Crisi carburante ed ‘expat’ uccisi: la guerra all’Iran colpisce (anche) Dhaka
Ieri lunghe code di veicoli alle stazioni di servizio; la popolazione in preda al panico teme l’esaurimento delle scorte e l’escalation dei prezzi. Litigi e tensioni fra gli automobilisti in coda. Interruzioni di energia segnalate anche dai grandi gruppi industriali. In Arabia Saudita un altro lavoratore migrante bangladese ucciso per un lancio missilistico iraniano su un complesso residenziale.
Dhaka (AsiaNews) - La guerra nel Golfo sta già causando pesanti ripercussioni sul piano economico in Bangladesh, mentre un altro lavoratore migrante è deceduto in queste ore in seguito ad un lancio missilistico iraniano su un edificio residenziale in Arabia Saudita. Oltre al connazionale, il terzo dall’inizio del conflitto dopo quelli in Bahrein e negli Emirati nei primi giorni, è morto anche un indiano e altre 12 persone sono rimaste ferite. Tornando al versante interno, ieri si sono formate lunghe code di veicoli nelle principali stazioni di servizio di Dhaka, con la popolazione in preda al panico e all’incertezza che vuole fare scorte nel timore di un inasprimento della crisi militare innescata dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran.
Molte stazioni della capitale hanno esaurito il carburante al mattino, costringendo centinaia di automobilisti ad aspettare per ore fino all’arrivo di nuove forniture nel pomeriggio. Scene simili sono state segnalate fuori Dhaka, dove sono scoppiati litigi e tensioni tra i clienti frustrati dall’impossibilità di rifornire. Anche i grandi gruppi industriali hanno segnalato interruzioni, affermando di ricevere dai depositi una quantità assai inferiore a quella necessaria per mantenere produzione e trasporti in funzione. Le fabbriche senza allacciamenti al gas dipendono per intero da caldaie e generatori; i vertici del settore avvertono che la carenza sta già rallentando la produzione.
La tensione deriva dal fatto che la Bangladesh Petroleum Corporation (Bpc) ha ridotto le assegnazioni di carburante alle stazioni di servizio di circa il 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I funzionari governativi insistono sul fatto che le riserve nazionali sono adeguate, ma affermano che l’approvvigionamento è limitato per gestire i costi durante una situazione globale instabile, aggravata dal conflitto regionale. I funzionari riconoscono, tuttavia, che il panico diffuso che ha portato all’acquisto compulsivo, alimentato in parte dalle voci che circolano sui media tradizionali e sui social, sta esercitando ulteriore pressione sul sistema.
In risposta, la Bpc ha chiesto al governo di dispiegare l’esercito per proteggere i principali depositi di carburante in tutto il Paese. In due lettere firmate dal presidente Rezanur Rahman, la società ha avvertito che i repentini picchi di domanda hanno impedito ai rivenditori di rifornirsi di carburante da diversi depositi, aumentando il rischio di “situazioni indesiderate” in strutture strategicamente importanti dall’area di Patenga a Chittagong, fino ai depositi di Barisal. La società ha classificato questi siti come infrastrutture nazionali critiche e ha richiesto l’immediato dispiegamento dell’esercito, insieme a un rafforzamento della polizia ai benzinai per prevenire disordini.
In questo clima di incertezza, ieri il ministero degli Esteri ha ufficializzato il richiamo di cinque alti diplomatici nel mondo. Quattro ambasciatori nominati su base contrattuale durante il governo provvisorio, distaccati in Portogallo, Polonia, Messico e Maldive, hanno ricevuto l’ordine di rientrare a Dhaka. Anche l’Alto commissario nel Regno Unito, Abida Islam, è stato riassegnato alla sede centrale. Il dicastero ha ordinato a tutti e cinque di presentarsi immediatamente.
Allo stesso tempo, il governo afferma di stare monitorando attentamente la sicurezza dei cittadini bangladeshi espatriati nelle regioni colpite dal conflitto. Il ministro del Lavoro, dell’occupazione e dell’occupazione all’estero Ariful Haque Chowdhury ha dichiarato che Dhaka è in costante comunicazione con le comunità di “expat” e sta preparando piani di emergenza nel caso in cui fosse necessario procedere all’evacuazione. Parlando ieri a Moulvibazar, il ministro ha detto che è stato formato un comitato di alto livello composto da funzionari del ministero degli Esteri, del ministero del Welfare degli espatriati e delle autorità dell'aviazione civile per supervisionare gli sviluppi e coordinare eventuali rimpatri.
Il ministro ha confermato che il governo sta assistendo le famiglie di due lavoratori migranti recentemente deceduti all’estero, uno a Barolekhar e l'altro a Sylhet. Sono in corso gli sforzi per riportare le loro salme in patria una volta ottenute le autorizzazioni dalle autorità locali. Inoltre, egli ha avvertito che molti concittadini all’estero hanno già perso il lavoro, poiché gli uffici e i tribunali in alcuni paesi colpiti dal conflitto rimangono chiusi. Il governo, avverte, starebbe lavorando per garantire cibo e sostegno essenziale mentre la situazione rimane incerta.
Nonostante i preparativi per possibili evacuazioni, il ministro ha osservato che le rotte aeree sulle regioni colpite sono attualmente chiuse, rendendo impossibile il rimpatrio immediato. Ulteriori decisioni saranno prese a seconda di come si evolverà la situazione. Egli ha infine affrontato le preoccupazioni prima dell’Eid, la festa di fine Ramadan, dicendo che sei squadre di monitoraggio guidate da segretari congiunti hanno avuto il compito di garantire che i lavoratori delle fabbriche ricevano gli stipendi e i bonus dovuti per tempo.
19/07/2022 10:35
06/07/2022 13:20



