11/04/2022, 10.36
INDIA
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Corte suprema indiana: legittimo limitare i fondi stranieri alle ong

di Nirmala Carvalho

Respinto il ricorso presentato da alcune associazioni contro la riforma del Foreign Contribution Regulation Act che ha colpito molte realtà attive nell'assistenza ai più poveri tra cui - in un primo tempo - anche le Missionarie della Carità. Per i giudici non c'è "nessuna penuria di donatori in India". Il verbita p. Babu Joseph: "Ma le regole siano applicate in maniera non partigiana. A quando la stessa domanda di trasparenza nel finanziamento dei partiti indiani?".

New Delhi (AsiaNews) - Per la Corte Suprema di New Delhi è legittimo che il governo ponga limiti alla possibilità per le organizzazioni indiane di ricevere contributi dall’estero. Lo ha stabilito l'8 aprile con un verdetto su un ricorso presentato da alcune associazioni nei confronti del contestato nuovo testo del Foreign Contribution Regulation Act, approvato nel 2020 e la cui entrata in vigore ha portato a grossi problemi per molte ong e realtà legate ai missionari attive nel Paese. La vicenda aveva coinvolto persino le Missionarie della Carità che proprio alla vigilia di Natale si erano viste rigettare la richiesta di rinnovo della licenza per ricevere fondi dall’estero. La decisione era stata poi ribaltata a gennaio, dopo l'eco internazionale della vicenda e la presentazione di nuovi documenti in forza dei quali è stato accordato alle suore di Madre Teresa un nuovo permesso che varrà fino al 2026. Proprio l’alto margine di discrezionalità nel rilascio delle autorizzazioni era stato contestato nel ricorso.

"Ricevere donazioni dall'estero - sostiene la Corte Suprema indiana - non può essere considerato un diritto assoluto o un diritto acquisito". I giudici hanno osservato che le donazioni straniere possono influenzare le politiche di un Paese e possono portare all'imposizione di un'ideologia politica. A loro avviso “il flusso dei contributi stranieri dovrebbe essere al livello minimo, se non completamente evitato” dal momento che non c’è "nessuna penuria di donatori in India" e le organizzazioni caritatevoli dovrebbero concentrarsi sui donatori all'interno del Paese. La Corte ha anche sostenuto la validità dell’articolo 17 della legge, che richiede alle ong di aprire un conto per i contributi stranieri in una filiale della State Bank of India a New Delhi. Ha aggiunto, però, che per richiedere l’autorizzazione non deve essere indispensabile presentare l’Aadhaar (la carta di identità indiana ndr), ma deve essere sufficiente un passaporto.

La sentenza della Corte non ha fugato le preoccupazioni delle tante Ong attive in India accanto ai poveri. Resta infatti il timore che molte realtà impegnate per la promozione dei diritti degli ultimi vengano prese di mira attraverso questo strumento. A più di tre mesi dalle polemiche, infatti, sono ancora solamente 16.896 le associazioni a cui la licenza è stata rinnovata, contro le oltre 22mila attive a fine 2021.

P. Babu Joseph, verbita, già portavoce della Conferenza episcopale cattolica indiana (Cbci), commenta ad AsiaNews: "Rispettiamo il punto di vista dei giudici sul Foreign Contribution Regulation Act; ma il punto è che questa regolamentazione sulle organizzazioni della società civile deve essere attuata in maniera non partigiana e trasparente. Alcuni dei casi in cui è stata cancellata la registrazione o sono state avviate azioni punitive si fondavano su basi dubbie, il che dà credito alla convinzione che il settore delle ong sia stato preso di mira. Pur con i loro difetti, queste realtà continuano a fare molto bene alla società, soprattutto tra quanti il governo non raggiunge. Se davvero non ce ne fosse più bisogno in India, non dovremmo avere ancora cittadini che languono sotto la soglia di povertà”.

“Sono anche d'accordo - continua p. Joseph - con l'osservazione della Corte secondo cui senza controlli sulle donazioni straniere c'è la possibilità di un uso improprio a scapito del Paese. Questa logica, però, non dovrebbe valere solo per le organizzazioni della società civile ma anche - ad esempio - per i partiti politici i cui sistemi di finanziamento sono molto opachi. Vorrei che l'enfasi sulla trasparenza - conclude il religioso verbita - fosse estesa a tutti i livelli di governo in India: solo questo potrà condizioni di parità per tutti".

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