04/05/2022, 08.52
KIRGHIZISTAN
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Biškek, arresto eccellente da lotta alla corruzione

di Vladimir Rozanskij

Tujgunaaly Abdraimov è un oppositore del presidente Žaparov, legato all’ex capo dello Stato Atambaev. Finora nel Paese i sforzi anticorruzione hanno portato scarsi risultati. Spesso gli interventi sono semplici vendette politiche.

Mosca (AsiaNews) – Un arresto eccellente ripropone in Kirghizistan la questione della lotta alla corruzione nella politica degli ultimi anni. I servizi di sicurezza del Paese (Gknb) hanno fermato l’ex governatore della regione di Čujsk, ed ex presidente della Commissione elettorale, il 63enne chirurgo Tujgunaaly Abdraimov (v. foto).

Secondo le autorità, la compagnia “Kaynar”, di proprietà di Abdraimov, si sarebbe illegalmente impossessata di 11 ettari di terra nella provincia di Ysjk-Atinsk. Il figlio dell’accusato accorre in sua difesa, assicurando la regolarità dell’acquisto.

Abdraimov è uno degli uomini considerati tra i più vicini all’ex presidente kirghiso Almazbek Atambaev, ed è già stato più volte indagato dai servizi. Avrebbe costretto gli abitanti della provincia di Ysjk-Atinsk a cedere gratuitamente una discarica e i terreni circostanti. Dal 2015 si sarebbe accordato con il sindaco della vicina cittadina di Kant per la divisione degli utili dal riciclaggio dei rifiuti, senza neppure osservare le norme sanitarie. L’arrestato è attualmente detenuto in cella d’isolamento, in attesa della conclusione delle indagini.

I figli di Abdraimov, Kazat e Elmurat, sono anch’essi coinvolti nell’indagine, anche se a piede libero. Essi garantiscono la regolarità delle attività della Kaynar, anche se non hanno potuto documentare le loro affermazioni, soprattutto sull’osservanza delle norme sanitarie che sembrano completamente disattese. L’avvocato difensore degli Abdraimov, Taalaygul Toktakunova, accusa a sua volta il Gknb di aver travalicato i limiti delle sue prerogative, suscitando ulteriori questioni procedurali.

Abdraimov è anche uno dei politici coinvolti negli scontri per il potere del 2019. Un membro dell’opposizione, Ravšan Džeenbekov, sostiene che il suo arresto è in realtà “una vendetta” e “un tentativo di eliminare un esponente del gruppo legato ad Atambaev”. Negli ultimi anni l’ex presidente si è difeso affermando di non interessarsi più di politica, ma di essere un imprenditore impegnato su vari fronti, tra cui la Cina, la Turchia e l’Iran, e nella provincia di Ysjk-Atinsk ha in progetto di bonificare l’area della discarica per aprire un sanatorio, per il quale ha già radunato un gruppo di investitori.

Nel frattempo, il Comitato anti-corruzione istituito presso la presidenza del Kirghizistan sta elaborando una strategia complessiva per liberare il Paese da questa annosa piaga. Il presidente Žaparov intende raggiungere il 94° posto nell’Indice di percezione della corruzione secondo i parametri di Trasparency International, dopo che il Paese è risalito dal 144° al 124° posto. La direttrice del Comitato, Nurina Mukanova, ha presentato al Žogorku Keneš (il Parlamento nazionale) un progetto strategico che riguarda proprio la corruzione dei deputati.

Mukanova ha spiegato che “esistono varie forme di corruzione, e in Kirghizistan sono diffuse in particolare due di esse, quella di sistema e quella di necessità. Bisogna riformare i meccanismo dell’amministrazione, a livello tecnologico, psicologico e sociologico, minimizzando l’influenza del fattore umano e aumentando l’automatizzazione”. A suo dire “non è possibile che il Consiglio dei ministri si occupi sia della politica sia del potere esecutivo insieme ai controlli necessari”.

Nella discussione parlamentare diversi interventi hanno lamentato la ripetitività dei proclami contro la corruzione, che negli anni hanno prodotto pochi risultati, e hanno chiesto di coinvolgere l’intera collettività nelle decisioni in proposito, per non limitarsi a “riforme decorative”.

Il presidente Žaparov in un’intervista di questi giorni all’agenzia Kabar ha dichiarato che la lotta alla corruzione ha già permesso di recuperare 11 miliardi di som (oltre 130 milioni di euro), grazie soprattutto all’opera del Gknb e della Procura generale, aggiungendo che tutti dati sono accessibili al pubblico: “I dati sui corrotti non sono segreti, se non ve li danno, chiedeteli a me”.

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