02/10/2008, 00.00
SUD COREA - NORD COREA - USA
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Corea del Nord, diplomazie al lavoro per sedare i venti di guerra

Dopo l'annuncio di Pyongyang di voler riprendere il programma nucleare e sperimentare nuovi missili in grado di colpire gli Stati Uniti, oggi vertice fra i leader militari delle due Coree per trovare una soluzione alla crisi. Il negoziatore capo Usa sul nucleare prolunga di un giorno la visita al Nord.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) – In un clima di crescente tensione per la ripresa del programma nucleare e i nuovi test per missili a lunga gittata, la diplomazia internazionale è al lavoro per riallacciare i contatti con la Corea del Nord.

Questa mattina si è svolto un vertice a Panmujom, nella zona demilitarizzata al confine fra le due Coree, al quale hanno partecipato leader militari dei due opposti schieramenti: si tratta del primo incontro dalla nomina di Lee Myung Bak alla presidenza della Corea del Sud, elemento che ha contribuito ad deteriore i flebili progressi compiuti tra i due Paesi. Seoul e Pyongyang sono ancora oggi in guerra a livello formale, visto che non è stato sottoscritto alcun accordo di pace dalla fine della guerra delle due Corre (1950-53).

L’incontro è durato circa 90 minuti e si è concluso poco prima di mezzogiorno ora locale. Fra i temi affrontati l’applicazione degli accordi presi in passato sui “sistemi di difesa”, ma nessuno dei due schieramenti ha voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali sull’esito dei colloqui.

Nelle ultime settimane il clima di tensione nella penisola ha raggiunto il livello d’allerta: la Corea del Nord ha annunciato di voler riprendere il programma nucleare rompendo i sigilli al reattore di Yongbyon. Al contempo ha avviato il progetto di potenziamento della base missilistica nella costa orientale del Paese, dove sperimentare una versione elaborata del Taepodong-2 che, secondo alcuni esperti militari, sarebbe in grado di colpire obiettivi sensibili a 10mila chilometri di distanza. Una potenziale minaccia per la stabilità della regione, perché un simile missile potrebbe arrivare non solo in Giappone, ma toccare – sulla carta – anche la costa occidentale degli Stati Uniti.

Per tutta risposta il presidente sud-coreano ha lanciato l’allerta fra gli apparati militari, chiedendo a tutti di “tenersi pronti ad affrontare nuove minacce, da qualunque parte esse provengano”. In un discorso alla tv di Stato Lee ha sottolineato che “se il nemico tenterà di invaderci” il Paese è pronto a “vincere” la sfida e per far questo è necessario “un forte apparato militare”.

Dalla penisola coreana spirano venti di guerra preoccupanti, in conseguenza dei quali l’inviato statunitense Christopher Hill ha deciso di prolungare di un giorno i colloqui con la leadership di Pyongyang. Egli partirà solo domani alla volta di Pechino, prossima tappa del viaggio ufficiale. Il negoziatore capo statunitense sul dossier nucleare nord-coreano – che vede coinvolti, oltre agli Usa, anche Corea del Sud, Cina, Giappone e Russia – sta cercando di riallacciare i rapporti con la controparte coreana e di dare nuova linfa al programma “aiuti in cambio del disarmo”.

 

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