05/05/2026, 11.01
THAILANDIA-CAMBOGIA
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Bangkok annulla Memorandum: stop a esplorazioni offshore con Phnom Penh

di Steve Suwannarat

Mantenedo una promessa elettorale nazionalista avanza in campagna elettorale il governo di Anutin ha cancellato l'intesa del 2001 (mai decollata) per lo sfruttamento comune di giacimenti energetici su aree di mare conteso. Segnale di quanto le tensioni restino accese nonostante il cessate il fuoco in vigore da dicembre. Cambogia preoccupata per il rafforzamento dei pattugliamenti della marina thailandese.

Bangkok (AsiaNews) - La lunga scia di ritorsioni che segnano da un anno il contenzioso sui confini tra Thailandia e Cambogia - con picchi di vero e proprio conflitto – dopo aver già da tempo coinvolto le aree marittime tra i due Paesi, si è da oggi esteso alla cooperazione nella esplorazione congiunta di idrocarburi nel Golfo di Thailandia.

Il governo di Bangkok ha infatti comunicato di avere annullato l’accordo ormai venticinquennale per la collaborazione nell'esplorazione energetica offshore, ignorando le sollecitazioni in senso contrario da parte cambogiana. “L'annullamento dell'accordo non è legato al conflitto di confine con la Cambogia, ma fa parte della mia politica. Sono passati 25 anni e non ci sono stati progressi”, ha dichiarato il premier thailandese Anutin Charnvirakul nel darne notizia alla stampa. Il provvedimento è legato a una promessa elettorale di Anutin, rieletto dopo le elezioni politiche dell’8 febbraio scorso in cui il richiamo ai valori del nazionalismo ha avuto ha avuto un ruolo primario. Un elemento che Anutin aveva giocato in modo spregiudicato, di fatto alleandosi con i movimenti conservatori filo-monarchici e filo-militari per arrivare a una coalizione di maggioranza ancora una volta escludendo i riformatori che avevano sonoramente sconfitto il suo partito Bhumjaithai nella capitale e in buona parte delle circoscrizioni elettorali.

D’altra parte la fine dell’accordo inteso a promuovere un quadro normativo per l'esplorazione congiunta di idrocarburi - in parallelo con la loro attribuzione nazionale in aree marittime dove le rivendicazioni territoriali di Thailandia e Cambogia si sovrappongono - era nell’aria da tempo, sia per il mutato clima tra i due paesi, sia per la difficoltà di arrivare ad azioni concrete.

Nonostante numerosi incontri e l’interesse più volte confermato da Phnom Penh, il Memorandum di intesa 44 del 2001 ha fatto pochi progressi dalla sua firma, con il processo ostacolato dall'instabilità politica in Thailandia, dalle dispute intermittenti tra i due Paesi vicini e dalla forte opposizione dei nazionalisti thailandesi. Le autorità di Bangkok hanno dichiarato di voler fare affidamento per una eventuale ripresa dei negoziati alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) a cui la Cambogia ha aderito pienamente, ratificandola, lo scorso gennaio.

Come si ricorderà un anno fa si era riaccesa la rivendicazione di zone contese - limitate ma cruciali per posizione e ruolo storico-religioso - lungo gli 817 chilometri di frontiera tra i due Paesi, che ha portato a scontri costati 150 morti e centinaia di migliaia di sfollati da ambo le parti. Per il momento la regione vive una calma relativa, dopo il cessate il fuoco firmato a dicembre 2025 con la mediazione della Malaysia e degli Stati Uniti.

Le tensioni, tuttavia, coinvolgono inevitabilmente anche i 26mila chilometri quadrati di zone marittime sovrapposte che si ritengono ricche di petrolio e gas naturale. E in una situazione resa ancora più instabile dai contraccolpi regionali del conflitto nel Golfo Persico, la Cambogia e tutti i Paesi dell’Asean sono preoccupati per il pattugliamento navale intensificato da parte della marina militare thailandese e i limiti che la Thailandia potrebbe imporre alle linee di rifornimento via mare di Phnom Penh.

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