29/06/2026, 12.03
BANGLADESH
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Dhaka: le bandiere dell'islam nella stagione dei Mondiali

di Sumon Corraya

Proprio mentre i tifosi in Bangladesh espongono i simboli delle squadre della Coppa del mondo di calcio, nelle strade spuntano file di bandiere bianche e caroselli di motociclisti con la professione di fede islamica. I promotori parlano di un "semplice simbolo" senza intenti estremisti ma nel Paese si discute sul rapporto tra espresisoni pubbliche della fede e pluralismo.

Dhaka (AsiaNews) - Nelle ultime settimane, file di bandiere bianche recanti la professione di fede islamica sono comparse in tutto il Bangladesh, sventolando sopra strade trafficate, vicoli stretti e tranquilli quartieri residenziali. Da Jatrabari a Uttara, nella capitale, e da Narayanganj a Chittagong fino a Dinajpur, questi simboli si sono moltiplicati con insolita rapidità, suscitando curiosità, orgoglio e preoccupazione in egual misura.

Per molti di coloro che le espongono, le bandiere rappresentano un semplice segno di fede. “È un simbolo dell'Islam, niente di più”, afferma un giovane di Mirpur, riecheggiando i messaggi diffusi sui social media dagli organizzatori. Alcuni hanno persino organizzato cortei motociclistici, scandendo lo slogan: “Tu sei musulmano, io sono musulmano”, mentre attraversavano le affollate strade cittadine portando gli stendardi.

Per altri, invece, la stessa immagine suscita inquietudine in un Paese dove la convivenza religiosa e la reputazione internazionale sono questioni delicate e fondamentali. Le bandiere bianche, spesso riportanti una scritta in arabo simile alla Shahada (la professione di fede islamica), sono state accostate, nel dibattito dei media locali, a simboli utilizzati in passato da gruppi estremisti all'estero. Sebbene questo paragone sia contestato, è bastato ad attirare l'attenzione delle forze dell'ordine.

La tempistica non è casuale. I bangladesi hanno da tempo l'abitudine di esporre bandiere durante i grandi eventi sportivi internazionali, in particolare in occasione della Coppa del Mondo FIFA. I vessilli di Brasile, Argentina e Francia dominano abitualmente tetti e pali lungo le strade. Quest'anno, però, in diverse località quei colori familiari sono stati sostituiti da bandiere bianche, dando vita a uno spettacolo diverso: meno legato allo sport e più all'identità religiosa.

Secondo gli osservatori, il fenomeno riflette dinamiche più profonde della società. Nell'era digitale e globalizzata, i simboli viaggiano rapidamente e i loro significati diventano oggetto di interpretazioni contrastanti. “Un simbolo non può più essere confinato a un'unica interpretazione”, osservano alcuni esperti: ciò che a livello locale viene inteso come una semplice affermazione della fede può essere percepito all'estero in modo diverso, influenzato dalle narrazioni globali sulla sicurezza. Anche diversi leader religiosi, compresi alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica, sottolineano l'importanza della convivenza in una società pluralista. Pur riconoscendo il diritto di manifestare la propria fede, insistono sul fatto che le espressioni pubbliche della religione non dovrebbero alimentare divisioni né generare timori tra le minoranze.

La piccola ma attiva comunità cristiana del Bangladesh guarda al fenomeno con prudente preoccupazione. Un imprenditore cristiano, che ha preferito rimanere anonimo, ha sottolineato l'importanza dell'equilibrio: “L'espressione religiosa deve essere rispettata, ma la forza del Bangladesh risiede nella sua armonia e nella sua apertura”.

L'armonia rappresenta non solo un valore sociale, ma anche una necessità economica. L'economia del Paese dipende fortemente dalle rimesse inviate da oltre 13 milioni di lavoratori emigrati in più di 150 Paesi, che contribuiscono con oltre 30 miliardi di dollari l'anno, una cifra in costante crescita. Molti di questi lavoratori operano in Stati che applicano rigide politiche di sicurezza, soprattutto nei confronti di qualsiasi segnale che possa essere associato all'estremismo.

Anche gli esperti di sicurezza invitano alla prudenza. Il generale in pensione Fazle Elahi Akbar ha definito “assolutamente false” le affermazioni secondo cui tali manifestazioni sarebbero indice di estremismo, ma ha messo in guardia contro comportamenti che potrebbero essere travisati a livello internazionale. “Non dobbiamo creare occasioni di incomprensione”, ha dichiarato, riferendosi ai video diffusi sui social media che mostrano grandi cortei motociclistici con le bandiere.

Anche l'ex ambasciatore Munshi Faiz Ahmed ha invitato a gestire la questione con equilibrio, avvertendo che reazioni eccessive potrebbero rivelarsi controproducenti, pur ribadendo la necessità di una maggiore consapevolezza. “Esporre la bandiera nazionale durante una competizione sportiva è comprensibile - ha osservato -. Ma issare altre bandiere richiede sensibilità rispetto al contesto”.

Nelle strade, tuttavia, il dibattito assume contorni meno teorici. In alcune zone le autorità hanno rimosso le bandiere, che però sono ricomparse poche ore dopo. Questo continuo alternarsi riflette la tensione tra regolamentazione e iniziativa popolare, tra il controllo dello Stato e la libertà di espressione dei cittadini. Mentre il dibattito prosegue sui social media e negli spazi pubblici, le bandiere bianche sono diventate molto più di un semplice pezzo di stoffa con una scritta. Sono ormai parte di una riflessione più ampia sull'identità, sulla percezione e sulla responsabilità in un mondo sempre più interconnesso.

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