22/08/2006, 00.00
COREA DEL SUD
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Corea, la regolamentazione dei migranti "esperimento da seguire con attenzione"

di Theresa Kim Hwa-young

Il Paese è il primo in Asia ad aver introdotto una politica centrale per l'immigrazione. Il sistema presenta alcune falle che la comunità internazionale deve contribuire a sanare, in vista dell'adozione dello stesso metodo da parte di Pechino e Tokyo.

Seoul (AsiaNews) – Il mercato del lavoro sudcoreano ha introdotto già da due anni un innovativo sistema di regolarizzazione degli immigrati, ma questo "deve essere studiato dalla comunità internazionale" che "deve suggerire migliorie in vista della sua adozione in altri Paesi asiatici".

E' questo il commento di Rajiv Narayan, ricercatore per l'Asia dell'est di Amnesty International, al Sistema per la licenza lavorativa (Sll) introdotto da Seoul nel 2004. "E' il primo Paese del continente a sviluppare una politica centrale per l'immigrazione – dice - e la comunità internazionale segue con attenzione questo esperimento".

L'Sll nasce per aiutare le compagnie coreane con poca manodopera a fornire un lavoro stabile agli immigrati: l'idea di base è quella di cedere il processo di assunzione ad un'organizzazione governativa, che può così selezionare e indirizzare al meglio gli stranieri a seconda delle loro capacità.

A due anni dalla sua introduzione, tuttavia, il sistema presenta alcune falle evidenti: gli immigrati che sono entrati nel Paese in questo modo sono regolari, ma vengono definiti "schiavi moderni, assoggettati a lavori sporchi, difficili e pericolosi". Il sistema, infatti, non permette al lavoratore di cambiare lavoro per più di due volte: molti immigrati, giunti al secondo impiego, sanno di essere destinati a questo per tutta la vita.

Inoltre, sempre più datori di lavoro sequestrano i passaporti dei loro impiegati per prevenire fughe clandestine: particolarmente dura la situazione delle donne, che nel 12 % dei casi subisce molestie sessuali sul posto di lavoro.

Narayan, inviato nel Paese per seguire gli sviluppi del sistema, suggerisce alcune modifiche, fra cui "l'introduzione della libera scelta del lavoro". "In Inghilterra – dice – abbiamo milioni di immigrati che in centinaia di anni di storia il governo ha imparato a gestire. Sono soggetti alle leggi inglesi ma possono creare delle comunità dove preservare le loro tradizioni, e sono tutelati dal diritto. Possono portare con loro le famiglie, se lavorano, e vengono cacciati solo per giusta causa".

La comunità internazionale "deve prestare molta attenzione e dare i propri suggerimenti a Seoul, perché gli altri Paesi del continente asiatico non hanno una politica di immigrazione e questo sistema potrebbe essere adottato, per primi, da cinesi e giapponesi".

Secondo le statistiche del governo, nel Paese lavorano circa 630 mila immigrati, di cui 300 mila ancora illegali.

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