19/07/2010, 00.00
INDIA
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Chiesa indiana: La crescita della popolazione in India contro l'inverno demografico mondiale

di Nirmala Carvalho
Il presidente della Commissione episcopale per la famiglia, mons. Angelo Gracias, commenta ad AsiaNews l’annuncio del governo che vieta metodi coercitivi per frenare le nascite: “La dichiarazione va bene, ma i fatti la smentiscono. Dobbiamo fermare l’inverno demografico che ha colpito il mondo”.

Mumbai (AsiaNews) – La Chiesa indiana “accoglie con piacere le dichiarazioni del governo, che sottolinea di non voler usare metodi coercitivi per bloccare la crescita della popolazione, ma vuole sottolineare che in India questi metodi esistono, anche se sotto traccia”. Lo dice ad AsiaNews mons. Agnelo Gracias, presidente della Commissione episcopale per la famiglia, commentando l’annuncio del ministro federale della Salute Ghulam Nabi Azad secondo cui Delhi “non userà la forza per fermare la crescita della popolazione, attualmente stimata intorno a 1,2 miliardi di persone, che nel 2050 arriverà a superare la Cina”. 

La popolazione dell’India cresce a un ritmo pari all’1,5% annuo. Il tasso è simile a quello della Cina degli anni ’70, quando il governo maoista decise di adottare la famigerata legge del figlio unico. Questa impone alle coppie urbane di avere un solo figlio, arrivando a due per quelle rurali. A 30 anni dal lancio di quella politica, gli effetti sociali sono devastanti: i maschi, tradizionalmente preferiti alle femmine, sono almeno 100 milioni in più e non hanno possibilità di sposarsi.

Probabilmente con questo esempio davanti agli occhi, il governo indiano mantiene una facciata pro-life e adotta da tempo una serie di misure per evitare aborti selettivi e interruzioni di gravidanza. Tuttavia, mons. Gracias sottolinea alcune crepe nell’annuncio del governo: “Ad esempio, in molti posti i lavori pubblici non vengono assegnati a chi ha più di due figli. La Chiesa è da sempre accanto a quei genitori che decidono di tenere i figli che arrivano: lo Stato può fissare delle linee-guida, ma non fissare come accade in Cina il numero giusto di figli per famiglia”.

La questione della popolazione, prosegue il presule, “è molto complessa. Non è un gioco di numeri, che può ridursi alla scelta di intraprendere o meno misure coercitive. Fu Thomas Malthus, nel 1798, a lanciare la teoria apocalittica della fine del cibo per un mondo sempre più popolato: i suoi seguaci perseguono politiche contrarie alla famiglia, che cercano di ridurre la popolazione mondiale. Ma, contrariamente alle sue previsioni, il pianeta ha dimostrato di avere le risorse per sfamarci tutti”.

In secondo luogo, aggiunge, “va considerato il fronte interno: quando si può definire sovrappopolato un Paese? È difficile rispondere. Prendiamo ad esempio l’India: una nazione molto popolosa, certo, ma anche molto estesa. Ci sono molte altre nazioni che hanno una densità maggiore di quella indiana, e allo stesso tempo sono altamente sviluppate. E questo porta a sottolineare la correlazione esistente fra crescita economica e crescita della popolazione: gli Stati più sviluppati hanno tassi di natalità molto più bassi degli altri. Ma per evitare questo fatto bisogna rilanciare lo sviluppo, non tagliare la popolazione”.

In conclusione, mons. Gracias ricorda: “In molte nazioni la paura è quella di non avere abbastanza abitanti. Il cosiddetto ‘inverno demografico’ ha colpito buona parte del mondo, e potrebbe continuare a progredire. Si deve sperare che l’India non segua questa strada, che porta alla distruzione”.

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