20/05/2022, 10.21
GIAPPONE
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Blocco idrico ferma la Toyota e svela precarietà delle infrastrutture giapponesi

di Guido Alberto Casanova

Una perdita nella diga di un canale della prefettura di Aichi ha mandato in crisi per qualche ora gli impianti industriali. Entro il 2033 due terzi delle condotte e dei ponti stradali avranno superato i 50 anni e scarseggia la manutenzione: tra il 1996 e il 2019 la spesa per i lavori pubblici è calata del 40%.

Tokyo (AsiaNews) - La prefettura di Aichi è una delle zone più importanti per l’economia del Giappone, nonché la capitale automobilistica del Paese. Mercoledì 18 maggio per qualche ora il polo industriale della città di Toyota, dove ha sede l’omonima casa automobilistica, ha subito un preoccupante calo dell’acqua corrente che ha costretto alcuni stabilimenti a sospendere le operazioni.

Il problema è iniziato domenica 15 quando è stata notata una grossa perdita nella diga del canale Meiji sul fiume Yahagi, uno dei più importanti della regione. A partire da mercoledì all’alba l’infrastruttura, che attraverso il locale impianto di depurazione rifornisce 131 aziende sparse in nove città circostanti, ha smesso di pompare acqua a causa di un buco creatosi nel letto del fiume. Secondo le autorità locali non è possibile sapere quanto tempo ci vorrà prima che la diga venga riparata.

In mancanza di un bacino idrico, la diga è stata costretta a interrompere l’erogazione di acqua sia agli agricoltori sia agli stabilimenti industriali della zona. Gran parte di questi stabilimenti appartengono ad aziende controllate da Toyota o ai suoi fornitori. A causa della ridotta fornitura d’acqua necessaria a lavorare i componenti, alcune linee di assemblaggio dell’azienda automobilistica hanno sospeso la produzione.

L’interruzione è durata poche ore e alcune aziende sono riuscite a mantenere la propria produzione ricorrendo all’acqua di falda. Attualmente un sistema provvisorio di pompaggio è riuscito a ristabilire un livello adeguato di forniture. L'episodio però dimostra un problema di invecchiamento infrastrutturale che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente in Giappone.

Secondo il ministero, entro il 2033 il 62% di tutte le infrastrutture per la gestione idrica del Paese avranno passato la soglia dei 50 anni di vita che è comunemente considerata la naturale scadenza di queste strutture. In quella data avranno passato la stessa soglia anche il 63% dei ponti stradali e il 42% dei tunnel. I lavori di manutenzione e riparazione sono poi un costo gravoso per le amministrazioni locali che hanno la responsabilità di queste strutture, come nel caso della diga di Toyota. Spesso mancano i fondi e il personale necessario per controllare le infrastrutture ed effettuare i lavori necessari a garantirne la sicurezza.

Lo scorso luglio questa trascuratezza si è trasformata in tragedia ad Atami, nella prefettura di Shizuoka. La discarica costruita sul pendio di una montagna è franata a valle per via delle piogge torrenziali estive, travolgendo la città sottostante e uccidendo 26 abitanti. Come scritto in alcuni documenti visionati dal quotidiano Asahi Shimbun, le autorità locali erano perfettamente a conoscenza dello stato precario in cui si trovava il terrapieno, eppure non hanno ordinato i lavori che sarebbero stati necessari a evitarne il collasso.

A ottobre invece, nella prefettura di Wakayama, 138mila persone sono rimaste senza acqua corrente in casa per circa 6 giorni. Il ponte su cui correvano i tubi che riforniva la città è crollato per colpa della corrosione del metallo e l’amministrazione cittadina ha ammesso di aver sottovalutato il problema: “Se le ispezioni fossero state fatte nel modo corretto, tutto ciò si sarebbe potuto evitare” ha detto il sindaco.

Il Giappone ha prosperato grazie anche a infrastrutture di qualità che hanno servito i bisogni del Paese. Oggi però gli investimenti per questa voce sono una frazione di quelli che erano un tempo: tra il 1996 e il 2019 la spesa per i lavori pubblici è calata del 40%. Rilanciare il Giappone vuol dire anche risolvere questo problema, ma il tempo a disposizione di Tokyo non è infinito.

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