22/05/2026, 12.42
BANGLADESH
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Dhaka: ira e sgomento per lo stupro e l’uccisione di Ramisa, di soli otto anni

di Sumon Corraya

La bambina aveva appena ottenuto il primo posto all’esame di classe e stava per festeggiare, ma è stata violentata e uccisa. La polizia ha arrestato il 34enne vicino di casa Sohel Rana e la moglie. Il dolore dei compagni di classe e gli appelli alla giustizia (o vendetta) di una nazione scossa. L'avvocata Singha ad AsiaNews: "Il tema della violenza sui minori è lo specchio del fallimento di un Paese". 

Dhaka (AsiaNews) - Quello che avrebbe dovuto essere un momento di gioia si è trasformato in una tragedia indicibile. Ramisa Akhtar, una vivace bambina di otto anni che frequentava la seconda elementare e che aveva appena ottenuto il primo posto nell’esame di classe, si stava preparando a festeggiare con i suoi compagni. Invece, la bambina dalla festa è precipitata nell’orrore con un finale drammatico: è stata infatti brutalmente torturata e uccisa.

La veglia funebre si è tenuta la sera del 20 maggio scorso dopo le preghiere dell’Isha nel villaggio di Madhyam Sealdi, nell’Unione di Ichhapura a Sirajdikhan, distretto di Munshiganj, divisione amministrativa di Dhaka. La piccola è stata poi sepolta accanto ai nonni nel cimitero di famiglia. Il dolore della sua famiglia, tuttavia, continua a risuonare in tutto il Paese, le cui coscienze sono state scosse da questa tragedia. 

La ragazzina è stata uccisa nella zona di Pallabi, un distretto della capitale, all’inizio di questa settimana. Secondo la polizia il principale sospettato è Sohel Rana, 34 anni, inquilino di un appartamento vicino, il quale avrebbe già confessato il crimine in tribunale. Gli investigatori dicono che abbia tentato di smembrare il corpo della bambina per nascondere lo stupro e l’omicidio. Nella vicenda sarebbe coinvolta anche sua moglie, Swapna Akhter, che è stata arrestata.

Ramisa era una studentessa della Popular Model High School di Pallabi, conosciuta dai suoi insegnanti come una bambina calma, educata e di eccezionale talento. La sua morte improvvisa ha lasciato devastati compagni di classe, insegnanti e familiari. Suo padre, Abdul Hannan Mollah, è tornato a scuola dopo il funerale, scoppiando in lacrime all’interno dell’aula in cui studiava la figlia, mentre gli studenti e compagni di classe di sono radunati attorno a lui, condividendo il pianto e il dolore per la devastante perdita. 

La brutalità del crimine ha scatenato proteste diffuse in tutto il Bangladesh. Ieri, a Dhaka e in altre località del Paese, si sono tenute catene umane, manifestazioni e raduni per chiedere che sia fatta giustizia in tempi rapidi e che venga inflitta la pena massima ai responsabili. In alcune zone, residenti indignati hanno circondato le stazioni di polizia, mentre i social media sono stati inondati di richieste di giustizia. L’omicidio ha messo ancora una volta in luce la vulnerabilità dei bambini e delle ragazze: molti osservatori, infatti, vedono l’incidente non come una tragedia isolata, ma come parte di un più ampio schema di violenza alimentato da un’applicazione debole della legge e da una cultura dell’impunità.

L’avvocata cristiana Rebecca Singha, legale della Corte Suprema che si occupa regolarmente di casi relativi ai diritti umani e alla violenza contro donne e bambini, ha dichiarato ad AsiaNews che il problema va ben oltre un singolo caso. “In Bangladesh, non solo le ragazze e i bambini, ma anche le donne di tutte le età - spiega - si sentono insicure, sia a casa, sul posto di lavoro o per strada”. “Lo stupro e l’omicidio di Ramisa - prosegue l’esperta di legge - non sono solo tragici; riflettono un profondo fallimento sociale nel proteggere i più vulnerabili”.

Proseguendo nella riflessione, l'avvocata ha sottolineato che sebbene il Bangladesh disponga di severe disposizioni di legge - tra cui l’ergastolo per lo stupro e la pena di morte quando lo stupro provoca la morte - l’applicazione risulta carente. “Il divario non sta nella legge, ma nell’applicazione e nella responsabilità sociale” ha sottolineato. “I ritardi nelle indagini, l’inefficacia dell’azione penale e le intimidazioni ai testimoni spesso consentono ai responsabili di sfuggire alla giustizia”.

Singha ha inoltre chiarito l’importanza delle misure preventive. “La sola punizione legale non può fermare questi crimini. Abbiamo bisogno - avverte - di un’educazione morale e sociale più forte all’interno delle famiglie e delle scuole”. Al riguardo risulta essenziale il ruolo dell’educazione, e di educatori, che si fondino sui valori e su di una maggiore sensibilizzazione della comunità. “Se il rispetto per la dignità umana non viene insegnato fin dall’infanzia, le leggi da sole - conclude l’avvocata - non saranno sufficienti”.

Un recente studio congiunto della Corte Suprema e dell’ong attivista Brac rivela la gravità della crisi. Il tasso di condanne nei casi di violenza contro donne e bambini si attesta solo al 3%, mentre circa il 70% degli imputati viene assolto. Sebbene le leggi prevedano che tali casi debbano essere risolti entro 180 giorni lavorativi, in realtà la durata media supera i tre anni e mezzo. Il padre di Ramisa, affranto dalla tragedia, ha espresso un sentimento che ha trovato eco in tutto il Paese. “Non voglio giustizia, perché voi non siete in grado di renderla”, ha detto ai giornalisti, riflettendo la diffusa sfiducia dell’opinione pubblica nel sistema. 

Secondo gli analisti, per ripristinare la fiducia non basteranno solo punizioni esemplari nei singoli casi, ma saranno necessarie anche riforme strutturali che garantiscano una giustizia tempestiva ed efficace. Il primo ministro Tarique Rahman ha fatto visita alla famiglia di Ramisa nella loro casa di Pallabi, porgendo le condoglianze e assicurando il proprio sostegno. Durante la visita, i genitori della bambina sono scoppiati in lacrime mentre parlavano della loro perdita. Il capo del governo si è impegnato a valutare come migliorare le loro condizioni di vita, riconoscendo come fondate le loro preoccupazioni in materia di sicurezza.

Al di là dei singoli casi, la portata delle violenze contro i bambini in Bangladesh restano a livelli allarmanti. Secondo la Human Rights Support Society (Hrss), 643 bambini sono stati uccisi a seguito di stupri o torture tra settembre 2024 e aprile di quest’anno, con una media di oltre 32 morti al mese. Solo nei primi quattro mesi di quest’anno, 203 bambini sono stati uccisi. Hrss riferisce inoltre che tra gennaio 2025 e aprile 2026 almeno 1.890 bambini sono stati vittime di tortura. Tra questi, 483 sono stati uccisi, 580 sono stati violentati e 318 hanno subito abusi sessuali, mentre 1.407 hanno subito abusi fisici e psicologici.

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