10/04/2026, 10.44
IRAN - VATICANO
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Cardinale di Teheran: il cessate il fuoco nel nostro cuore

di card. Dominique Joseph Mathieu*

In una riflessione inviata ad AsiaNews alla vigilia della veglia di preghiera per la pace indetta per domani dal papa che coincide con l'atteso inizio dei colloqui tra Stati Uniti e Iran in Pakistan, il porporato ricorda che la pace non è “questione esterna”, ma “nasce dentro” e diventa “parola, gesto e stile di vita”. Se la coscienza “viene zittita, l’aggressività cresce”. La croce “mostra che il vero potere non è quello che schiaccia, ma quello che resta fedele alla verità”.  

Roma (AsiaNews) - “Il cessate il fuoco ci pone una domanda personale: che cosa sto alimentando nel mio cuore? La pace o il rancore? La verità o la convenienza? Perché la pace non è solo una questione ‘esterna’, politica o internazionale. Nasce dentro, e poi diventa parola, gesto, stile di vita” e quando la verità stessa “viene messa parte, la pace si indebolisce. Quando la coscienza viene zittita, l’aggressività cresce” tanto nelle famiglie, quanto nella società. È quanto scrive il card. Dominique Joseph Mathieu, arcivescovo di Teheran-Ispahan dei latini, in riflessione inviata ad AsiaNews all’indomani della fragile tregua raggiunta da Stati Uniti e Iran e alla vigilia dei colloqui di pace a Islamabad mediati da Pakistan (e Cina) del fine settimana. Sempre domani alle 18 si terrà anche la speciale veglia di preghiera per la pace presieduta da papa Leone nella basilica di San Pietro.

Il porporato, che nelle scorse settimane ha dovuto lasciare la capitale iraniana per il conflitto, ricorda la concretezza della fede cristiana: “Bisogna fare tutto ciò che è possibile - sottolinea - per evitare la guerra, e anche nei conflitti la legge morale resta valida. Non tutto è lecito, mai. La pace richiede scelte coerenti, non solo buone intenzioni”. Ripercorrendo il significato della Pasqua, e alla vigilia di colloqui che possano spegnere i venti di guerra che hanno soffiato impetuosi nel Golfo nelle ultime settimane, il card. Mathieu ricorda che “la pace del Risorto” non è “ingenua” ma “resiste alla violenza senza imitarla. È una forza umile e perseverante, che rifiuta la logica della paura e dell’intimidazione”. E la croce “mostra che il vero potere non è quello che schiaccia, ma quello che resta fedele alla verità e così salva. Da qui - conclude - nasce la pace cristiana”.
Di seguito, la riflessione del card. Mathieu inviata ad AsiaNews:

In un tempo segnato da guerre e cessate il fuoco, incertezze e divisioni, la croce ci rivela che la pace non è un’idea gentile: è una via pasquale, che passa attraverso la verità.

La verità si vede nella vita di Gesù: nel silenzio, nell’obbedienza, nell’offerta fino alla croce. La croce ci mostra che il vero potere non è quello che schiaccia, ma quello che resta fedele alla verità e così salva.

Da qui nasce la pace cristiana. Non come semplice desiderio, ma come dono reale: “Pace a voi”. È la pace del Risorto, capace di trasformare il cuore e, attraverso il cuore, anche il mondo.

Questa è la pace che oggi siamo chiamati a comprendere: una pace “disarmata e disarmante”. Non nasce dal calcolo della forza, ma da Dio. È un dono “dall’alto”, ma non passivo: va accolto, custodito, vissuto.

Per questo non è ingenua. È una pace che resiste alla violenza senza imitarla. È una forza umile e perseverante, che rifiuta la logica della paura e dell’intimidazione.

E tuttavia il Vangelo ci mette in guardia: quando la verità viene messa da parte, la pace si indebolisce. Quando la coscienza viene zittita, l’aggressività cresce - nelle relazioni, nelle famiglie, nella società - fino a sembrare normale.

Allora il cessate il fuoco ci pone una domanda personale: che cosa sto alimentando nel mio cuore? La pace o il rancore? La verità o la convenienza?

Perché la pace non è solo una questione “esterna”, politica o internazionale. Nasce dentro, e poi diventa parola, gesto, stile di vita.

La fede cristiana è molto concreta su questo punto: bisogna fare tutto ciò che è possibile per evitare la guerra, e anche nei conflitti la legge morale resta valida. Non tutto è lecito, mai. La pace richiede scelte coerenti, non solo buone intenzioni.

E allora comprendiamo: la verità non è un dettaglio. È ciò che impedisce alla giustizia di diventare vendetta e alla pace di diventare un compromesso vuoto.

Questa pace, inoltre, non riguarda solo i rapporti tra le persone, ma tutta la vita: pace con Dio, pace tra gli uomini, pace con la creazione. È una riconciliazione che abbraccia tutto.

Come viverla, allora, in modo concreto?

Anzitutto: accogliere la pace come dono. Non possiamo costruirla da soli. Va chiesta, ricevuta,

custodita.

Poi: cercare la verità senza cedere alla vendetta. La giustizia senza riconciliazione diventa durezza; la pace senza verità diventa illusione.

Infine: praticare un disarmo concreto. Nelle parole, nei giudizi, nelle reazioni. A volte significa ascoltare di più, parlare con più verità, interrompere una catena di aggressività. E, per quanto possibile, sostenere ciò che previene i conflitti e costruisce ponti.

Sono scelte semplici, ma esigenti. Perché la tentazione è sempre quella delle “mezze misure”: prendere le distanze a parole, senza cambiare davvero. Ma la coscienza non si lava le mani.

Ma Cristo non si spezza. La sua fedeltà apre una via: una pace umile, perseverante, disarmata e disarmante, capace di vincere il male senza riprodurlo.

Chiediamo allora la grazia di ascoltare davvero la sua voce, di non appartenere alla menzogna, e di diventare - nella nostra misura - operatori di pace: una pace fondata sulla verità, sulla giustizia e sulla misericordia.

*Arcivescovo di Teheran-Ispahan dei latini

(Foto tratta dai media vaticani)

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