19/04/2008, 00.00
INDIA
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Attivista per i diritti umani: il Papa all’Onu mostra la strada verso la pace

di Nirmala Carvalho
Lenin Raghuvanshi, ateo e comunista, dirige il Comitato di vigilanza del popolo sui diritti umani. Ad AsiaNews lancia un appello ai leader mondiali, che devono fare tesoro di quanto detto ieri da Benedetto XVI all’Onu: senza diritti umani non c’è pace, né diritto.
New Delhi (AsiaNews) – I leader mondiali “devono imparare dalle parole pronunciate ieri dal Papa all’Onu, impegnandosi a migliorare la situazione dei diritti umani nel mondo. Soltanto in questo modo potremo assistere alla nascita di un nuovo mondo, dove la dignità umana ed i diritti dell’uomo vengano tutelati e rispettati”. È l’appello consegnato ad AsiaNews da Lenin Raghuvanshi, direttore del Comitato di vigilanza del popolo sui diritti umani e vincitore nel 2007 del prestigioso Premio Gwuangju per i diritti umani.
 
L’attivista, ateo e comunista, aggiunge: “Benedetto XVI è ammirato non soltanto dai cristiani, ma anche da persone come me. Oggi è un giorno di grande speranza: i concetti di cui il Papa ha parlato davanti alle Nazioni Unite sono la base stessa della convivenza mondiale. Io lo ritengo un coraggioso difensore dei diritti umani ed un grande avvocato della dignità dell’uomo”.
 
Lo stato di diritto, l’etica, i diritti umani “sono i tre principi fondanti della democrazia. Sono interdipendenti, e devono essere amministrati con giustizia ed equità. Allo stesso tempo, il primo fra i diritti umani è la libertà di religione e di coscienza, un aspetto della vita umana che deve essere lasciato all’individuo. Nessuno può intervenire in queste sfere di coscienza, tanto meno lo Stato”.
 
Il Papa “ha espresso un concetto illuminante: la predominanza del bene comune. L’uguaglianza non può essere tale se non contempla l’equità: questa non può limitarsi soltanto alla giusta distribuzione delle risorse, ma deve essere rafforzata da azioni concrete e quotidiane compiute da tutti. Senza il bene comune, è impossibile fondare uno stato di diritto”.
 
Il rischio è quello “di lasciare li campo ad anarchia, terrorismo e violenza, fattori che nascono e si alimentano lì dove manca la dignità umana. Tutti i politici, i diplomatici, i governi devono imparare da quanto ha espresso ieri Benedetto XVI: la pace nel mondo, una pace sostenibile, non può che basarsi su giustizia, equità e prosperità”.
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