16/01/2015, 00.00
SRI LANKA - VATICANO
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Attivista cristiano: Il Papa ci spinge a lottare come un solo popolo

di Melani Manel Perera
Il dott. Jehan Perera, direttore esecutivo del National Peace Council, fa un bilancio della visita di Francesco in Sri Lanka. Alla popolazione, il papa ha offerto l'occasione di "ricordare insieme il passato" per cambiare insieme il futuro. Al governo "di accettare la realtà che il Paese è multietnico e multireligioso".

Colombo (AsiaNews) - La visita di papa Francesco in Sri Lanka "ha offerto alla popolazione la possibilità di ricordare in modo collettivo il passato e il suo prezzo, e di lottare insieme come cittadini di un unico Paese per trovare un modo per una soluzione politica giusta e accettabile, che assicuri che una tale tragedia non accada mai più". Secondo il dott. Jehan Perera, cristiano e direttore esecutivo del National Peace Council, è questo il primo lascito del viaggio del pontefice, appena concluso.

Il National Peace Council è un'organizzazione indipendente che si batte per i diritti umani. Laureato in legge ad Harvard e con un dottorato in economia sempre ad Harvard, il dott. Perera è anche editorialista per il Daily Mirror e il Lanka Monthly Digest di Colombo. Nell'aprile 2007 ha ricevuto il Khwaja Moinuddin Christi National Award per la pace, la tolleranza e l'armonia dall'Interfaith Hatmony Foundation of India.

"Nel suo discorso d'arrivo - ricorda l'attivista - papa Francesco ha sottolineato la necessità di instaurare pace e riconciliazione tra le diverse fedi. Egli ha detto che 'la grande opera di ricostruzione deve comprendere il miglioramento delle infrastrutture e provvedere ai bisogni materiali, ma anche, e soprattutto, promuovere la dignità umana, il rispetto dei diritti dell'uomo e la piena inclusione di ogni membro della società'".

A quest'ultimo aspetto, sottolinea il dott. Perera, "lo Stato non ha prestato sufficiente attenzione. Molti soldi sono stati spesi per ricostruire le infrastrutture fisiche nel nord. Ma 'non di solo pane vive l'uomo', dice la Bibbia. Gli esseri umani vogliono la libertà ed essere trattati come pari dallo Stato e dalla società".

Anche se la guerra è finita da tempo, ricorda, "i danni da essa causati continuano a esistere sotto varie forme. I profughi interni aspettano ancora di riavere una casa; le persone scomparse di essere ritrovate; le norme civili devono essere reintrodotte e i diritti politici ottenuti. La polarizzazione interna al Paese è andata avanti e le ultime elezioni presidenziali l'hanno esacerbata".

Tuttavia, aggiunge, "il risanamento post-guerra necessario oggi non riguarda solo le persone colpite in modo diretto dal conflitto, ma anche quelle menti che sono state soggette a un lungo periodo di propaganda 'a senso unico', nella quale le minoranze etniche sono state presentate come una minaccia alla sovranità e all'unità del Paese e alla maggioranza singalese. Anche le loro paure e le loro preoccupazioni devono trovare risposta, perché per loro sono reali".

Considerando tutto questo "la visita del papa ha offerto al popolo dello Sri Lanka e alle diverse comunità religiose l'opportunità di mostrare la loro buona volontà all'altro. Al governo, ha dato l'occasione di dimostrare alle minoranze etniche e religiose, e alla comunità internazionale, che accetta la realtà che lo Sri Lanka sia un Paese multietnico e multireligioso".

 

 

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