Colombo: appello al presidente per il rilascio dei prigionieri politici tamil
Una coalizione di gruppi e organizzazioni della società civile chiede ad Anura Kumara Dissanayake la liberazione senza condizioni di almeno 10 detenuti. Alcuni sono in cella da oltre 30 anni e senza un processo. Nel mirino la controversa norma sul terrorismo.
Colombo (AsiaNews) - Una vasta coalizione di famiglie dei detenuti, organizzazioni della società civile, leader religiosi, gruppi femminili, sindacati e attivisti ha lanciato un appello al presidente Anura Kumara Dissanayake per il rilascio senza condizioni di 10 prigionieri politici tamil detenuti da tempo. Una liberazione invocata ai sensi della Legge sulla prevenzione del terrorismo (Pta) dello Sri Lanka, che richiama le promesse elettorali fatte dal governo del National People’s Power (Npp) oltre a ribadire la necessità di una più ampia riconciliazione nazionale. In un appello congiunto consegnato ieri alla Segreteria del capo dello Stato e indirizzato al presidente, i firmatari spiegano che la detenzione prolungata dei prigionieri - alcuni da quasi 30 anni - rappresenta una grave ingiustizia e un fallimento dei sistemi giuridico e politico del Paese.
La nota ripercorre anche il contesto più ampio della storia dello stato di emergenza e della repressione in Sri Lanka. In particolare, i governo che si sono succeduti hanno utilizzato regolamenti di emergenza e “leggi antiterrorismo” per reprimere il dissenso durante le rivolte del Janatha Vimukthi Peramuna (Jvp, di ispirazione marxista-comunista) degli anni ‘70 e ‘80. Un approccio analogo è stato mantenuto durante la guerra civile durata tre decenni, così come per la repressione in “chiave-sicurezza” dei musulmani dopo la strage nella chiesa la domenica di Pasqua del 2019 e, più recentemente, all’indomani del movimento di protesta Aragalaya del 2022.
L’appello degli attivisti ricorda che dei 10 prigionieri politici tamil di lungo corso ancora detenuti ai sensi del Pta, i processi di Selvarajah Kirupaharan e Thambaiya Pragash, arrestati nell’agosto 2009, risultano al momento pendenti e in attesa di sentenza definitiva. “Ciò significa che hanno trascorso quasi 20 anni della loro vita dietro le sbarre, prima ancora di essere condannati! Si sono persi tutta la loro giovinezza e gran parte della loro vita adulta in attesa del processo. Gli altri otto detenuti, sebbene condannati, hanno trascorso più di 15 anni in carcere, due dei quali sono in prigione da quasi 30 anni, e sono stati inoltre sottoposti a brutali torture e vessazioni da parte della polizia, dei funzionari penitenziari e dei compagni di cella, oltre che a ritardi arbitrari e vizi procedurali”. Da qui il richiamo perché “siano rilasciati incondizionatamente e autorizzati a reintegrarsi nella società, sia come atto di riconciliazione, sia come promesso nel manifesto elettorale del governo Npp”.
Il documento diffuso dai gruppi attivisti ricorda inoltre come un simile provvedimento non sarebbe così inusuale e vi sono dei precedenti. Fra gli altri, viene citato un perdono generale concesso nel novembre 1977 dall’allora presidente J.R. Jayawardene, che ha disposto la liberazione dei membri del Jvp condannati a seguito dell’insurrezione del 1971.
I firmatari hanno affermato che l’attuale amministrazione, i cui leader hanno essi stessi subito la repressione dello Stato, è nella posizione ideale per compiere un passo simile. Oltre a chiedere l’immediato rilascio dei 10 detenuti, l’appello formula diverse proposte di più ampia portata, tra cui la revisione accelerata di tutti i restanti casi relativi alla Pta, in particolare quelli sorti dopo gli attentati della domenica di Pasqua del 2019. Ed esorta le autorità a formulare accuse formali nei confronti dei detenuti oppure a rilasciarli liberi senza condizioni.
La coalizione chiede inoltre un risarcimento equo e proporzionato per le persone che sono state assolte dopo aver trascorso anni - a volte più di un decennio - in detenzione, e chiede l’immediata abrogazione della norma quadro sul terrorismo. Fino a quando l’abrogazione non sarà entrata in vigore, la nota esorta il governo a imporre una moratoria immediata sull’applicazione della legge.
Infine, l’appello dei gruppi attivisti si oppone alla proposta di legge sulla protezione dello Stato dal terrorismo (Psta) e invita il governo a ritirarla, impegnandosi a non introdurre una legislazione sostitutiva che rispecchi le disposizioni del Pta. Il documento è sostenuto e sottoscritto da oltre 300 persone e organizzazioni: fra questi vi sono gruppi per i diritti umani, movimenti femminili, istituzioni religiose, organizzazioni di coltivatori e pescatori, gruppi giovanili, accademici, avvocati e i principali sindacati di insegnanti, operatori sanitari, ferrovieri e lavoratori dell’industria tessile.
27/01/2020 13:14
21/01/2020 11:42







