17/08/2010, 00.00
THAILANDIA
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Bangkok, troppe ombre nel processo alle “camicie rosse”

di Weena Kowitwanij
Il Procuratore generale sembra troppo impegnato a portare avanti il processo, senza cercare la verità. E l’avvocato difensore del Fronte contro la dittatura rivela: “Lavora con il vice premier, ha troppi incarichi sospetti”.

Bangkok (AsiaNews) – C’è troppa fretta nel processo ai leader delle “camicie rosse”, i sostenitori di Thaksin Shinawatra che hanno cercato di far crollare il governo thailandese e di riportare al potere il tycoon in esilio.

 Lo denuncia Karom Pontaklang, avvocato difensore dei leader del Fronte unito per la democrazia contro la dittatura, che spiega: “Persino nell’azione contro i due leader assoluti, Jatupron Prompan e Karun Hosakul, il procuratore sembra avere fretta”.

 Al momento, alla sbarra degli imputati ci sono 19 persone: sono tutte accusate di aver preso parte ai sanguinosi moti del maggio scorso, che hanno costretto le autorità a imporre il coprifuoco su Bangkok e su diverse altre province del Paese.

 Anche se le accuse arrivano fino all’omicidio, spiega il difensore, “gli accusatori non cercano prove, non dimostrano fatti, persino non interrogano gli accusati. Mettono sul banco soltanto i testimoni dell’accusa, e vanno avanti”.

 Il problema sta nel Dipartimento delle investigazioni speciali, guidato da Tharit Pengdid, ufficialmente incaricato di trovare le prove a sostegno delle accuse di “terrorismo” contro i leader del Fronte.

 Secondo l’avvocato, infatti, “Tharit e il procuratore Julasing sono entrambi membri del Centro operativo d’emergenza guidato dal vice premier Tueksuban. Non sono imparziali”.

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