Delhi: l'emendamento costituzionale sulle donne e le manovre di Palazzo
Rara sconfitta per Modi in Parlamento: respinto disegno di legge per il 33% di donne nella Lok Sabha alle elezioni 2029. L’opposizione, guidata da Rahul Gandhi, ha bocciato il testo denunciando il "gerrymandering": l'aumento dei seggi a 850 e la ridefinizione dei collegi sui dati del censimento 2011 avrebbe favorito il Nord a discapito degli Stati meridionali.
New Dheli (AsiaNews) - La legge sulle quote riservate alle donne approvata nel 2023 (denominata Nari Shakti Vandan Adhiniyam), è storica perché riserva un terzo (33%) dei seggi alle donne nella Lok Sabha - la camera bassa del Parlamento indiano. Ieri però, un nuovo disegno di legge costituzionale volto ad accelerare l’attuazione delle quote per le elezioni del 2029, è stato respinto. Il disegno di legge non è riuscito a ottenere la maggioranza dei due terzi richiesta, ricevendo 298 voti a favore e 230 contrari; occorreva una maggioranza qualificata di 352.
Il disegno di legge del 2026 (131° emendamento), che è stato bocciato, cercava di svincolare le quote dal requisito del censimento del 2026 e di utilizzare i dati del censimento del 2011 per una delimitazione immediata. Proponeva inoltre di espandere la composizione totale della Lok Sabha da 543 a 850 seggi.
Il leader dell’opposizione (LoP), Rahul Gandhi, ha guidato la rara sconfitta di Modi sul disegno di legge proposto dal governo indiano. Insieme al primo ministro del Tamil Nadu M. K. Stalin, l’opposizione ha respinto il piano, sostenendo che si trattasse di una forma di “gerrymandering matematico” - etichetta proposta da Gandhi e altri esponenti -, ovvero la manipolazione fraudolenta dei confini dei collegi elettorali, per favorire ingiustamente gli stati del nord rispetto a quelli del sud a causa delle differenze nella crescita demografica.
Il governo centrale ha cercato di accelerare l’introduzione della quota del 33% per le elezioni generali del 2029 attraverso un pacchetto di tre disegni di legge, in particolare il disegno di legge in questione, che proponeva tre cambiamenti radicali. Come primo, il disaccoppiamento dal censimento del 2026, per rimuovere il requisito di riferirsi al primo censimento condotto dopo il 2026. Secondo, l’utilizzo dei dati del censimento del 2011, proponendo una delimitazione immediata (ridisegnazione dei confini) basata sui dati di quell'anno. E terzo, l’ampliamento della Lok Sabha, prevedendo che il numero totale dei seggi passasse da 543 a 850, con circa 273-283 seggi riservati alle donne (un terzo).
Il fulcro della resistenza dell'opposizione ruota attorno al timore che le quote riservate alle donne vengano utilizzate come “cortina fumogena” per una massiccia ridefinizione della mappa elettorale. I leader dell'opposizione e i governi degli Stati meridionali sostengono che una delimitazione basata sulle attuali tendenze demografiche premerebbe ingiustamente gli Stati settentrionali con una crescita più elevata, come l'Uttar Pradesh, penalizzando invece gli Stati meridionali come il Tamil Nadu e il Kerala che hanno attuato con successo il controllo demografico.
Sostengono che la ridefinizione dei confini dei collegi elettorali sia una “presa di potere” volta a creare un pregiudizio strutturale a favore delle roccaforti del partito al governo, il Bharatiya Janata Party (BJP). L'opposizione ha considerato il disegno di legge (131° emendamento) come un tentativo “ingannevole” di utilizzare l’emancipazione femminile; uno “scudo” per far passare un riordino fondamentale della mappa elettorale, senza un nuovo censimento o un consenso.
19/10/2022 13:09





