05/12/2015, 00.00
SINGAPORE
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Arcivescovo di Singapore: solo la misericordia salva un mondo egoista e materiale

Nella lettera pastorale per l’inizio dell’anno giubilare mons. Goh esorta a contrastare il principio di “utilità” che domina le nostre vite. Il prelato invita a guardare a Cristo quale fonte di amore e riconciliazione. Ai fedeli l’invito a recitare il rosario, compiere pellegrinaggi, confessarsi e accostarsi all’Eucaristia.

Singapore (AsiaNews) - “Quello di cui il mondo di oggi ha più bisogno, più di ogni altra epoca nella storia, è proprio della misericordia. In un mondo dominato da scienza e tecnologia, non vi è spazio sufficiente per la misericordia. […] E questo emerge con sempre maggior forza dalla violenta distruzione della vita umana e del suo habitat”. È quanto scrive l’arcivescovo di Singapore, mons. William Goh Seng Chye, nella lettera pastorale inviata ai fedeli per l’inizio dell’Anno della Misericordia. Pubblicata ieri e inviata per conoscenza ad AsiaNews, la lettera sottolinea che “molti di questi atti di terrorismo sono commessi nel nome di Dio e dell’amore”. Fra questi, ricorda il prelato, vi sono “l’aborto di feti” e “l’eutanasia” di anziani e malati. Una mancanza di misericordia che emerge con maggior forza in un’epoca in cui “le persone sono valutate in base alla loro utilità”.

Indetto da papa Francesco, il Giubileo della Misericordia si aprirà il prossimo 8 dicembre con celebrazioni non solo a Roma, ma in tutte le diocesi del mondo e nei principali santuari. Anche l’arcidiocesi di Singapore si prepara all’evento con incontri, preghiere e momenti di animazione pastorale.

Nella lettera pastorale mons. Goh ricorda i molti casi in cui, nel mondo di oggi, la misericordia sembra aver perso quel valore portante nella società e all’interno delle relazioni umane. Essa si rivela, scrive il prelato, “nel modo in cui guardiamo ai peccatori e a quanti ci hanno ferito”. “La Chiesa, come esempio della misericordia di Cristo, deve andare incontro alle persone [in difficoltà] mostrando loro compassione e comprensione”.

Alla luce dell’anno giubilare della Misericordia, prosegue l’arcivescovo di Singapore, “dobbiamo unirci a papa Francesco nel rilanciare la centralità del Vangelo della misericordia” e andare incontro agli emarginati, agli ultimi, ai negletti della società. In questo senso, avverte, è necessario mostrare “un approccio pastorale, per aiutare le persone a sperimentare l’ideale dell’amore perfetto e mostrare compassione quando sbagliano, a dispetto delle buone intenzioni”.

Per mons. Goh dietro la mancanza di misericordia vi è anche “l’ira irrisolta e nascosta” unita al “risentimento” che alberga “nei nostri cuori”, anche per ferite o contrasti che affondano le loro radici nei rapporti familiari e interpersonali. Infine, vi sono anche i casi di “egoismo, egocentrismo e schiavitù nei confronti dei piaceri del mondo” frutto di “invidia, accidia, avarizia, gola e lussuria” attraverso i quali vogliamo “soddisfare i nostri piaceri”.

Oggi è il tempo dell’individualismo, del materialismo e del consumismo, spiega mons. Goh, e in questo contesto così difficile essere strumento di misericordia vuol dire “essere consapevoli dei propri peccati, della propria mancanza, del bisogno di completezza, di amore e di perdono”. Per essere misericordiosi, avverte, dobbiamo “per primi ricevere la misericordia di Dio” contemplandola “in Gesù Cristo”, riflettendo sulle letture, guardare al Dio sulla croce e all’Eucaristia, fonti di “grande aiuto”. E ancora, pregare il rosario e l’inno alla Divina misericordia.

Per il Giubileo della Misericordia, conclude l’arcivescovo di Singapore, “propongo che i cattolici si impegnino in pellegrinaggi di preghiera” fra le parrocchie della città e, in particolare, visitando “la chiesa della Divina Misericordia”. Accostatevi al sacramento della confessione almeno una volta al mese e partecipate alla messa una volta alla settimana, oltre alle funzioni domenicali e della festa.

A Singapore i cattolici sono oltre 200mila, pari al 5% circa del totale della popolazione; fra le religioni, la più diffusa è il buddismo col 43%; seguono i cristiani col 18% del totale, islam 15%, induismo e taoismo 11 e 5%. La Chiesa locale vive una fase di crescita e dinamismo, che ha portato all’apertura di un seminario teologico, definito una vera e propria “pietra miliare” per la comunità locale, e di un centro Caritas per poveri e malati.

 

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