08/03/2024, 15.13
HONG KONG-CINA
Invia ad un amico

Articolo 23: anche non denunciare chi 'attenta alla sicurezza' sarà punito a Hong Kong

Il disegno di legge sulla sicurezza nazionale presentato oggi - che l'Assemblea legislativa si appresta a varare a tempo di record - porta a livelli mai visti la repressione di ogni forma di dissenso nell'ex colonia britannica. Carcere a vita per il reato di "tradimento", fino dieci anni a chi è accusato di "sedizione". E la norma contro chi non segnala alla giustizia gli oppositori del governo sarà un ulteriore strumento di pressione anche verso le comunità religiose.

Hong Kong (AsiaNews) – Duecentododici pagine di articoli, pubblicati in fretta e furia ad appena 9 giorni dalla fine della fase della “consultazione popolare”; senza tenere in alcun conto (com’era scontato) le preoccupazioni espresse dalle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani. E con l’Assemblea legislativa - interamente controllata dalle forze pro-Pechino, dopo la liquidazione di ogni parvenza di democrazia a Hong Kong - che obbedendo all’indicazione dell’amministrazione locale di John Lee si dice pronta a “riunirsi giorno e notte” per arrivare il più in fretta possibile all’approvazione. Ha fatto così il suo debutto, oggi, nell’ex colonia britannica riunificata alla Repubblica popolare cinese nel 1997, il disegno di legge sull’articolo 23, la versione locale della legge sulla sicurezza nazionale.

Già dal luglio 2020 a Hong Kong sono in vigore le rigidissime norme imposte da Pechino in forza delle quali - proprio per "minaccia alla sicurezza nazionale" - sono state stroncate le massicce proteste con cui milioni di persone erano scese in piazza chiedendo democrazia, in forza del principio “un Paese, due sistemi” che era alla base degli accordi sul ritorno sotto la sovranità di Pechino. Leggi la cui applicazione fa sì che tuttora centinaia di esponenti del movimento pro-democrazia si trovino in carcere, con processi con accuse surreali di “sovversione” o “influenze straniere” che dopo anni ormai solo ora si stanno celebrando.

Con la legge sull’articolo 23 - però - nella forma in cui è stata presentata oggi, la repressione delle libertà di espressione a Hong Kong è destinata a salire a un livello ancora più brutale. Ufficialmente, questa volta, non si tratta di una norma di Pechino, ma di una legge locale chiamata a dare attuazione a un punto della Basic Law - la legge fondamentale che ha normato il ritorno di Hong Kong alla Cina. All’articolo 23 demandava a una legge specifica la repressione dei reati che mettono a rischio la sicurezza nazionale. E già nel 2003 l’allora governo di Hong Kong aveva tentato di far approvare una legislazione in materia; ma era stato fermato da un’ondata di proteste popolari che avevano visto in quest’azione un chiaro tentativo di azzerare le libertà e lo Stato di diritto, che pur con tutti i suoi limini l’amministrazione coloniale britannica aveva garantito. Ora invece - in una Hong Kong dove non c’è già più alcuna possibilità di esprimere il proprio dissenso - la Repubblica popolare cinese e John Lee si apprestano a completare l’opera. Con una legislazione ancora più restrittiva e aperta un’applicazione ancora più arbitraria di quella già in vigore dal 2020.

Se la legge di Hong Kong sulla sicurezza nazionale entrerà in vigore così come oggi è stata pubblicata - e non ci sono ragioni per coltivare dubbi, vista l'assenza di un vero dibattito politico - d’ora in poi sarà possibile essere condannati al carcere a vita per reati come “tradimento”, “insurrezione”, “minaccia alla sovranità della Cina”. Per il reato di “sedizione” - spesso contestato in tribunale in questi ultimi anni ai manifestanti pro-democrazia - la pena massima verrà innalzata dagli attuali due a sette anni di carcere; con la possibilità di farli salire addirittura fino a dieci in caso di collusione con una "forza esterna". E codificando questo reato la nuova legge definisce “intenzione sediziosa" l'incitamento all'odio, al disprezzo o alla disaffezione contro la Cina, i suoi apparati a Hong Kong, ma anche il governo e il sistema legale della città.

Il testo proposto della legge sull’articolo 23, poi, innalza per la polizia da 48 ore a due settimane il termine per formulare l’accusa in caso di fermo per un reato legato alla sicurezza nazionale. Assegna alle forze dell’ordine nuove facoltà per limitare l’accesso dei detenuti ai propri avvocati. A coloro contro cui è stato emesso un mandato di arresto ai sensi di un reato legato alla sicurezza nazionale, il governo potrà inoltre revocare il passaporto e impedire di essere destinatari di transazioni finanziarie se non si presentano davanti al magistrato entro sei mesi: un provvedimento che ha chiaramente nel mirino gli esponenti del movimento pro-democrazia che si sono rifugiati all’estero.

Ma a conferma dell’intento intimidatorio dell’intero quadro normativo, la proposta di legge sulla sicurezza nazionale contempla anche un reato definito come “tradimento per negligenza”, che mira espressamente a colpire anche quanti sono a conoscenza di comportamenti che attentato alla sicurezza dello Stato (così come descritta sopra dalle autorità di Hong Kong) ma non lo riferiscono. Anche in questo caso, dunque, si potrà essere passibili di denuncia e andare incontro a una condanna fino a 14 anni di carcere.

È facile intuire che un reato così formulato è una spada di Damocle sulla testa di chiunque. Ma rappresenta una minaccia specifica, in particolare, per le comunità religiose. In una delle osservazioni presentate nella fase della consultazione popolare, la questione era stata anche sollevata, citando il caso dei ministri di culto che ricevono informazioni confidenziali legate al loro ruolo (ad esempio il sacerdote cattolico nel segreto confessionale). All’obiezione le autorità di Hong Kong non hanno offerto alcuna risposta, limitandosi genericamente a dire che questo comma non si applica “a quanti hanno un diritto riconosciuto sulla base del loro status professionale”.

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Hong Kong: pene 'esemplari' per il 2019 mentre corre la legge sulla sicurezza nazionale
16/03/2024 13:59
A Milano il 10 aprile una preghiera per Hong Kong
06/04/2024 16:56
Card. Chow: la Pasqua e la speranza a Hong Kong oggi
30/03/2024 13:29
Sì definitivo in poche ore: Hong Kong impone la sua stretta sulla 'sicurezza nazionale'
19/03/2024 14:03
Sicurezza nazionale a Hong Kong: John Lee accelera sull'articolo 23 per un'ulteriore stretta
30/01/2024 11:44


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”