27/02/2012, 00.00
SIRIA
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Cambia la Costituzione siriana: non più partito unico. Russia: no a “scenario libico”

Saranno annunciati oggi i risultati del referendum costituzionale indetto dal regime per permettere il pluralismo politico e stabilire nuove regole. Continuano i combattimenti a Homs, roccaforte dei ribelli, mentre il Primo ministro russo afferma che “avendo imparato un’amara lezione” in Libia non si permetterà niente di simile in Siria.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Il governo siriano annuncerà oggi i risultati di un referendum tenutosi ieri sui cambiamenti costituzionali nel Paese, definito "una farsa" dagli oppositori interni ed esteri del regime. La partecipazione è stata a pelle di leopardo: nei centri dove la resistenza è maggiore l'affluenza alle urne è stata bassa. Intanto continuano i combattimenti a Homs, roccaforte dei ribelli. Le modifiche alla Costituzione, che saranno quasi certamente approvate a larga maggioranza, cancelleranno la regola secondo cui il partito Baath è l'unico leader dello Stato e della società; permetteranno il pluralismo politico e metteranno un termine di sette anni (rinnovabili per un secondo mandato) al Presidente eletto. Il limite non sarà retroattivo; il che vuol dire che Bashar al-Assad, che è già al potere da 11 anni, potrebbe restarci fino al 2028, dal momento che il suo mandato attuale scade nel 2014. Elezioni parlamentari, con la presenza di più partiti, saranno tenute nell'arco di tre mesi. Gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali hanno criticato il referendum, ma alcuni analisti indicano che molti siriani non si sono uniti all'opposizione sia per lealtà verso Assad che per sfiducia verso l'opposizione stessa, e per il timore che la caduta di Assad possa dare il via a una guerra civile.

Nel frattempo il Primo ministro russo Vladimir Putin ha messo in guardia l'occidente dal rischio di "uno scenario libico". "L'applicazione di uno scenario libico non sarà permessa", ha dichiarato oggi, ricordando che è grazie a una risoluzione dell'Onu che il cambio di regime appoggiato militarmente dall'occidente in Libia è stato possibile. "Avendo imparato un'amara lezione, ci opponiamo a risoluzioni di questo genere da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che possono essere interpretata come un segnale di intervento militare nei processi interni della Siria". Il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha dichiarato che gli Usa sono contrari ad armare gli oppositori di Assad: "Abbiamo un gruppo molto pericoloso di attori nella regione: al-Qaeda, Hamas e quelli che sono sulla lista dei terroristi che sostengono di appoggiare l'opposizione. Ci sono molti siriani più preoccupati di quello che accadrà poi". La leadership di Hamas ha lasciato nei giorni scorsi  la sua base a Damasco, dove era da molti anni, per solidarietà verso i Fratelli musulmani, che costituiscono il principale gruppo di opposizione ad Assad.

Come la Russia, la Cina ha posto il veto nelle settimane passate a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla crisi Siriana, ed è stata criticata dal governo Usa. Oggi un editoriale il Quotidiano del Popolo, il giornale del Partito comunista cinese, respinge le accuse della Clinton, sostenendo che gli Usa non hanno ''alcuna base morale'' per parlare con ''una super-arroganza egoistica''. Hillary Clinton ha definito ''disprezzabile'' il veto imposto dai due Paesi alla risoluzione. ''Ogni Paese e ogni popolo hanno il diritto di decidere del proprio destino. Non esiste un Paese che abbia il diritto di decidere del destino degli altri'', scrive il giornale. L'articolo ricorda la situazione dell'Iraq che, a quasi dieci anni dall'intervento militare americano, ''non riesce a tornare ad una vita normale''. 

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