di pacificazione che vede impegnati tutti i fronti in lotta.
 
I leader delle “camicie rosse” – manifestanti antigovernativi vicini all’ex premier Thaksin Shinawatra e al partito di opposizione United front for Democracy against Dictatorship (UDD) – stanno valutando la proposta avanzata da Abhisit, ma i primi commenti riferiscono di una road map “accettabile” e di una “buona soluzione” in vista di nuove elezioni.
 
Il fronte antigovernativo chiede anche un decreto di amnistia, che consenta ai manifestanti che hanno violato la legge di evitare una condanna al carcere. Il quotidiano Bangkok Post precisa però che un’eventuale amnistia riguarderebbe solo i manifestanti, ma non “quanti sono ricercati dalla polizia per reati gravi”.
 
Fonti vicine all’esecutivo spiegano che prima del discorso del premier alla nazione, vi sarebbero stati una serie di colloqui fra governo e opposizione in merito ai tempi di scioglimento del Parlamento e l’indizione di nuove elezioni. Un passo in avanti, rispetto ai primi due incontri del mese scorso, che non avevano sortito effetti positivi. Del resto la proposta di “un terzo vertice” era stata avanzata dai leader religiosi cattolici, buddisti e musulmani durante un convegno organizzato a metà aprile dalla Commissione nazionale per i diritti umani (Nhrc).
 
L’arcivescovo di Bangkok ricorda ad AsiaNews il summit interreligioso, in cui “abbiamo voluto esprimere unità e accordo”, invitando le parti a trovare “una soluzione” alla crisi politica. E la chiave, aggiunge mons. Kovithavanij, per risolvere la situazione di stallo ruotava proprio attorno “a un terzo incontro in cui entrambe le parti manifestassero buona volontà e il desiderio di risolvere il conflitto”.
 
Il prelato giudica i cinque punti avanzati da Abhisit “un passo molto positivo” e invita le parti a “guardare al bene primario della popolazione thai” che desidera la pace come valore supremo. Di fronte a un problema sociale e politico, aggiunge, è necessaria una presa di coscienza e un’assunzione di responsabilità. “Aspettiamo una risposta dei manifestanti – sottolinea – ma la via proposta dal premier era l’unico modo per il governo di affrontare la crisi, usando l’arma del dialogo”.
 
I cattolici thai ogni sera alle 6 osservano un momento di silenzio e celebrano una preghiera comune “per la pace e il bene della Thailandia”. Preghiere che si ripetono “anche la domenica, durante la messa”, mentre i cristiani – seppur minoranza nel Paese – devono ricoprire un “ruolo attivo” nella vita del Paese. “Ora – conclude l’arcivescovo di Bangkok – nutriamo un cauto ottimismo”.(DS)
TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Thaksin: le accuse di terrorismo del governo thai sono di natura politica
27/05/2010
Bangkok, migliaia in preghiera per la pace nel Paese
26/05/2010
Abhisit rilancia la “road map” per la pace. Fallito il modello di democrazia thai
21/05/2010
Bangkok: tre notti di coprifuoco, timori di nuove violenze
20/05/2010
Bangkok: resa delle “camicie rosse”. Morto un reporter italiano
19/05/2010


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”