07/05/2026, 12.17
INDIA
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Dal Rajasthan all'Uttar Pradesh i volti quotidiani dell'Hindutva contro i cristiani

di Nirmala Carvalho

In un villaggio del distretto di Banswara quattro cattolici fermatio con l'accusa di "conversioni" per aver organizzato una preghiera mariana in un giardino privato. Alla St. Teresa Academy di Modinagar un contenzioso con una docente diventa un "caso" per i nazionalisti. Gruppo per i diritti umani dell'Orissa: "Polizia e autorità conniventi con le violenze ai danni degli adivasi e dalit cristiani".

Mumbai (AsiaNews) – Incontri di preghiera in case private interrotti dai nazionalisti indù, rancori personali trasformati in accuse generalizzate contro istituzioni educative cattoliche, addirittura abitanti villaggi adivasi legati agli alberi per umiliarli e colpirli in quanto cristiani: all’ombra delle grandi questioni internazionali, dall’India del premier Narendra Modi - rafforzato in questi giorni dal successo del suo partito nazionalista indù nelle elezioni nel West Bengal - continuano ad arrivare quasi quotidianamente notizie di gravi episodi di intolleranza da parte dei gruppi fondamentalisti.

L’episodio più grave è avvenuto in Rajasthan il 1 maggio, quando durante un incontro di preghiera cattolico in un villaggio del distretto di Banswara quattro fedeli cattolici sono stati fermati dalla polizia con l’accusa di presunte conversioni forzate. Secondo p. Arvinda, parroco della Trinity Church di Kushalgarh, la celebrazione si svolgeva presso una grotta di Lourdes dentro un giardino privato, poiché nella zona non esiste una chiesa. L’incontro faceva parte di una novena mariana e riuniva famiglie cattoliche e abitanti dei villaggi vicini.

Durante la distribuzione della comunione, un gruppo di circa dodici uomini avrebbe fatto irruzione accusando i presenti di praticare conversioni religiose forzate. La situazione è degenerata quando uno degli intrusi sarebbe stato visto con un coltello, provocando una colluttazione. “La polizia ha arrestato immediatamente quattro cattolici, senza avviare alcuna indagine sulle accuse - ha dichiarato p. Arvinda ad AsiaNews -. Non c’era alcuna conversione: era soltanto un pacifico incontro di preghiera”.

I quattro arrestati sono accusati di tentato omicidio e violazione delle leggi anti-conversione. Secondo la comunità locale, composta in gran parte da tribali Bhil, molte persone vivono ora nella paura e alcuni uomini si sono nascosti per timore di nuovi arresti. Anche mons. Devprasad Ganawa, vescovo della diocesi locale di Udalpur, ha espresso forte preoccupazione: “L’incidente sconvolge la vita del villaggio e della comunità. Oggi essere cristiani comporta grandi difficoltà e spesso abbiamo la sensazione di essere costantemente sorvegliati”.

Nello Stato dell’Uttar Pradesh, invece, è stata una controversia disciplinare interna alla St. Teresa Academy di Modinagar a trasformarsi in un caso religioso dopo che alcune organizzazioni nazionaliste indù hanno protestato davanti all’istituto accusandolo di attività di conversione forzata.

Le manifestazioni sono scoppiate il 5 maggio dopo alcune accuse mosse da Aruna Rani, un insegnante di educazione fisica impiegata nella scuola dal 2012. I manifestanti hanno scandito slogan davanti all’edificio e disegnato simboli “Om” sui cancelli dell’istituto.

La direzione scolastica respinge con forza ogni accusa. P. Jesu Amrutham, responsabile della scuola, ha dichiarato ad AsiaNews: “Questa realtà esiste dal 1982 e oggi conta circa 1.500 studenti. Di questi solo 14 sono cristiani, mentre gli altri appartengono alla comunità maggioritaria e scelgono il nostro istituto per la qualità dell’istruzione e i valori educativi. L’insegnante aveva ricevuto un richiamo verbale la sera del 4 maggio e successivamente ha diffuso accuse infondate”.

Secondo sr. Lourd, preside dell’istituto, il problema riguardava esclusivamente il comportamento professionale della docente, accusata di avere creato tensioni interne, usato linguaggio offensivo con studenti e genitori e ignorato ripetuti richiami disciplinari. La scuola sostiene inoltre di non avere mai licenziato l’insegnante. Anche il vescovo di Meerut, mons. Bhaskar Jesuraj, ha condannato le accuse: “Non siamo assolutamente coinvolti in attività di conversione nelle nostre scuole. Gestiamo istituti educativi da molti anni e non è mai accaduto nulla del genere. Alcuni gruppi con interessi particolari approfittano della situazione e delle leggi esistenti, arrivando persino a farsi giustizia da soli”.

In Orissa, infine, il gruppo per i diritti umani Karwan-e-Mohabbat (“Carovana dell’Amore”), insieme a un collettivo di cittadini e attivisti, con una lettera aperta diffusa al tewrmine di una visita compiuta dal 2 al 5 maggio ha accusato le autorità locali di essere complici nella persecuzione delle minoranze cristiane.

La delegazione ha visitato diversi distretti, tra cui Nabarangpur, Jeypore, Balasore e Baripada, incontrando circa 300 persone. Secondo il rapporto, polizia, funzionari pubblici e rappresentanti politici avrebbero favorito o partecipato ad atti di discriminazione e violenza contro i cristiani.

“Abbiamo ascoltato ripetute testimonianze sul ruolo della polizia, dell’amministrazione civile, di rappresentanti eletti e persino di membri del governo statale nell’incoraggiare la persecuzione delle minoranze cristiane e la negazione dei loro diritti fondamentali”, afferma la lettera. Sono stati registrati attacchi contro chiese, esclusione sociale, boicottaggi economici e rifiuto di concedere sepolture nei cimiteri dei villaggi. Le violenze avrebbero colpito soprattutto cristiani appartenenti alle comunità tribali adivasi e dalit.

“In alcuni distretti la violenza ha superato ogni limite - denuncia il documento -. Persone cristiane sono state legate agli alberi e picchiate, chiuse in sacchi e aggredite fisicamente; si sono verificati anche casi di violenza sessuale e tentativi di bruciare vive alcune vittime”. Secondo il gruppo, in molti casi la polizia avrebbe incriminato le vittime invece degli aggressori. “Ciò che appare evidente è un completo collasso del sistema costituzionale dello Stato nei confronti delle minoranze cristiane”, conclude la lettera.

Le autorità dell’Orissa respingono le accuse e difendono la legge anti-conversione dello Stato, sostenendo che sia necessaria per prevenire conversioni forzate.

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