11/04/2017, 08.50
SIRIA - RUSSIA - G7
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Dal G7 minaccia di nuove sanzioni alla Russia per il sostegno a Damasco

Il segretario di Stato americano andrà a Mosca in visita ufficiale. Egli cercherà di convincere i russi a scaricare Assad. Allo studio sanzioni “mirate” contro alti ufficiali russi e siriani. Resistenze interne al G7 (Roma e Berlino) rendono improbabile una loro introduzione. Putin cancella l’incontro con Tillerson. 

 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - I ministri degli Esteri dei Paesi del G7 stanno cercando di raggiungere una posizione comune sul conflitto siriano, prima che il segretario di Stato americano si rechi in Russia per una visita ufficiale. Obiettivo del viaggio diplomatico di Rex Tillerson - il quale vedrà anche alleati arabi del Medio oriente - cercare di persuadere Mosca ad abbandonare la Siria e lasciare il presidente Bashar al-Assad al proprio destino. 

Il rappresentante del Regno Unito ha proposto sanzioni “mirate” ai danni di alti ufficiali militari di Russia e Siria. L’obiettivo è colpire quanti avrebbero coordinato le operazioni militari dei giorni scorsi in territorio siriano. 

Nel caso venissero adottate, sarebbero le prime sanzioni a carico di personalità russe nel contesto del conflitto siriano; tuttavia, una loro adozione appare improbabile per le resistenze interne al G7 di nazioni come la Germania e l’Italia. 

Intanto, nel contesto delle crescenti tensioni fra Stati Uniti e Russia, il Cremlino ha cancellato l’incontro fra Tillerson e il presidente Vladimir Putin, previsto in origine nei prossimi giorni. In agenda il faccia a faccia con il capo della diplomazia russa Sergei Lavrov. 

La stretta dei Paesi dell’Occidente segue l’attacco della scorsa settimana nella provincia di Idlib, in cui il governo siriano - secondo quanto affermano ribelli e miliziani jihadisti - avrebbe usato armi chimiche. Damasco nega l’uso di agenti chimici (si è parlato di gas sarin) contro la cittadina di Khan Sheikhoun, che avrebbe provocato almeno 89 morti. 

Secondo quanto affermato da un funzionario statunitense, i russi sarebbero stati a conoscenza dell’attacco chimico, perché un drone sorvolava l’area in cui sorge l’ospedale di Khan Sheikhoun mentre le vittime chiedevano soccorso. Qualche ora più tardi un caccia ha bombardato il nosocomio, nel tentativo - a detta di Washington - di “coprire” le tracce dell’attacco. 

In una conversazione telefonica il presidente Usa Donald Trump e il Primo Ministro britannico Theresa May hanno concordato che non è più “interesse strategico di Mosca” sostenere il presidente siriano. La cancelliera tedesca Angela Merkel concorda con l’inquilino della Casa Bianca in merito a “precise responsabilità” attribuibili ad Assad.  

Molti analisti sono stupiti dalla posizione di Trump, che prima di divenire presidente invocava un'alleanza con la Russia e in passato aveva criticato le posizioni di Barack Obama, negative verso Bashar Assad.

A dispetto delle minacce per ora non vi è un reale cambiamento della politica [militare] degli Stati Uniti in Siria; pur avendo bombardato una base militare siriana in risposta all’attacco chimico, per Washington la “priorità” resta quella di combattere lo Stato islamico (SI). 

Divampata nel marzo 2011, la guerra ha provocato oltre 400mila morti e milioni di sfollati, innescando una emergenza umanitaria senza precedenti.

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