15/06/2021, 08.53
THAILANDIA
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Bangkok, Covid-19: timori per la campagna vaccinale

Ieri il Paese ha cominciato la somministrazione di massa. L'opposizione critica la scelta del governo di affidarsi a un solo produttore, temendo che le dosi non saranno sufficienti per tutta la popolazione. Più di 3mila nuovi casi di Covid-19 nelle ultime 24 ore. Per contenere i contagi nelle fabbriche, i dipendenti vengono trattenuti sul posto di lavoro per 28 giorni.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) - Dopo una serie di ritardi, solo ieri la Thailandia ha cominciato una campagna vaccinale di massa, accompagnata da critiche nei confronti del governo e preoccupazioni per le dosi che verranno utilizzate, prodotte da una società di proprietà della corona. 

Il primo ministro thailandese Prayut Chan-o-cha il mese scorso prevedeva di somministrare 100 milioni di dosi entro la fine dell’anno. Di queste, circa 61 milioni dovrebbero essere dosi di AstraZeneca prodotte in loco dalla società Siam BioScience. 

Di proprietà esclusiva del re Maha Vajiralongkorn, l’azienda è stata fondata nel 2009 e non ha mai prodotto vaccini. Secondo un comunicato stampa, essa sarà però in grado di esportare dosi in tutto il Sud-Est asiatico già a luglio.

I capi dell’opposizione hanno duramente criticato il governo di essere troppo dipendente da un solo fornitore e hanno espresso le loro preoccupazioni sulla possibilità che la Siam BioScienze possa soddisfare i bisogni di tutto il Paese.

Finora solo il 4% della popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino e, secondo quanto riportato dalla Reuters, la settimana scorsa gli ospedali sono stati costretti a posticipare gli appuntamenti per le vaccinazioni a causa della mancanza di dosi. Anche se la campagna vaccinale di massa è iniziata ieri, il Paese aveva cominciato a somministrare le prime dosi al personale medico e ad alcune categorie di lavoratori da fine febbraio.

La Thailandia ha una delle leggi di lesa maestà più severe al mondo: criticare il re, la regina o l'erede designato può comportare fino a 15 anni di prigione.

A gennaio, un politico dell'opposizione, Thanathorn Juangroongruangkit, è stato accusato di diffamazione nei confronti della monarchia per aver criticato il governo sui social. Un tribunale thailandese ha archiviato la causa contro Thanathorn, ma un altro caso legale nei suoi confronti è ancora in corso.

La Thailandia era riuscita a mantenere bassi i casi complessivi di Covid-19 fino a inizio aprile, quando è iniziata quella che viene considerata la terza ondata. Un primo focolaio è emerso in un noto quartiere di Bangkok e poi i contagi si sono diffusi nelle prigioni, nelle fabbriche, nei dormitori dei lavoratori migranti e nelle baraccopoli.

Secondo quanto riportato dal Bangkok Post, il governo nelle ultime 24 ore ha registrato 3mila nuovi casi, di cui 640 tra i detenuti nelle carceri.

Per paura che il settore industriale del Paese (essenziale dopo il crollo del turismo) venisse duramente colpito dalla pandemia a causa dei focolai nelle fabbriche, il governo ha deciso di contenere i contagi con una politica di “bolla e chiusura”: se il 10% dei lavoratori di una fabbrica risulta positivo, gli ammalati possono lasciare lo stabilimento per ricevere cure, mentre i rimanenti, anche se non affetti dal coronavirus, vengono trattenuti sul posto di lavoro per 28 giorni.

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