29/04/2026, 10.32
TURCHIA
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Crisi dell’infanzia in Turchia: numeri dimezzati, ma il 34,4% è a rischio povertà

È quanto emerge nel rapporto “Children in Statistics 2025” elaborato da TurkStat. Nel 1970 i minori erano il 48,5% della popolazione, oggi sono il 24,8%. Disparità regionali in materia di mortalità infantile, nelle regioni del sud-est il numero maggiore di figli. Numeri record anche per i minori in carcere, in custodia cautelare o condannati. Una nuova legge contro l’uso dei social sotto i 15 anni. 

Istanbul (AsiaNews) - Oltre un terzo dei bambini in Turchia è a rischio di povertà o di esclusione sociale e la loro quota complessiva sul totale della popolazione si è pressoché dimezzata negli ultimi 50 anni, nel contesto di una società che invecchia e impoverisce. È quanto emerge nei dati contenuti all’interno del “Children in Statistics 2025” pubblicato nei giorni scorsi dall’istituto di statistica turco TurkStat (qui il riassunto in grafica), che presenta uno spaccato preoccupante per il Paese confermato anche dai numeri sulla popolazione carceraria: lo scorso anno è stato caratterizzato da “fallimenti sistemici” nella protezione dei minori, che hanno portato a morti e incarcerazioni da record in negativo.

Nel 2025 il numero di bambini in Turchia era di 21,3 milioni, pari al 24,8% della popolazione totale, con i maschi al 51,3% e le femmine al 48,7%. Le cifre mostrano un chiaro declino dal 1970, quando i bambini rappresentavano il 48,5% della popolazione, con un calo progressivo al 41,8% nel 1990, al 30,9% nel 2007 e al 24,8% nel 2025. In circa mezzo secolo, la percentuale di bambini nella popolazione totale si è quasi dimezzata e per il futuro non si vedono inversioni di rotta: le proiezioni mostrano infatti una discesa ulteriore al 22,1% nel 2030, al 19,6% nel 2040 e al 16,9% nel 2060.

Inoltre, il 36,8% dei bambini è a rischio di povertà o di esclusione sociale: i dati di TurkStat indicano che questo valore è calcolato combinando tre indicatori: il 34,4% dei bambini è a rischio di povertà relativa, il 6,5% deve affrontare gravi privazioni materiali e sociali e il 23% vive in famiglie a bassa intensità di lavoro. Se sommati, questi indicatori mostrano che più di un terzo dei bambini in Turchia è esposto ad almeno una forma di deprivazione di base.

Allargando il discorso alla scuola emerge che il tasso di iscrizione netto all’età di 5 anni è dell’84,3%. A livello di scuola primaria, il dato supera il 95%. Un quadro simile si vede nell’istruzione secondaria inferiore. Tuttavia, il quadro cambia a livello secondario superiore con un valore che scende al di sotto del 90%. Questo declino dimostra che abbandonare l’istruzione, in particolare per motivi economici, rimane un problema significativo. A questo si sommano persistenti disuguaglianze nell’accesso all’istruzione prescolare, con valori più bassi nelle aree rurali e in famiglie a basso reddito. Una una tendenza che prosegue anche per il futuro.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro tra i ragazzi dai 15 ai 17 anni è del 25,5%, con un valore che sale al 36,5% tra i ragazzi, mentre si abbassa al 13,9% tra le ragazze, con un divario che mostra come i giovani maschi siano spinti nella vita lavorativa più spesso in tenera età. Se, da un lato, ci si aspetterebbe che il lavoro minorile diminuisca man mano che i bambini rimangono nel comparto dell’istruzione più a lungo, i dati reali mostrano che ciò non è accaduto, in particolare per i ragazzi, a conferma che il lavoro minorile resta un “problema strutturale”.

Secondo i dati di TurkStat, il tasso di mortalità infantile è in calo ma a fronte di un declino permangono consistenti disparità regionali. Una percentuale significativa di bambini affronta anche problemi di accesso a bisogni di base come un’alimentazione sana, un riscaldamento adeguato e uno spazio abitativo adatto. Secondo le statistiche in tema di unioni, la quota di matrimoni ufficiali che coinvolgono ragazze di età compresa tra 16-17 anni tra tutti i matrimoni ufficiali è stata del 7,3% nel 2002, dato che scende all’1,5% nel 2025. Al contrario, la quota di matrimoni ufficiali che coinvolgono ragazzi nella stessa fascia di età tra tutti i matrimoni ufficiali era dello 0,5% nel 2002 ed è scesa allo 0,1% nel 2025.

La persistenza dei primi matrimoni indica un quadro direttamente legato all’abbandono della scuola e alla povertà. Inoltre, dopo il divorzio la custodia dei figli è in gran parte affidata alle madri con un dato del 75% circa, mentre ai padri viene affidata la cura della prole per un 25% circa al momento della separazione dei coniugi. Ciò dimostra che l’assistenza all'infanzia rimane ancora in gran parte responsabilità delle donne. Nel frattempo, con l’aumento del numero di bambini che beneficiano dei servizi familiari affidatari, rimane notevole anche il numero di minori ospiti di istituti. 

A livello provinciale, significative disparità regionali rimangono evidenti nella distribuzione della popolazione infantile in tutta la Turchia. Le province del sud-est hanno registrato i più alti rapporti di popolazione infantile, con Şanlıurfa in testa al 43,3%, seguita da Şırnak al 39,2% e Mardin al 36,7%. All’estremità inferiore le province con le più piccole quote di popolazione infantile sono concentrate nelle regioni nord-occidentali e orientali della Turchia, che riflettono strutturalmente più anziane e con livelli di fertilità più bassi. Tunceli, nel settore orientale, ha registrato il tasso più basso al 15,9%, seguito da Edirne (16,9%) e Kırklareli (17,7%).

Per quanto concerne la popolazione carceraria minorile, dagli studi di FİSA Child Rights Center e CİSST(Civil Society in the Penal System) relativi al 2025 emerge il quadro di una “generazione perduta dietro le sbarre”. Uno dei dati più allarmanti emersi in questo mese di aprile 2026 è l’aumento dei bambini incarcerati in istituti di pena: nell’ultimo decennio il dato è infatti cresciuto del 120%. Ad oggi vi sono almeno 4.524 bambini in prigione, di cui 3.264 in custodia cautelare in attesa di processo e 1.260 sono detenuti condannati. 

Circa 891 bambini di età compresa tra 0 e 6 anni vivono attualmente dietro le sbarre insieme alle loro madri incarcerate, in condizioni che spesso sono di sovraffollamento. Gli esperti notano infatti che la capacità carceraria viene sovrastimata, con un tasso di occupazione che raggiunge quasi il 132% al gennaio 2026.

E ancora, almeno 892 bambini sono morti lo scorso anno per cause che si potevano prevenire. Il lavoro minorile rimane una “ferita sanguinante” nell’economia turca, con il 2025 che vede il più alto numero di morti fra i bambini lavoratori mai registrati dai gruppi di attivisti e dai centri di statistica. Almeno 95 bambini (altri rapporti suggeriscono 94) sono morti mentre lavoravano, dei quali 31 nel settore agricolo (molti stagionali), altri 27 nell’industria e 26 deceduti ad un’età inferiore ai 14 anni. Per attivisti e gruppi pro diritti umani questi numeri rivelano una “cristi del sistema” più che essere legati a una serie sfortunata di eventi. 

Infine, i materia di internet e bambini emerge che la maggior parte naviga in rete, spesso senza controllo. Tra i minori di età compresa fra i 6 e i 15 anni, il tasso di utilizzo del web è salito oltre l’80%. Tuttavia, i numeri non discutono di come questo aumento si ripercuota sulla loro sicurezza, sui rischi legati alla navigazione online e la dipendenza digitale. A fronte di dati in aumento, ma di un uso poco chiaro, il governo sembra correre ai ripari promulgando in questi giorni una legge che vieta la presenza sui social ai minori di 15 anni.

Il disegno di legge, adottato dalla Grande Assemblea Nazionale turca e in attesa della firma del presidente Recep Tayyip Erdogan per l’entrata in vigore, modifica una norma precedere e prevede che i fornitori di social network non possano offrire servizi ai bambini di età inferiore ai 15 anni. Al contempo debbano adottare le misure necessarie, compresa la verifica dell’età, per impedire l’accesso. La legge richiede inoltre ai social media di creare servizi separati adeguati all’età per i minori di età superiore ai 15 anni e di pubblicare le misure che adottano sui loro siti web.

La legislazione richiede infine ai social network di offrire strumenti di controllo parentale che consentano ai genitori di controllare le impostazioni dell’account, approvare transazioni a pagamento come acquisti o abbonamenti e monitorare o limitare il tempo di utilizzo. Le piattaforme con più di 10 milioni di utenti giornalieri in Turchia saranno anche tenute a rispettare entro un’ora determinati ordini di rimozione dei contenuti o di blocco dell’accesso in casi urgenti.

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