23/06/2026, 09.58
BANGLADESH
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La Caritas a Dhaka fa incontrare politici e leader indigeni su terra e diritti

di Sumon Corraya
In linea con impegno della Chiesa per la giustizia sociale. Terra erosa "non solo risorsa": è legata a identità e sopravvivenza. Sottolineata relazione "indissolubile" tra diritti territoriali e biodiversità; e le criticità legate agli "ecoparchi". L'appello per misure concrete.

Dhaka (AsiaNews) - Per molte famiglie indigene del Bangladesh, la terra è molto più di un bene materiale. Eppure, sulle colline come sulle pianure, si sta progressivamente erodendo. Tali preoccupazioni sono state affrontate durante un seminario dal tema “Terra, diritti delle popolazioni indigene e protezione della biodiversità”, tenutosi il 21 giugno presso il Caritas Development Institute di Dhaka, nell’ambito della Bangladesh Agroecology Platform (Bap), una rete di ong di cui Caritas Bangladesh è tra i principali promotori.

L’incontro ha riunito un totale di 48 responsabili politici, operatori dello sviluppo legati alla Chiesa, ricercatori e rappresentanti delle popolazioni indigene, creando uno spazio prezioso in cui le voci della comunità hanno potuto dialogare direttamente con responsabili e decisori.

“La terra non è solo una risorsa per le popolazioni indigene: è legata alla loro identità e alla loro sopravvivenza”, ha affermato Sanjeeb Drong, cattolico e presidente dell’Indigenous Peoples Development Services (Ipds), illustrando la sempre minore disponibilità di accesso alle terre tradizionali e i rischi che ciò comporta per la vita delle comunità. 

I relatori hanno ripetutamente sottolineato la stretta e “indissolubile” relazione tra i diritti territoriali delle popolazioni indigene e la biodiversità: da generazioni le comunità proteggono le foreste e gli ecosistemi attraverso pratiche tradizionali rispettose dell’ambiente. Tuttavia, molti gruppi non dispongono titoli di proprietà formali, il che li rende vulnerabili agli sfratti. In tutto il Bangladesh, i progetti di sviluppo, il turismo e i cosiddetti “ecoparchi” hanno portato alla perdita delle terre ancestrali. 

I partecipanti hanno citato esempi concreti, tra cui le comunità delle Chittagong Hill Tracts e delle regioni costiere, dove le famiglie rischiano lo sfollamento, o hanno già perso le terre a causa dello sviluppo commerciale.  Secondo i dati condivisi durante il seminario, in Bangladesh vivono circa tre milioni di persone indigene; la maggior parte continua a dipendere fortemente dalle risorse terrestri e forestali per il proprio sostentamento. 

Organizzata dalla Caritas Bangladesh, l’iniziativa riflette l’impegno più ampio della Chiesa a favore della giustizia sociale, della tutela ecologica e della dignità delle comunità emarginate. Nel suo discorso di chiusura, il direttore esecutivo della Caritas, Daud Jibon Das, ha sottolineato che i diritti fondiari e la biodiversità non sono questioni separate, ma “una componente importante dello sviluppo nazionale”. 

Le piattaforme sostenute dalla Chiesa, come la Bap, mirano a riunire diversi soggetti interessati - funzionari governativi, società civile e comunità locali - in uno spirito di dialogo e responsabilità condivisa. Questo approccio fa eco alla dottrina sociale cattolica sulla cura del Creato e sull’opzione preferenziale per le persone in povertà. 

Al di là delle discussioni politiche, il seminario ha dato ampio sapzio alle esperienze vissute. I partecipanti indigeni hanno parlato delle controversie territoriali, dei rischi di sfollamento e del degrado delle foreste che un tempo sostenevano le loro comunità. 

L’ex consulente governativa Farida Akhter ha espresso preoccupazione per quella che ha definito una marginalizzazione continua, avvertendo che alcune iniziative di sviluppo potrebbero violare i diritti umani e danneggiare gli ecosistemi. Ha inoltre messo in discussione l’espansione degli ecoparchi, sostenendo che spesso non rispettano né l’ambiente né le comunità che da essi dipendono.

Altri relatori hanno sottolineato una sfida culturale più ampia, osservando che le rappresentazioni distorte delle comunità indigene nel discorso pubblico contribuiscono alla marginalizzazione e all’incomprensione. Esperti e partecipanti hanno proposto una serie di misure concrete, tra cui il riconoscimento dei diritti consuetudinari sulla terra, l’istituzione di commissioni terriere dedicate alle popolazioni indigene delle pianure e la garanzia che le comunità diano il proprio consenso preventivo ai progetti che interessano i loro territori.  

Mentre il Bangladesh è alle prese con i cambiamenti climatici, la pressione demografica e le esigenze contrastanti relative al territorio, la posta in gioco è alta. I partecipanti hanno convenuto che la tutela dei diritti territoriali delle popolazioni indigene non è solo una questione di giustizia, ma è anche essenziale per conservare la biodiversità e garantire uno sviluppo sostenibile. Per le comunità la cui vita è radicata nella terra, la questione è urgente e profondamente personale. Il loro messaggio al seminario di Dhaka è stato chiaro: senza il riconoscimento dei loro diritti e delle loro conoscenze, sia la dignità umana che l’ambiente naturale sono a rischio. 

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