27/06/2026, 12.22
INDIA
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Chiese indiane: preghiera e protesta su norme contro aiuti dall'estero

di Nirmala Carvalho

La Conferenza episcoplae ha indetto per domani una domenica di mobilitazione contro i nuovi regolamenti sulle licenze FCRA che in nome della "sicurezza nazionale" strangolano scuole, ospedali e strutture assitenziali cristiane. Il card. Poola: "Serviamo i poveri per vivere il Vangelo". Migliaia le licenze già revocate negli ultimi anni.

Delhi (AsiaNews) - Le Chiese di tutta l'India vivranno domani una Giornata nazionale di preghiera e sensibilizzazione contro il crescente irrigidimento delle norme sui finanziamenti esteri. La mobilitazione, annunciata dalla Conferenza episcopale (CBCI), arriva subito dopo che il ministero dell'Interno della Federazione indiana ha notificato le Foreign Contribution (Regulation) Amendment Rules, 2026. Le nuove norme prendono esplicitamente di mira le attività di evangelizzazione e limitano il modo in cui operano le istituzioni delle minoranze religiose.

La notifica pubblicata nella Gazzetta ufficiale, entrata in vigore il 22 giugno 2026, modifica radicalmente il modo in cui le organizzazioni senza scopo di lucro gestiscono i fondi provenienti dall'estero. Lo Stato sostiene che tali misure servano a preservare la sovranità nazionale. I leader cristiani, tuttavia, affermano che esse creano un blocco amministrativo concepito per paralizzare le attività sociali di base promosse dalle Chiese come scuole e istituzioni assistenziali.

Le principali novità del provvedimento comprendono:

Esclusione esplicita del proselitismo: il testo sottolinea ripetutamente che, sebbene il denaro proveniente dall'estero possa finanziare il culto ordinario, la formazione teologica e le mense comunitarie, è rigorosamente vietato utilizzarle per qualsiasi attività legata alla conversione religiosa.

Separazione per attività specifiche: le organizzazioni non profit non potranno più registrarsi sotto una generica categoria "religiosa" o "sociale". Dovranno scegliere obiettivi specifici e limitati da un elenco definito dallo Stato, pagando quote di registrazione separate per ogni Stato indiano e categoria di attività. Le organizzazioni già esistenti avranno un anno di tempo per adeguarsi.

Divieto per il personale straniero: le organizzazioni che hanno cittadini stranieri come "funzionari chiave" (compresi direttori, amministratori fiduciari e partner) vedranno normalmente respinta la domanda di registrazione.

Controllo digitale: le associazioni registrate dovranno consegnare al governo tutti i dettagli relativi ai propri siti web, alle pubblicazioni e agli account personali sui social media.

Ad aumentare ulteriormente la preoccupazione delle comunità c’è anche il Foreign Contribution (Regulation) Amendment Bill, la legge quadro di riforma di questa materia attualmente all'esame del parlamento federale a New Delhi. Se approvata, questa legge quadro prevederà l'istituzione di una "autorità designata" dotata di ampi poteri esecutivi.

Se la licenza FCRA di un'organizzazione viene revocata, restituita o semplicemente scade senza un rinnovo approvato, questa autorità statale potrà sequestrare, amministrare e disporre, in via provvisoria o permanente, dei beni e delle proprietà di quella ong. Di fatto i funzionari pubblici avrebbero un assegno in bianco per confiscare scuole, orfanotrofi e ospedali costruiti nel corso di decenni grazie ai sacrifici delle Chiese e alla generosità dei benefattori.

“La Chiesa in India ha sempre servito la società, in particolare i poveri e gli emarginati, come espressione dei valori del Vangelo”, ha scritto il card. Anthony Poola, arcivescovo di Hyderabad e presidente della CBCI, in una circolare inviata alle parrocchie di tutto il Paese. La Chiesa cattolica aindiana sottolinea come questo irrigidimento strutturale faccia parte di una più ampia “strategia di logoramento”. Negli ultimi anni sono state revocate oltre 21.900 licenze alle ong: importanti reti cattoliche, tra cui la Tamil Nadu Social Service Society (il braccio caritativo delle diocesi locali ndr) e prestigiosi istituti di ricerca dei gesuiti, hanno già visto interrompersi i flussi di finanziamenti esteri sotto una forte pressione politica e ideologica.

Descrivendo l’iniziativa come una risposta sia spirituale sia democratica, il card. Poola ha invitato i fedeli a unirsi in preghiera e solidarietà con le altre denominazioni cristiane. Ha incoraggiato diocesi, parrocchie, comunità religiose e istituzioni a organizzare preghiere speciali durante la celebrazione dell’Eucaristia del 28 giugno, offrendo intenzioni per la nazione, per i leader pubblici e per la libertà della Chiesa di continuare la propria missione di servizio.

La CBCI ha inoltre raccomandato l’adorazione eucaristica, la recita del Rosario, momenti di preghiera e il digiuno volontario come parte della mobilitazione. "La preghiera ci unisce nella fede, rafforza la nostra speranza e rinnova il nostro impegno a continuare la missione affidataci da Cristo nel servizio di tutti gli uomini", ha scritto il cardinale Poola, citando l’esortazione di San Paolo dalla Lettera ai Filippesi: "Non angustiatevi per nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio con preghiere, suppliche e ringraziamenti".

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